NBA, "China-gate": la posizione ufficiale della lega nelle parole di Adam Silver

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Con un comunicato ufficiale la lega, attraverso le parole del suo commissioner, difende la libertà di espressione di tutti i propri associati/dipendenti, dicendosi pronta a sopportarne le conseguenze. Allo stesso tempo Silver invita tutti al dialogo: "Lo sport deve unire e non dividere"

NBA/CINA: IL PARERE DI FLAVIO TRANQUILLO

Con gli NBA China Games in programma — domani, salvo sorprese, in campo Lakers e Nets in diretta su Sky Sport NBA alle 13.30 — e le polemiche relative al tweet del general manager di Houston Daryl Morey che non accennano a placarsi, il commissioner della lega Adam Silver ha voluto chiarire la posizione della NBA. Partendo da un’iniziale autocritica: “Riconosco che le nostre prime dichiarazioni abbiano lasciato la gente infuriata, confusa o con un’idea poco chiara di chi siamo e quali valori rappresentiamo. Permettetemi di essere più chiaro”, chiede Silver, che nella prima parte del suo comunicato ufficiale ricorda e celebra oltre tre decenni di rapporti collaborativi tra NBA e Cina. “Ovviamente riconosciamo anche che i due Paesi hanno diversi sistemi politici e valori”, aggiunge. “Come fanno tanti brand globali, anche la NBA fa affari in Paesi retti da sistemi politici diversi, in giro per il mondo. Ma a quelli che ci chiedono le nostre motivazioni, queste sono ben più della semplice volontà di far crescere il nostro business. Valori come l’eguaglianza, il rispetto e la libertà di espressione hanno da sempre definito la NBA — e continueranno a farlo”, afferma deciso il commissioner della lega”. D’altronde, aggiunge Silver, “uno dei punti di forza costanti della NBA è la nostra diversità — di vedute, di background, di etnia, di genere, di religione. Il 25% dei giocatori della nostra lega sono nati fuori dai confini degli Stati Uniti e abbiamo colleghi che lavorano negli uffici di tutto il mondo, tra cui anche quelli di Pechino, Hong Kong, Shangai e Taipei. Insieme a questa diversità viene anche la convinzione che qualsiasi siano le nostre differenze noi sappiamo rispettare e valorizzare il prossimo”. Normale — dice Silver — che diverse persone in giro per il mondo abbiano opinioni e punti di vista diversi, “ma non è nel ruolo della NBA giudicare tale opinioni. Tuttavia, la lega non si metterà mai nella posizione di regolare quello che i nostri giocatori, i nostri impiegati o i nostri proprietari vorranno dire o non dire rispetto a determinate questioni. Semplicemente non possiamo operare in questa maniera”.

La libertà di espressione valore assoluto

In un faccia a faccia con alcuni giornalisti a Tokyo, dove la NBA ha appena disputato i Japan Games, Silver ha poi ribadito che "non chiederò mai scusa per il fatto che Daryl [Morey] abbia esercitato la sua libertà di espressione perché questo è un diritto di cui gode”, ma di essere anche “assolutamente consapevole delle conseguenze legate alla libertà di parola e di espressione”, concludendo che “come lega, siamo chiamati a gestire tali conseguenze”. L’auspicio finale con cui il commissioner NBA mette fine al comunicato ufficiale della  lega è che “in un periodo storico di divisioni sempre più grandi tra nazioni diverse, lo sport possa essere una forza unificante che si concentri su ciò che gli essere umani tutti hanno in comune piuttosto che sulle loro differenze”.

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