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NBA, Houston accusa: "Nel 2018 non siamo andati in finale per colpa degli arbitri"

NBA

Il day after di gara-1 alimenta una polemica che vede il general manager Daryl Morey in prima fila. Nel dossier presentato da Houston alla NBA si torna alla finale di conference dello scorso anno: 81 fischi contestati solo in gara-7, 93 punti mancanti e una conclusione: i Rockets dovevano essere in finale | GARA-2 IN DIRETTA SU SKY ALLE 4.30

WARRIORS-ROCKETS: L'ARBITRAGGIO FA ARRABBIARE TUTTI

LE REAZIONI NBA ALL'ARBITRAGGIO DI GARA-1 

Il giorno dopo gara-1 tra Warriors e Rockets il fuoco della polemica sul metro arbitrale e sui fischi della terna invece che scemare pare propagarsi pericolosamente. Con il cerino in mano due “soliti sospetti”, il general manager di Houston Daryl Morey e anche il proprietario dei Mavs Mark Cuban, da sempre in prima linea quando si tratta di criticare (anche in maniera costruttiva) la classe arbitrale NBA. Gara-1, secondo Morey e i Rockets, non è un caso isolato bensì l’ultimo episodio di una serie di arbitraggi che nel corso degli ultimi anni hanno sempre favorito i Golden State Warriors durante le partite più importanti della stagione. Un’affermazione forte, come forte è la conclusione a cui Morey e soci arrivano accompagnando un lungo dossier consegnato direttamente agli uffici della lega: Houston ha mancato la qualificazione alla finale NBA lo scorso anno per colpa delle decisione arbitrali subite nell’arco della serie a sette gare contro gli Warriors (un danno anche economico quantificato in 20 milioni di dollari). Solo nella decisiva gara-7 – quella ricordata per le 27 triple fallite consecutivamente dai giocatori di Mike D’Antoni – i Rockets hanno contato 81 fischi (o mancati fischi) che avrebbero danneggiato Harden, Paul e compagni, quantificabili nella bellezza di 18.6 punti assenti invece dal boxscore finale. Il totale emerge allargando a tutti i 48 minuti lo stesso tipo di analisi che la NBA rende pubblica nel proprio report relativo agli ultimi due minuti di gioco: mentre quest’ultimo documento è reso noto a tutti, quello dell’intera gara viene indirizzato soltanto alle squadre interessate. “Come abbiamo già comunicato ai Rockets, non siamo d’accordo con la metodologia da loro utilizzata”, il freddo commento proveniente dagli uffici della lega alla diffusione della notizia del report approntato dai texani, che – a differenza del Last Two Minute Report ufficiale – associa a ogni chiamata errata un corrispettivo in punti negati. E in effetti – indipendentemente dalle valutazioni sull’arbitraggio – è difficile dar torto alla NBA osservando la metodologia adottata da Houston: il dossier riporta i fischi riconosciuti come sbagliati, quelli non presi (che avrebbero dovuto essere sanzionati), falli e violazioni visibili solo con il supporto dell’instant replay e tutta una serie di “potenziali infrazioni” su cui però la lega non ha saputo pronunciarsi. Nella versione dei Rockets ognuna di queste situazioni è invece declinata a proprio favore – anche quelle per cui la lega non arriva a riconoscere nessun errore – gonfiando così a dismisura gli effetti e le conseguenze dell’arbitraggio.

Una metodologia sospetta

Qualche esempio, per chiarire: se una mano di Gerald Green appoggiata sul fianco di Curry durante una sua conclusione (con 6’10” da giocare nel primo quarto di quella gara-7) viene considerata nel report NBA come “una potenziale infrazione”, nel documento dei Rockets questo diventa automaticamente un danno subìto, quantificato peraltro in 1.8 punti sulla base delle percentuali dalla lunetta (attorno al 90%) di Steph Curry. Allo stesso modo, un tiro in corsa di Trevor Ariza viziato da un leggero contatto con Curry viene ugualmente classificato come “potenziale infrazione” dalla lega e immediatamente quantificato in 1.7 punti mancanti sulla base anche in questo caso della percentuale ai liberi dell’ex ala dei Rockets. Seguendo questo tipo di approccio, a Houston sono convinti di aver subìto danni in doppia cifra in sei delle sette gare della serie (nella restante avrebbero invece ottenuto un leggero vantaggio dai fischi arbitrali) per un totale di 93 punti e tra i fischi mai arrivati vengono contemplati anche due errori arbitrali riguardanti due delle 27 triple fallite consecutivamente in gara-7. Quello dei fischi sui tiri da tre punti (e sull’area di atterraggio da garantire al tiratore) è un argomento particolarmente sensibile dopo la gara-1 andata in scena domenica, e con lo stesso criterio Morey e soci hanno contato 8 falli degli Warriors su altrettante triple degli Warriors, che avrebbero dovuto portare a 24 tiri liberi (secondo D’Antoni e Harden, all’intervallo di gara-1 quattro di questi errori sarebbero stati riconosciuti dagli arbitri stessi).

Morey all’offensiva con Cuban, e punzecchia Steve Kerr

Così, mentre sulla Baia Steve Kerr si dichiara “deluso dal fatto che una bellissima gara-1 tra due grandi squadre abbia generato soltanto commenti sull’arbitraggio”, ecco Morey riportare puntualmente alla superficie alcuni commenti tutt’altro che concilianti fatti dallo stesso Kerr verso gli arbitri nel novembre 2016 (costatigli 25.000 dollari di multa), come a rimproverargli due pesi e due misure secondo il proprio interesse. E l’offensiva del general manager di Houston trova un alleato, neppure troppo sorprendente, in Mark Cuban: il tweet del proprietario di Dallas dopo gara-1 (“Il two-minute report di domani sarà interessantissimo. Dirà tantissimo di come viene gestita la classe arbitrale dalla NBA”) genera la pronta risposta sullo stesso canale social di Morey: “È dal 2006 che sto lavorando su questo tema”. La data non è certo messa lì a caso, ma citata per risvegliare proprio in Cuban sgradevoli ricordi mai dimenticati, perché proprio in occasione della finale NBA di quell’anno tra i suoi Cavs e i Miami Heat l’arbitraggio fu al centro di accese polemiche per l’enorme quantità di tiri liberi concessi a Dwyane Wade e compagni. Una vera e propria offensiva verso la classe arbitrale e verso la gestione della stessa da parte della lega che Morey aveva evidentemente preparato da tempo, che si incrocia con quella “ossessione” a lungo sbandierato verso gli Warriors. Alle critiche – che riguardano soprattutto gli arbitri con più esperienza nella lega, secondo i Rockets “più lenti nel recepire le nuove tendenze tecniche” – da Houston fanno seguire anche una serie di proposte tese a migliorare la situazione: “introduzione del quarto arbitro, report sui 48 minuti disponibile per tutte le squadre, per tutte le partite, designazioni arbitrali per i playoff che tengano conto solo del merito e non dell’esperienza in carriera e in generale una riforma nel reclutamento e nell’istruzione dei fischietti NBA”. Fischietti che – dopo una vigilia così – si ritrovano i riflettori puntati addosso in vista di gara-2, protagonisti per una volta più di Durant e Harden.