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NBA, 'Melo Anthony: "Jordan è il più grande, ma perché non apprezzare ugualmente LeBron?"

NBA
©Getty

L'ala dei Portland Trail Blazers ammette di non amare i paragoni, men che meno tra Jordan e James, "due giocatori completamente diversi". "La società oggi ci impone delle scelte: o uno o l'altro: perché invece non apprezzare MJ, LeBron e Kobe allo stesso modo?"

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Carmelo Anthony è un testimonial di Jordan Brand dal 2003, mentre fin dal 2001 — ai tempi della high school — ha affrontato e battagliato contro LeBron James. Oggi è vicino a entrambi, grande amico della superstar dei Lakers ma anche titolare di un ottimo rapporto con MJ. “E paragonare i due — come tutti stanno facendo — è quasi impossibile, perché sono due giocatori completamente diversi”. Il n°00 dei Blazers capisce il fascino delle conversazioni da bar — stimolate negli ultimi mesi dal successo di “The Last Dance” — e pensa “siano divertenti, per i tifosi”, ma considerata la sua prospettiva privilegiata, lui ha un’altra visione. “Non amo i paragoni — dice Anthony — perché ogni volta che paragoniamo qualcuno a qualcun altro rinunciamo a vedere davvero quello che di fronte ai nostri occhi. Succede coi giocatori, succede con il basket di oggi contro il basket di ieri: perché non possiamo apprezzare sia una cosa che l’altra?”, si chiede l’ala di Portland. “Oggi la nostra società ci impone delle scelte: questo o quello. Perché invece non possiamo dire che Jordan è stato grandissimo, ma lo è stato anche Kobe Bryant e lo è anche LeBron James?”. Poi però lo stesso Anthony una piccola concessione a favore del n°23 dei Bulls la fa: “MJ è il più grande di tutti i tempi: lo sappiamo tutti, siamo tutti d’accordo. Perché non possiamo sostenere un’opinione del genere e allo stesso tempo rendere  i dovuti meriti anche a LeBron?”

The Last Dance: Jordan la persona vs. Jordan il mito

Anthony poi ha ammesso di aver apprezzato tantissimo “The Last Dance" — lo show disponibile su Netflix e per gli abbonati Sky che sottoscrivono l’offerta Intrattenimento Plus su Sky Q — soprattutto perché ha dato al pubblico l’opportunità di conoscere un altro Jordan oltre al mito venerato da tutti. “Non sapevano chi fosse come persona. Per tutti lui era solo MJ il grande, MJ il più forte di tutti, il Dio del basket, Black Jesus, Black Cat. Un mito, una creatura quasi mitologica, ma non il vero Jordan. Così quel velo è stato in qualche modo sollevato, e la gente ha potuto vedere qual era la sua passione, cosa amava, cosa odiava, la sua mentalità, quello che lo spingeva a dare il massimo ogni giorno. La maggior parte della gente ha amato questo nuovo lato del personaggio, altri ne sono stati sorpresi e qualcuno lo ha addirittura odiato, perché c’è gente che odia sentirsi raccontare la verità”. Una conclusione in qualche modo biografica, per l’ex campione NCAA con la maglia di Syracuse: “Quando qualcuno costruisce una narrativa attorno al tuo nome non puoi farci niente: la gente continuerà a dire quello che le va di dire. Per questo non resta da fare altro che andare avanti per la propria strada senza preoccuparsi troppo di ciò che dice la gente”.

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