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NBA Finals 1998, Chicago Bulls-Utah Jazz: perché guardare gara-4 su Sky Sport

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©Getty

L'allenamento saltato da Dennis Rodman, il viaggio a Detroit senza avvisare i Bulls e le critiche piovute sulla sua testa prima della fantastica prestazione contro Karl Malone: è il numero 91 di Chicago il principale protagonista di gara-4

Quarantadue punti di scarto in una gara di finale sono una batosta difficile da digerire, un colpo durissimo da incassare, ma anche una bruciante motivazione per provare a trovare nuovi stimoli. Gli Utah Jazz speravano di far leva sulla voglia di riscatto dopo il 96-54 incassato dai Bulls in gara-3 che invece, una volta tornati in vantaggio sul 2-1 nella serie, sembravano aver mollato un po’ la presa. Il giorno dopo quel trionfo, infatti, Chicago aveva un allenamento e una sessione di interviste con i giornalisti: tutti presenti, tranne Dennis Rodman - scomparso senza dare spiegazioni. Nessun infortunio o influenza improvvisa, ma una partenza senza avvisare lo staff dei Bulls destinazione Detroit per seguire un evento di wrestling al Palace of Auburn Hills in prima fila - l’arena dove qualche anno prima aveva trionfato assieme ai Bad Boys dei Pistons. I video di quella serata lasciano di stucco: Hulk Hogan sorridente che risponde alle interviste su un lungo divano nero, su cui siedono diverse modelle oltre a Dennis Rodman che soddisfatto fuma un sigaro. Il tutto in diretta, davanti a milioni di telespettatori ben consapevoli che 24 ore dopo il giocatore dei Bulls sarebbe dovuto scendere in campo per gara-4. Una scena che mandò su tutte le furie la NBA, che multò Rodman di 10.000 dollari a cui si aggiunse una sanzione da parte di Chicago. Di certo non la prima “bravata” da parte di The Worm - che già durante il corso di quella regular season aveva deciso di prendersi “una vacanza” di qualche giorno a Las Vegas in compagnia di Carmen Electra - diventato dunque in quelle ore il bersaglio principale della critica. Il messaggio peggiore da mandare contro un avversario appena umiliato, un senso di rilassatezza che i Bulls avrebbero dovuto evitare in ogni modo.

Il riscatto di Rodman sul parquet in gara-4 contro Malone

Già in passato infatti il n°91 aveva saltato degli allenamenti senza che il suo rendimento ne risentisse; la stessa cosa che accade in quella storia gara-4 vinta dai Bulls. Phil Jackson commentò: “A Dennis piace complicarsi la vita con le proprie mani, costringersi in un angolo buio con tutto il mondo contro e poi riuscire a brillare in maniera ancora più evidente nel momento in cui deve dimostrare il suo valore”. Fu proprio quello che fece anche in quell’occasione, protagonista a rimbalzo grazie ai 14 catturati sulla testa di un Karl Malone annichilito dal suo rendimento. L’Hall of Famer dei Jazz infatti non riuscì a segnare neanche un punto nel secondo quarto, mentre nell’ultima frazione ne raccolse due a nove secondi dalla sirena - quando ormai i giochi erano fatti e Chicago aveva in mano il match e la serie. Un match chiuso idealmente dalle parole di Jordan - che a differenza di Rodman, fallì dei tiri liberi pesanti nel finale combattuto di gara: “Non capirò mai questo ragazzo, non voglio neanche iniziare a provare a farlo. È sempre pronto a giocare a pallacanestro, specialmente quando le partite contano e il pallone pesa di più. Penso sia andato a Detroit per mettere pressione su sé stesso, poi è tornato e ha fatto la differenza. Onestamente non mi interessa cosa fa nella vita: può tornare al wrestling domani, non presentarsi in palestra, non lo so. L’unica certezza è che riesce ogni volta a eccellere in mezzo alle avversità”.

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