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NBA, Andrew Bogut: "Il rinvio delle Olimpiadi complica il mio ritiro"

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©Getty
SYDNEY, AUSTRALIA - MARCH 20: Andrew Bogut poses during a Sydney Kings NBL press conference at Auburn Basketball Centre on March 20, 2020 in Sydney, Australia. (Photo by Matt King/Getty Images)

Il 35enne australiano avrebbe voluto ritirarsi dopo le Olimpiadi di Tokyo, ma il rinvio al 2021 potrebbe far saltare i suoi piani: "Egoisticamente vorrei far parte della miglior nazionale di sempre, ma sarà il mio corpo a decidere"

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Le Olimpiadi di Tokyo sono state rimandate al 2021 per via del coronavirus, mettendo di fatto in pausa le carriere di molti atleti che avevano programmato di arrivare al top questa estate. Per alcuni di loro significa anche rimandare i progetti di vita che avevano messo in conto per il proprio futuro, e tra questi c’è anche Andrew Bogut. Il 35enne australiano, prima scelta al Draft del 2005 e campione NBA nel 2015 con Golden State, avrebbe voluto chiudere la sua carriera con le Olimpiadi di Tokyo, a cui la sua Australia è riuscita a qualificarsi con il quarto posto degli ultimi Mondiali in Cina. Il rinvio fino a luglio 2021 però potrebbe impedirglielo: "In questo momento non sto facendo molto" ha detto a un’emittente australiana. "Da quando è finita la stagione non ho più toccato un pallone ed è bello alzarsi dal letto e non sentire che sto camminando sugli specchi. Poter dare il bacio della buonanotte e mettere i miei figli a letto ogni sera è una cosa che non ha prezzo. La mia carriera è stata buttata in una lavatrice in questo momento… ma bisognerà prendere una decisione, probabilmente entro metà maggio". Bogut, che ha due figli di 3 e 2 anni con la moglie Jessica, nelle ultime stagioni ha giocato a Sydney nel campionato australiano (di cui è stato MVP nel 2019) e avrebbe voluto chiudere in bellezza a Tokyo, con la speranza di avere a disposizione anche Ben Simmons per la nazionale aussie più forte di sempre. "Ci siamo andati incredibilmente vicini e la squadra che avremo sarà probabilmente la migliore nella storia dei Boomers, almeno sulla carta. Egoisticamente mi piacerebbe davvero farne parte, ma è il mio corpo a decidere. Posso giocare una partita in un momento qualsiasi, ma è dura allenarsi per cinque/sei giorni alla settimana, sollevare pesi e poi affrontare le partite". Sarà più forte la testa nello spingerlo ad arrivare fino a Tokyo o il corpo nel dirgli che è il momento di dire basta?

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