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Playoff NBA, Embiid non sta bene: coach Brown lo difende, Drake lo prende in giro

NBA

Ancora sottotono, ancora alle prese con problemi di salute, dopo una gara-5 da soli 13 punti e 8 palle perse Joel Embiid finisce al centro di critiche e feroci prese in giro. A partire da quella dell'amico Drake, che lo provoca all'uscita dal campo

CROLLA PHILADELPHIA, TORONTO SUL 3-2

EMBIID NON STA IN PIEDE: FLEBO PER GARA-4

Se vista dal Canada Raptors-Sixers è la serie di Kawhi Leonard, vista da Philadelphia gira tutto attorno a Joel Embiid, nel bene e nel male. Anche in gara-5 il centro dei Sixers si è reso protagonista di una partita lontanissima dai suoi soliti standard, chiusa con 13 punti, 6 rimbalzi, un solo assist a fronte di ben 8 palle perse. Il motivo principale, fanno sapere dallo spogliatoio dei 76ers, “un’infiammazione alle vie respiratorie superiori”, probabilmente nulla di più di un semplice malanno di stagione che però evidentemente debilita il giocatore del Camerun. “Sta male. Avrei voluto averlo con noi allo shootaround del mattino – dice il suo allenatore Brett Brown – o alla sessione video ma un po’ di febbre l’ha tenuto a letto gli ultimi due giorni. Non è certo la condizione ideale, anche se lui nonostante una febbre non certo leggera ha scelto di scendere in campo e rappresentare al suo meglio l’organizzazione: ci sta provando, ma nessuno sembra apprezzare il suo sforzo”. Ed è questo che non piace a coach Brown: “Viene trattato male. Troppo. E non capisco perché, sinceramente”. Le immagini di Embiid che arriva alla Scotiabank Arena col cappuccio della felpa platealmente alzato sulla testa vengono interpretati dai suoi detrattori come un eccessivo sottolineare la sua condizione fisica non ottimale, quasi a voler mettere le mani avanti su un’altra possibile prestazione sotto tono. Perché quella di gara-5 (solo la terza partita negli ultimi cinque anni di playoff in cui un giocatore ha fatto registrare zero o un solo assist a fronte di almeno 8 palle perse – e una delle altre due era già targata Embiid) non è stata la prima partita deludente del centro di Philadelphia, che ha chiuso con solo due canestri realizzati sia in gara-2 (affrontata con i postumi di una forte indisposizione intestinale) che in gara-4 (altra nottataccia quasi in bianco prima della partita, coi principi di quella febbre manifestatasi poi nell’ultima partita). Le cifre più immediate – quelle additate da tutti i tifosi – appaiono in effetti insufficienti: nonostante l’eccezionale gara-3 (33 punti, 10 rimbalzi, 5 stoppate) le sue medie nella serie contro Toronto parlano sì di 17 punti a sera ma solo col 37% al tiro, 7.6 rimbalzi ma anche quasi 4 palle perse di media. Analizzando però il suo impatto in campo (e poi quello quando il centro di Philadelphia è costretto a sedersi, per riposarsi o per lo stato di salute non certo ottimale), l’importanza di Embiid nei destini di questi Sixers appare immediatamente evidente. Il n°21 è al primo posto di squadra quando si prende in esame il net rating con lui sul parquet (+12.7 in 157 minuti), valore che crolla quando coach Brown è costretto a tenerlo fuori dal campo (-36.9 in 83 minuti). In sua assenza l’attacco dei Sixers non arriva a produrre neppure 88 punti per 100 possessi (la peggiore delle 16 squadre da playoff, gli Indiana Pacers, ne hanno segnati 95.8, per dare un’idea), così come la difesa concede agli avversari quasi 115 punti per 100 possessi, di gran lunga i valori peggiori di squadra. 

Drake fa l’aeroplanino, Embiid gli lancia una sfida

Detto questo, una gara-1 da 5/18 al tiro, il secondo e quarto episodio conclusi solo con 2 canestri realizzati e una gara-5 con 8 palle perse raccontano di un Embiid tutt’altro che al suo massimo. “Male – commenta lui – so benissimo di dover far meglio se vogliamo vincere. Devo fare le piccole cose, i blocchi, i rimbalzi, devo segnare quando mi è richiesto di farlo. La responsabilità è mio, devo fare di più”, dice. Anche perché lui è il bersaglio n°1, di critica e tifosi avversari, uno status che gli deriva dall’essere l’All-Star più All-Star dei quattro big a roster a Philadelphia, e anche quello con la personalità fuori dal campo forse più debordante (anche se Jimmy Butler potrebbe tenergli testa…). Proprio i suoi comportamenti nella convincente vittoria di gara-3, quella che ha portato i Sixers avanti 2-1 nella serie, gli sono stati immediatamente rinfacciati nel momento stesso in cui la serie è sembrata girare a favore dei canadesi. La schiacciata in windmill conclusa con l’aeroplanino rientrando in difesa è piaciuta poco ai tifosi (anche eccellenti) dei Raptors e forse anche a qualche giocatore, tanto che al momento della sua uscita dal campo in gara-5 – con ancora più di 9 minuti da giocare, i suoi Sixers sotto di 28 – tanti fan dei Raptors hanno accompagnato il suo ritorno in panchina mimando il famoso aeroplanino. Tra loro, anche il rapper Drake, in prima fila come sempre. “Li ho visti agitarsi ma non ho prestato troppa attenzione a quello che stavano facendo. Buono per loro, comunque”, ammette quasi riconoscendo il diritto allo scherno (sempre sportivo, si intende) in caso di sconfitta. Poi serio aggiunge: “Non mi importa se le mie gesta in campo hanno offeso qualcuno, perché quello che faccio quando gioco lo faccio unicamente perché mi sto divertendo. Davvero, non mi importa cosa dicono gli altri. E continuerò a farlo perché so che dominerò ancora altre partite”. La più urgente è gara-6, da giocare e vincere davanti al proprio pubblico, per meritarsi poi un biglietto di ritorno a Toronto: “A Drake ho detto che ci vedremo domenica, tornerò in città”.

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