Playoff NBA: Nikola Jokic, la serie che lo consacra e le parole da leader: "Colpa mia"

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Il centro serbo chiude con 29 punti e 13 rimbalzi anche l'ultimo episodio di una serie contro Portland giocata da gigante, ma è il primo a fare autocritica. Non ne vuole sapere il suo allenatore: "Spero che tutta America lo abbia scoperto: è il miglior lungo NBA"

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Gara-7, quella che vede i suoi Nuggets sconfitti ed eliminati dai playoff, potrebbe finire per essere la gara che consacra la dimensione da leader di Nikola Jokic. Non per i 29 punti con 13 rimbalzi messi a referto anche nella bella contro i Blazers; non per le medie di 27.1 punti, 13.9 rimbalzi e 7.7 assist tenute contro Portland o per quelle di 24.8, 13.0 e 8.9 fatte registrare nei playoff 2019. A consacrarlo leader – lo racconta coach Michael Malone nella conferenza stampa dopo la sconfitta contro Portland – sono le sue prime parole in spogliatoio: “Nikola si è preso le responsabilità della sconfitta davanti a tutti. E sappiamo benissimo che non è colpa sua. È stato uno sforzo di gruppo e quello che abbiamo chiesto a lui nel corso di queste 14 partite di playoff è stato troppo, e forse stasera ha finito per avere un impatto su di lui. Ma amo il fatto che abbia voluto assumersi le sue responsabilità: l’ho visto infuriato, con le emozioni giuste, la dimostrazione che ci tiene sul serio. Sa che gli chiediamo molto ed è arrabbiato perché pensa di non far fatto abbastanza per vincere la partita di stasera. Mi piace che non senta la pressione di caricarsi addosso la responsabilità di un ko come quello di oggi, anche sa sappiamo tutti che non è colpa sua. Vinciamo assieme e perdiamo assieme”. Le parole che il centro serbo di coach Malone ha pronunciato in spogliatoio le ha poi ripetute alla stampa al momento delle interviste di rito: “I miei compagni mi vedono come il loro leader, come il loro miglior giocatore. Mi sento responsabile per aver sbagliato quei liberi nel finale [uno, a 11.4 secondi dalla fine, ndr] e anche per aver fallito parecchi tiri nella gara terminata solo dopo 4 overtime a Portland: ci si aspetta che io segni certe conclusioni”. Jokic forse fa riferimento anche ai 7 errori su 10 tentativi del suo quarto quarto contro i Blazers ma a volerla dire tutta il n°15 dei Nuggets è anche l’autore delle uniche due triple a bersaglio nel disastroso 2/19 di squadra dall’arco. “Spero che queste 14 partite di playoff abbiano aperto gli occhi di tutta America e di tutto il mondo, che ha avuto la chance di apprezzare il gioco completo di un campione come Nikola”, dice il suo allenatore. “Al debutto ai playoff, quasi in tripla doppia di media [ne ha fatte registrare 4, a una dal record all-time di Magic Johnson, ndr], giocando quasi 40 minuti a serata. Con ogni probabilità si tratta del miglior lungo della NBA, oggi”. Anche il suo compagno Will Barton fa notare come l’avventura ai playoff abbia segnato una sorta di ultimo gradino – superato con autorità – per Jokic: “Sapevo che sarebbe arrivato un momento in cui il suo ruolo sarebbe cambiato, consacrando Nikola come ‘the man’. Quando succede sei obbligato a prenderti cura di tutto e di tutti, e con questo non voglio dire che non lo abbia sempre fatto, ma che ora il suo impegno è ancora più grande. Sa che noi possiamo arrivare dove ci porta lui”. E Jokic, quasi a sentire le parole del suo compagno, già pensa al prossimo anno: “Chiedo a tutti i ragazzi di tornare l’anno prossimo migliorati e ancora più preparati, per poter raggiungere insieme a loro obiettivi ancora più grandi”. Un proclama ambizioso, ma che ora nessuno si prende più il rischio di mettere in discussione: Nikola Jokic ha ottenuto il rispetto di tutti, quel rispetto che si meritano solo i campioni veri. 

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