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NBA, New Orleans Pelicans: Brandon Ingram, All-Star da record... ai tiri liberi

new orleans
©Getty

Il n°14 dei Pelicans ha trovato la definitiva consacrazione nel suo primo anno lontano da Los Angeles, diventando un All-Star e dimostrando di meritare un rinnovo contrattuale di primo livello. Il passo in avanti più grande però Ingram lo ha fatto a cronometro fermo: soltanto in due erano riusciti a migliorare più di lui la percentuale nel giro di pochi mesi

Che Brandon Ingram sia un giocatore diverso da quello visto nei suoi primi anni in NBA ai Lakers, se ne sono accorti in molti. Produttività, punti, rimbalzi, difesa: tutto cresciuto esponenzialmente, tanto da portarlo con merito a prendersi un posto nel roster della partita delle stelle. All-Star per la prima volta in carriera, nel momento più delicato: quando c’era da rispondere presente a chi metteva in dubbio il fatto che potesse valere un rinnovo contrattuale di primo livello. Il dato però che potrebbe farlo entrare nella storia per crescita nel giro di pochi mesi è un altro: la capacità di essere efficace ai tiri liberi. L’esempio che spesso viene fatto quando si parla di miglioramenti a cronometro fermo è quello che riguarda Karl Malone: secondo miglior realizzatore all-time nella lega, nella sua stagione da rookie chiuse con il 48.1% a cronometro fermo. Negli anni seguenti però è riuscito a fare passi in avanti (di circa il 10%) fino ad arrivare a un consolidato 80% nella parte finale della sua carriera. Brandon Ingram invece nel giro di un’estate è passato dal suo 67.5% ai Lakers all’85.8% nel suo primo anno ai Pelicans (+18.3 complessivo). Stando a quanto riportato da Elias Sports Bureau, il suo è il terzo “salto in avanti” più ampio della storia NBA - tra tutti quelli ad aver tentato almeno 250 liberi in una singola regular season. Meglio di lui ha fatto Andre Drummond, al secondo posto, passato dal 38.6 al 60.5% nella stagione 2016-17. Primatista in questa classifica invece è Doc Rivers, che nell’estate del 1985 è riuscito ad aggiustare la mira passando dal 60.8% all’82.8%: un eloquente +22% che resta l’incremento maggiore registrato. Nel caso di Ingram, qualche consiglio utile è arrivato dal nuovo compagno JJ Redick: “No, non è merito mio, ma soltanto della sua voglia di essere il migliore”. Anche a cronometro fermo, se serve.

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