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Playoff NBA, i tanti piccoli dettagli che hanno fatto perdere Portland

NBA

Tiri liberi, rimbalzi difensivi, palle perse e centimetri: i Portland Trail Blazers hanno perso gara-4 contro Denver per una questione di dettagli, ma ora diventa dura andare a vincere in casa dei Nuggets per riprendersi il fattore campo

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Se gara-3 tra Portland e Denver era stata una maratona di sopravvivenza, gara-4 si è trasformata ben presto in una sfida decisa dai dettagli. Quelli che hanno finito per premiare i Nuggets e condannare i Blazers, incapaci di sfruttare tutta una serie di piccoli particolari che hanno finito per far girare la partita, e forse la serie, dalla parte degli ospiti. “Nei playoff tutto è importante” ha detto Damian Lillard dopo la gara. “Ci sono tantissime piccole cose che non fai apposta, ma che possono farti vincere o perdere una partita. Quei dettagli hanno finito per fare la differenza, e loro li hanno interpretati meglio di noi”. Ma quali sono questi dettagli? Si potrebbe partire proprio da Lillard, che nel corso della partita ha sbagliato ben tre tiri liberi, lui che in carriera ha segnato l’88.9% dei suoi tiri a cronometro fermo e che ha chiuso la regular season con il 91.2%, dietro solamente a Malcolm Brogdon e Steph Curry. Il suo 8/11 ha finito per essere importante, per quanto non decisivo, sui destini della partita, anche perché due di questi sono arrivati nell’ultimo quarto perso dai Blazers in volata quando Jamal Murray è stato invece perfetto (6/6 negli ultimi dieci secondi per tenere gli avversari a distanza). Quello dei liberi è un tema ricorrente per Lillard: in questa post-season ha tirato 61/73, un 83.5% che sarebbe un’ottima percentuale per gran parte della NBA ma che per lui è stranamente sotto media. “È dall’inizio dei playoff che ne sto sbagliando tanti” ha ammesso Lillard. “Ma accade sempre: prima entro in ritmo, poi li sbaglio. Non c’è molto da dover fare: alcuni hanno fatto dentro-e-fuori, devo solo tirarli un po’ più in alto”.

I problemi a rimbalzo e le pesantissime palle perse

Un altro aspetto sempre cruciale quando si affronta una squadra come Denver sono i rimbalzi offensivi di Jokic e compagni. Un tema che è diventato ricorrente in questa serie: dopo i soli 7 del primo episodio della serie, in gara-2 i Nuggets ne hanno presi 23, diventati poi 24 nella maratona di gara-3 e 17 nella partita di ieri notte, che hanno fruttato altri 20 punti che hanno finito per aggiungersi ai 52 già accumulati nelle prime tre gare. E non solo: i Nuggets stanno avendo successo anche nel punire le palle perse dei Blazers, visto che anche ieri notte hanno sfruttato i 14 palloni buttati via da Portland per realizzare 18 punti “gratis”, uno in più rispetto a quelli di gara-3 (pur con 4 overtime in meno per riuscirci) e secondi solo ai 23 di gara-1. I Blazers hanno perso la bussola specialmente nel pessimo terzo quarto di questa notte, perso per 27-14 con la bellezza di sette palle perse, la metà di quelle di tutto l’incontro, che hanno finito per pagare carissimo.

L’arbitraggio avverso e quell’ultimo tiro di McCollum

Ad aggiungersi ai dettagli che hanno fatto la differenza c’è anche l’arbitraggio – o meglio, la tensione dei Blazers per quello che è stato avvertito come un arbitraggio contro di loro. Nulla lo esemplifica meglio del fallo tecnico preso da Zach Collins nell’ultimo quarto: il giovane lungo dei Blazers si è lamentato per un fallo fischiatogli da Scott Foster (notoriamente uno dei fischietti più irascibili della lega), che lo ha punito con un tecnico a 5:16 dalla fine della gara. Così Collins è costato tre punti ai suoi – i due liberi di Jokic e il tecnico convertito da Murray – che ha portato il punteggio da +3 a +6, punti che sarebbero tornati utilissimi nel finale di gara. Oltretutto, l’ultimo canestro segnato da C.J. McCollum è stato contestato dalla guardia, convinta di aver fatto partire il suo tiro con i piedi oltre l’arco a 4.4 secondi dalla fine, ma che è stato valutato da due punti dalla terna arbitrale sia in campo che dopo la revisione a video. “Hanno detto che non avevano un buon angolo, c’erano troppi piedi nell’inquadratura” ha detto McCollum dopo la partita quando ha chiesto spiegazioni. Un dettaglio tutt’altro che secondario, visto che un tiro da tre punti avrebbe riportato i Blazers a -1, dando loro la possibilità di pareggiare la partita con l’ultimissimo tiro. Invece Murray ha potuto portare i suoi di nuovo a +4 sul 116 a 112, chiudendo di fatti i conti e riportando il fattore campo a Denver, dove i Blazers dovranno vincere un’altra volta – dopo esserci già riusciti in gara-2 – per strappare il biglietto verso le finali di conference. E non sarà per niente semplice, visto che i Nuggets hanno il miglior record della lega tra le mura amiche (34-7) e hanno già sfruttato il Pepsi Center per superare il primo turno contro San Antonio, vincendo sia gara-5 che gara-7.

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