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Mercato NBA, per Kyrie Irving sembra fatta ai Nets: e potrebbe non essere finita

NBA

Brooklyn Nets e Kyrie Irving sembrano pronti a celebrare il proprio matrimonio alla mezzanotte di domenica, quando inizierà ufficialmente la free agency NBA. Ecco i dettagli dell'accordo e i piani futuri della franchigia

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Kyrie Irving come una sorta di figliol prodigo. Anche se i Nets non sono più nel New Jersey (dove Irving è cresciuto) e anche se proprio lo spostamento dal New Jersey a Brooklyn ha segnato una svolta significativa nelle ambizioni della franchigia. Kyrie Irving però è cresciuto a West Orange, a 20 minuti d’auto da dove i Nets giocavano (alla Meadowlands Arena) e quando lui giocava al liceo a St. Patrick HS, a Elizabeth, sempre nel New Jersey, era solito andare spesso a vederli, venerando la loro point guard del tempo, Jason Kidd. Oggi – anche per questi motivi – l’ex campione NBA nel 2016 con la maglia dei Cleveland Cavs ha scelto di scrivere una nuova pagina della sua carriera in quel di  Brooklyn, una squadra che quando Irving sceglieva di firmare con i Boston Celtics nell’estate 2017 era reduce dal collezionare solo 20 vittorie e che in un biennio invece è stata capace di passare a 42 e un posto nei playoff. Una crescita che ha convinto uno dei free agent più ambiti dell’estate a sposare il progetto incarnato dal gm Sean Marks e dall’allenatore Kenny Atkinson, a sua volta un ex playmaker che nella sua (giovane) carriera in panchina è già stato capace di valorizzare e gestire con successo giocatori come Jeff Teague (ad Atlanta, fatto diventare un All-Star) prima e D’Angelo Russell (prima partita delle stelle anche per lui) e Spencer Dinwiddie poi, a Brooklyn. Il biennio disputato a Boston da Irving è uno di quelli che verrà ricordato come una delusione per entrambe le parti, tanto per la squadra che per il giocatore, ma questo non deve far dimenticare che il n°11 biancoverde ha chiuso comunque la stagione al suo massimo in carriera per assist (6.9 a sera), rimbalzi (5.0) e recuperi (1.5) e comunque vicino ai 24 punti di media, statistiche che gli hanno assicurato l’ennesima convocazione all’All-Star Game. Insomma, Kyrie Irving è e rimane una superstar di primissimo livello nella lega, ma le due stagioni in maglia Celtics hanno gettato delle ombre notevoli sulla sua personalità. “Non è un cattivo ragazzo – ha assicurato un suo ex allenatore, rimasto anonimo – e qualsiasi squadra ha bisogno di lui se vuole vincere: per lui è importante avere la guida giusta in panchina”. “Non è facile gestirlo – la campana di un altro coach che lo ha allenato in passato – perché ci sono momenti in cui è fenomenale e momenti in cui tende a fare tutto da solo. A volte è geniale, a volte no, e fuori dal campo tende a isolarsi e vivere la sua propria vita”.

Un matrimonio che sembra perfetto

I Nets lanciano i dadi e accettano il rischio, pronti a offrire 141 milioni di dollari per i prossimi 4 anni pur di averlo in campo a guidare la propria squadra. A Brooklyn pensano che l’ex Boston sia l’ideale anche per le sue capacità di risolvere le partite nel finale con il risultato in equilibrio, situazione che nell’ultima stagione ha visto i Nets secondi in tutta la NBA per numero di minuti (183) disputati in the clutch. Irving in queste occasioni ha segnato 159 punti (3° nella NBA) e ha avuto il quarto miglior plus/minus tra tutti i giocatori della lega (+70). Anche per questo a Brooklyn sono convinti che Irving possa far fare l’ennesimo passo avanti nel processo di crescita dei Nets: l’accordo dovrebbe diventare certo appena dopo la mezzanotte di domenica, tanto che il giocatore sembra aver rifiutato l’opportunità di incontrare anche Knicks e Lakers. L’ex Celtics diventa il free agent più pagato nella storia dei Nets e il primo All-Star a unirsi alla squadra dai tempi di Deron Williams. Il suo arrivo potrebbe poi anche avere un secondo – e importantissimo – effetto secondario: quello di convincere Kevin Durant a seguirlo in uno dei neighborhood più famosi di New York City.

Le altre mosse dei Nets: da Kevin Durant a Tobias  Harris

La firma di Irving potrebbe convincere Kevin Durant che la sponda giusta della Grande Mela dove giocare sarebbe Brooklyn e non New York (sempre che scelga di lasciare la California). È il n°35 degli Warriors il grande obiettivo del gm Sean Marks che però ovviamente ha un piano B (e forse uno C) già pronto all’evenienza. La prima alternativa a Kevin Durant sembra essere un nome tra Jimmy Butler (che però vede Houston sulle sue piste) oppure Tobias Harris, nativo di Long Island, da rubare ai Philadelphia 76ers con un’offerta che non può essere inferiore al massimo (4 anni per 141 milioni di dollari). Come alternativa successiva, dovesse sfuggire l’obiettivo Harris, sul taccuino dei Nets sembra esserci il nome di Julius Randle, che a metà giugno ha scelto di rinunciare alla player option del suo ultimo anno con i Pelicans, e in posizione ancora più arretrata anche quello di Anthony Tolliver, veterano della categoria usato sicuro. Se invece KD dovesse realmente arrivare ai Nets, allora il nome sulla bocca di tutti per rendere ancora più competitiva la squadra è quello di DeAndre Jordan, da sempre grande amico di Durant, e disponibile – si dice – ad accettare la mid-level exception da 4.8 milioni di dollari che Brooklyn potrebbe offrirgli. Un nome circolato nelle ultime ore – e collegato all'ottimo rapporto personale proprio con Kyrie Irving – è anche quello di Iman Shumpert, che con l'ex Cavs ha vinto il titolo nel 2016. 

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