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Steve Kerr ammette: "Non sono orgoglioso della scazzottata con Michael Jordan"

the last dance
©Getty

A sentire l'attuale allenatore dei Golden State Warriors, a finire sotto i riflettori nei prossimi episodi di "The Last Dance" anche la sua celebre rissa in allenamento con il n°23 dei Bulls. "Non mi fa molto piacere dover tornare a parlarne, ma in un certo senso fu quasi necessaria: da quel momento io e Michael ci capimmo molto meglio e lui si fidò di più di me"

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L’aneddoto è risaputo: Michael Jordan e Steve Kerr, al tempo compagni di squadra con la maglia dei Chicago Bulls, finirono per fare a pugni durante un allenamento. È stato raccontato tante volte ma a sentire Steve Kerr i prossimi episodi di “The Last Dance” (disponibile su Netflix e a un prezzo vantaggioso per gli abbonati Sky che sottoscrivono l’offerta Intrattenimento Plus su Sky Q) metteranno di nuovo sotto i riflettori l’alterco che ha avuto per protagonisti i due: “E allora sì che le cose diventeranno ancora più strane”, sorride l’attuale allenatore dei Golden State Warriors. Che pur senza contestare quello che spesso si è detto di quella rissa — il momento in cui Michael Jordan ha capito che anche Kerr aveva dentro quel fuoco competitivo tipico dei campioni, decidendo quindi da quel momento in poi di fidarsi completamente di lui — ci tiene a sottolineare una cosa: “Non è qualcosa di cui vado orgoglioso. È un qualcosa che di tanto in tanto succede, all’interno di molte squadre: in allenamento due compagni finiscono per mettersi le mani addosso. È una conseguenza del livello ultra-competitivo a cui si compete ma quello che è strano è che ora tutti ascolteranno questa storia e vedranno sia me che Michael parlarne davanti a una telecamera: sono certo che ne seguiranno chissà quanti commenti”. Una (sovra)esposizione mediatica che non sembra avere in Kerr il primo tifoso: “C’è un motivo per cui di solito le telecamere non sono ammesse in palestra o negli spogliatoi — dice il coach degli Warriors — e dover tornare a parlarne oggi, dopo oltre 20 anni, non è così divertente. Quando si vanno a raccontare gli aspetti più personali le mie reazioni sono abbastanza contraddittorie”, spiega: “Da un lato sono contento che i miei figli possano vedere immagini inedite di quel tempo, quando erano piccolissimi o magari neppure nati — ed è bellissimo; dall'altro però c’è un motivo per cui questo tipo di documentari-verità non vengono realizzati così spesso: perché raccontano aspetti privati, e questo sguardo dietro le quinte è proprio quello che molti allenatori vogliono evitare, mantenendo le porte dei loro spogliatoi chiuse alle telecamere”.

Le scuse di Michael Jordan

Pur anticipando che neppure “The Last Dance” dovrebbe mostrare alcun immagine della rissa (“Non avvenne quell’anno, per cui non c’erano telecamere in palestra”, durante la stagione 1997-98), Kerr racconta di non averne mai più parlato con Jordan: “Mi chiamò quel giorno dopo l’allenamento per scusarsi, ma da allora non ne abbiamo mai più discusso e a essere sinceri non ci penso neppure mai. In un certo senso forse è stato necessario che succedesse: da quel momento in avanti lui capì molto meglio la mia personalità e viceversa. Siamo andati molto più d’accordo dopo quella scazzottata, si fidava di più di me: alla fine si è risolto tutto per il meglio”, conclude Kerr, che però ammette di non divertirsi a ricordare quell’incidente (“alcune cose preferirei restassero private, ma quello era l’accordo preso con ESPN e NBA al tempo”). E del rapporto attuale con l’ex n°23 dei Bulls Kerr parla in questi termini: “Michael è una persona molto molto privata. Ci vediamo una o due volte all’anno, magari All-Star weekend, a un torneo di golf o quando giochiamo a Charlotte. È bello incontrarci di nuovo ma rimane una persona molto privata: la sua vita è stata un tale caos, sempre sotto i riflettori, che ora si gode la privacy che non è mai riuscito ad avere”.

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