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Playoff NBA, scoppia la pace tra arbitri e giocatori: 11 partite senza falli tecnici

NBA

Dopo le tensioni dell’inizio dei playoff, tra gli arbitri e le squadre NBA sembra scoppiata la pace: da ben 11 partite non viene fischiato un fallo tecnico, una striscia che va avanti dal 10 maggio. A guadagnarne è la serenità in campo e lo spettacolo della post-season, concentrandosi solo sul gioco

Sembra passato un secolo da quando gli Houston Rockets si lamentavano dell’arbitraggio di gara-1 contro i Golden State Warriors, tirando fuori complicati calcoli per dimostrare come nel 2018 meritassero loro di andare in finale NBA. Quella partita arrivava al termine di un primo turno di playoff da record in termini di falli tecnici (da contare a dozzine) e di espulsioni (ben 12), segnando il culmine della tensione tra gli arbitri e le squadre NBA – tanto in campo quanto fuori, come dimostrato dalla sospensione del general manager dei Brooklyn Nets Sean Marks per essere entrato nello spogliatoio dei fischietti per lamentarsi. Ebbene, tutto questo sembra far parte di un lontanissimo passato: per ben 11 partite consecutive (tra cui tutte quelle di finale di conference) non è stato fischiato neanche un fallo tecnico a nessun giocatore, con l’ultima lamentela punita con un tiro libero che risale addirittura al 10 maggio. Un deciso cambio di marcia e un raffreddamento dei bollenti spiriti a cui hanno contributo soprattutto i Golden State Warriors, che hanno perso per strada Kevin Durant (che aveva già accumulato due falli tecnici nella serie contro i Clippers prima di infortunarsi) e hanno calmato Draymond Green (che ne aveva addirittura cinque, prima di vedersene rescisso uno). Proprio il numero 23 dei campioni in carica è il volto in copertina di questa nuova “calma piatta” nel rapporto tra giocatori e arbitri: “Tutti si sono resi conto di quanto si stesse parlando di arbitri” ha detto Green dopo gara-2 contro Houston, gara dalla quale ci si aspettavano le fiamme vista la presenza di un arbitro controverso come Scott Foster e che invece è andata via liscia. “Tutti hanno pensato solo a giocare e non a lamentarsi. La quantità di parole, falli e critiche sull’arbitraggio stava diventando imbarazzante per il gioco della pallacanestro”. Lo stesso Green ha ammesso di aver cambiato marcia nel suo rendimento in campo – assolutamente incredibile in questi playoff – quando ha smesso di lamentarsi con i fischietti: “Mi sono reso conto di essere arrivato a un punto in cui passavo più tempo a piangere con gli arbitri che a giocare. Sono sicuro che fosse abbastanza disgustoso da vedere, anche perché ero il primo a sentirsi infastidito dal quel modo di giocare”. Non che i fischi siano improvvisamente migliorati di livello, ma è il modo in cui vengono accettati dai giocatori ad aver rasserenato le partite. E lo spettacolo di questi playoff ne ha sicuramente guadagnato.

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