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NBA, LeBron "Bronny" James Jr.: 14 anni e un'eredità impossibile da gestire

NBA

Arriva anche il New York Times a occuparsi del figlio 14enne della superstar dei Lakers, che in autunno disputerà (insieme a Zaire Wade, figlio di Dwyane) il suo primo anno da liceale ma che sembra già proiettato a una futura carriera NCAA e (forse) NBA

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Per suo padre, LeBron James, la fine dell’innocenza è arrivata a 17 anni, con la famosa copertina del febbraio 2002 su Sports Illustrated (pronto a ribattezzarlo “The chosen one”). Per suo figlio, LeBron James Jr. forse la storia segnalerà il giorno in cui il ragazzino – soltanto 14enne – è finito sulle colonne del New York Times, protagonista di un pezzo dal titolo tanto semplice quanto efficace: “LeBron James Jr. ha 14 anni. E già attira folle di curiosi”. Non è certo la prima volta che i media di tutto il mondo si occupano del primogenito della stella dei Lakers, che lo stesso padre più volte ha messo al centro dell’attenzione attraverso i suoi canali social (tanto che Bronny – com’è soprannominato il figlio del n°23 gialloviola – può contare già su 2.7 milioni di follower sul suo account Instagram). Quando però a farlo è uno dei quotidiani più letti e popolari al mondo – e non qualche sito sportivo specializzato – la dimensione del fenomeno riceve una sorta di legittimità, che giustifica la presenza di un reporter a un torneo di pallacanestro AAU (con giocatori di livello liceale) conosciutissimo solo tra gli addetti ai lavori, il Peach Jam Tournament, nel South Carolina, per vedere la squadra di Bronny (non a caso denominato Strive for Greatness, come uno degli slogan spesso utilizzati da papà, anche sui social) giocare – e perdere – contro una squadra di Philadelphia, Team Final. Ma il punteggio importo poco – e a pochi. Tutti vogliono vedere in campo “l’erede”, che oggi nella sua squadra colleziona talenti liceali provenienti da Nevada, Arizona, California e Utah e che domani invece scenderà in campo al fianco di un altro figlio d’arte eccellente, Zaire Wade, figlio di Dwyane, stelline della squadra di una scuola privata di Sierra Canyon, quartiere esclusivo di Los Angeles. Senza papà sugli spalti, al Peach Jam Tournament le presenze VIP tra il pubblico contavano quelle di Chris Paul e di Mike Miller, a lungo compagno di LeBron a Miami, ma a far compagni al 14enne più scrutinato del mondo in fondo alla panchina c’è sempre anche una guardia del corpo chiamata a gestire quei momenti in cui l’attenzione del pubblico verso il figlio d’arte raggiunge livelli di guardia. Eppure Bronny sembra a suo agio con tutto quello che gli gira attorno, come accadeva al padre ai tempi di St. Vincent-St. Mary’s: “Ha ricevuto tutti gli insegnamenti necessari dal migliore in assoluto”, dice uno scout che aveva provato a reclutare LeBron James per Ohio State. Anche in campo la maturità di LeBron Jr. emerge spesso, soprattutto se paragonata a quella dei suoi coetanei: scarica bene sui raddoppi, ha buona visione di gioco e grandi doti di passatore, un tiro sicuramente più preciso di quello del padre alla sua età. Dove invece lascia un po’ a desiderare, in prospettiva futura, è alla voce atletismo: di lui comunque si parla come di un futuro giocatore di Division I NCAA – a che livello, ovviamente, è ancora presto per dirlo. Se poi dovesse arrivare a sfidare il papà in NBA, o raccoglierne sostanzialmente il testimone, questo è tutto da vedere. 

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