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NBA, Kemba Walker, esordio da ex contro il suo passato: buona la prima a Boston

NBA

L'ex point guard degli Hornets ha disputato la sua prima partita in maglia Celtics proprio contro Charlotte, chiudendo definitivamente con il suo passato e raccontando un presente che lo gasa tantissimo: "Mai avuto così tanto talento attorno a me"

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Boston Celtics-Charlotte Hornets 107-106

Il protagonista già prima ancora della palla a due tra Boston e Charlotte è ovviamente Kemba Walker, la nuova point guard dei Celtics chiamata ad affrontare per la prima volta, al suo esordio in biancoverde, la sua ex squadra e i suoi ex compagni. Walker ha chiuso con 12 punti, 3/7 al tiro e 4 assist in 21 minuti, ma la partita si decisa quando l’All-Star ex Hornets era già a riposo (-12 il plus/minus del nuovo n°8 dei Celtics). Dopo essere andata sotto anche di 17 punti, Boston ha completato una rimonta con le sue seconde linee in campo (molto positivo l’apporto dalla panchina di Enes Kanter, 11 punti con 4/4 al tiro, e del rookie Carson Edwards, anche lui autore di 11 punti con 3/6 da tre punti). Alla fine il successo della squadra di coach Brad Stevens (49-43 il parziale del secondo tempo) è arrivato per un solo punto, 107-106, ma l’esordio di Celtics e Hornets in preseason è stato soprattutto l’occasione per vedere Walker (e dall’altra parte Terry Rozier, passato da Boston a Charlotte) in campo con le loro nuovo divise. La point guard nativa del Bronx, chiamato a sostituire Kyrie Irving in biancoverde, deve ancora abituarsi alla sua nuova realtà a Boston, in campo e fuori: “Charlotte è stata la mia unica città da quando sono nella lega. Qui a Boston devo ancora usare il GPS ogni volta che salgo in auto, e di solito finisco comunque col perdermi almeno tre volte al giorno”, confessa con un sorriso Walker. Che poi prima di raccontare le proprie sensazioni da giocatore dei Boston Celtics, chiude definitivamente il capitolo Charlotte raccontando – con onesta e senza polemica – i motivi di un addio: “Mi hanno fatto un’offerta che non potevo accettare, anche se capisco che era tutto quello che potevano mettere sul tavolo senza pagare la tassa di lusso [Charlotte ha offerto 160 milioni per 5 anni, Walker ne ha accettati 141 per 4 da Boston, ma gli Hornets erano liberi di arrivare ad offrirgliene 221, ndr]. La NBA è un business, accetto le decisioni di tutti e non provo risentimento verso nessuno: per me è stata dura lasciare Charlotte, così come per Michael Jordan e Mitch Kupchak è stata dura vedermi partire. Certe cose vanno come vanno, occorre prendere le decisioni che ci sono da prendere, ma io ho solo amore verso l’organizzazione degli Hornets e verso MJ, che è la persona che 8 anni fa, al Draft, ha reso possibile il sogno della mia vita, giocare nella NBA”. Con Charlotte alle spalle, Walker ora è libero di godersi la sua nuova avventura a Boston: “Si può dire che io sia ancora in adorazione della mistica dei Celtics, della loro storia. Qui tutti puntano soltanto a un obiettivo: vincere. I banner sono lì a ricordare questo, come se la vittoria fosse l’unica cosa che conoscono da queste parti. Ogni anno ci si aspetta di andare ai playoff e io ho sempre voluto avere queste stesse aspettative, che finalmente ora sono anche mie”. E anche sul rapporto con coaching staff e compagni, Walker non nasconde tutto il suo entusiasmo: “Coach Stevens è un tecnico preparatissimo, amo già tantissimo tutti i suoi set offensivi. Il talento attorno a me, poi, è qualcosa che non ho mai provato prima: mi ci devo abituare, ne ho anche parlato con l’allenatore. A volte, in una situazione nuova, non sono una che sgomita per farsi notare, a volte tendo anche a essere perfino troppo deferente: i miei compagni sono stati i primi a invitarmi a farmi avanti, su tutti Gordon Hayward che mi sprona sempre a prendermi i miei tiri. Apprezzo molto questo loro atteggiamento, è giusto che io lo faccia”. È quello che si aspetta coach Stevens, e quello che si aspettano i tifosi di Boston. Che vogliono dimenticare Irving e abbracciare la loro nuova guida: Kemba Walker. 

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