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2/30: focus su Lonzo Ball, il motore dei nuovi Pelicans

FOCUS NBA
©Getty

Un giocatore per squadra, 30 nomi che — per un motivo o per l'altro — si sono messi in luce durante quest'anno o sono sempre più centrali per il successo delle proprie squadre, meritandosi un approfondimento sulla loro stagione. Come Lonzo Ball, la point guard dei nuovi Pelicans targati Zion Williamson

Fin dal via della stagione attorno ai Pelicans si era concentrata l’attenzione di molti, convinti che il mix tra veterani di livello (Jrue Holiday e Derrick Favors) e giovani speranze (tutto il nucleo ex Lakers), con l’aggiunta di "the next big thing", la prima scelta assoluta Zion Williamson, potesse fare della franchigia della Louisiana la rivelazione dell’anno (o quantomeno una delle squadre più sexy della lega). Poi c’è stato l’infortunio — e il lungo, paziente recupero — di Williamson e un avvio da 6 sole vittorie nelle prime 28 gare. Soltanto con il ritorno di Zion i Pelicans si sono fatti vedere per quello che realmente sono — e soprattutto per quello che possono essere —, ma a New Orleans oggi guardano al futuro convinti di poter contare su almeno tre capisaldi: Williamson, ovviamente; Brandon Ingram, consacrato All-Star a Chicago; e Lonzo Ball. E proprio l’ex seconda scelta assoluta al Draft 2017 da parte dei Los Angeles Lakers è sembrato il giocatore in più netta crescita negli ultimi scampoli di stagione, prima che la serrata generale causa Covid-19 fermasse tutto. Qualche dato: i Pelicans sono 11-9 nelle 20 gare giocate dal ritorno di Zion Williamson, che si può considerare il vero inizio della loro stagione (rispetto al 17-27 precedente), con un net rating (+4.0) che ne fa la settima miglior squadra NBA. In quelle 20 partite le cifre della loro point guard parlano di oltre 13 punti a partita con 8.4 assist e 7 rimbalzi, un buon 45.7% dal campo e un ottimo 43.2% da tre punti su quasi 7 triple tentate a sera. Il suo impatto (+0.5 di net rating, 4° dato di squadra, quando è in campo, -3.2 quando è fuori) diventa, cifre alla mano, ancora più significativo nelle ultime 20 gare (addirittura +6.9 il net rating di squadra con lui in campo, sempre -3.3 con lui fuori). Tutte le cifre di Lonzo Ball salgono ulteriormente restringendo l’intervallo temporale di analisi alle ultime 15, 10 o 5 partite (ma ovviamente così facendo diminuisce anche il valore statistico delle stesse, su campioni sempre più ristretti): nelle ultime 5 gare la point guard dei Pels ha mandato a referto quasi 21 punti a sera con 7.8 assist e altrettanti rimbalzi, tirando il 53.5% dal campo e oltre il 51% da tre punti su quasi nove triple tentate a partita. Non sono cifre ovviamente sostenibili sull’arco di una stagione, ma sono cifre che dimostrano il suo sentirsi sempre più a suo agio nel sistema di gioco dei nuovi Pelicans, con il turbo-Williamson nel motore. 

Non punti o assist, ma passaggi e tocchi

Per capire appieno l’impatto di Ball sulla sua squadra, però, occorre partire da una considerazione: non è la sua produzione offensiva (leggasi: i punti segnati ogni sera) l’indicatore da tenere maggiormente in conto, soprattutto in una squadra che può già contare su Zion Williamson, Brandon Ingram e Jrue Holiday, tutti capaci — lo dicono le cifre — di viaggiare volendo a 20 punti di media. La centralità di Ball, almeno nella metà campo offensiva, nasce proprio dalla sua capacità di far funzionare un attacco con tre giocatori del genere ed è il passaggio (non l’assist, il passaggio) il fondamentale principale per analizzare il gioco di Ball. Per assist è appena fuori dalla top 10 NBA (11° con 7 a sera, da cui New Orleans crea oltre 18 punti a sera ed è Ball il compagno che fornisce più assist a Williamson come a Holiday, a Ingram come a Melli), ma nel numero di passaggi completati il n°2 dei Pelicans è 5° in tutta la lega, con oltre 66 a partita, perché dalle mani di Ball passano quasi tutti i palloni di una gara, tanto che anche per numero di tocchi l’ex prodigio liceale losangelino è il primo di squadra (16 tocchi a partita in più dell’All-Star Ingram) e il 12° giocatore di tutta la lega. Lonzo Ball — dicono le statistiche avanzate — è un giocatore ampiamente sotto la media NBA (nel 18° percentile, significa che l’82% dei giocatori nella lega fa meglio) quando si tratta di efficienza offensiva, che sia in generale (0.837 punti per possesso il dato esatto) o in specifiche situazioni, dal pick and roll (0.592 quando lo gestisce da palleggiatore, 12° percentile) all’isolamento (0.484, 4° percentile). Eppure il suo impatto sulla squadra è quello quantificato dalle cifre elencate in apertura: floor leader, un generale in campo, dicono oltreoceano, il motore di una squadra che con lui al volante viaggia davvero a pieni giri.

L’eterno paragone: Jason Kidd

Meno genialità nell’arte del passaggio, ma forse la stessa capacità di visione di pallacanestro di un altro californiano, stavolta di Oakland: Jason Kidd. Dalle iniziali fatiche al tiro (30.5% dall’arco nel suo anno d’esordio) all’istinto per il passaggio, fin da subito Ball ha visto il suo nome accostato a quello di una leggenda come Kidd, paragone che — come tutti i paragoni — lascia il tempo che trova. Impressiona però come le cifre dell’anno da rookie dei due siano state pressoché identiche (10 punti, 7 assist e 7 rimbalzi in 34 minuti per Ball, con il 36% dal campo e il 30.5% da tre punti, 12 punti, 8 assist e 5.4 rimbalzi in 34 minuti per Kidd, con il 38.5% dal campo e il 27% dall’arco) e oggi Ball abbia già vistosamente migliorato le sue principali deficienze: viaggiando con oltre il 38% da tre punti (percentuale toccata solo due volte in carriera da Kidd) e migliorando fin qui ogni anno anche le sue percentuali dal campo (e anche ai liberi, che rimangono però pessime, con il 56.7%). Solo 155 partite disputate — contro le quasi 1.400 solo di regular season di Jason Kidd — sono troppe poche per trarre conclusioni, ma le cifre in maglia Pelicans di Ball (12.4 punti, 7 assist, 6.2 rimbalzi e 1.4 recuperi a sera) non sono così lontane a quelle tenute in carriera proprio da Kidd (12.6, 8.7 assist, 6.3 rimbalzi e 1.9 recuperi). E il ragazzo di Chino Hills ha solo 22 anni…

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