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NBA, la lega pensa a una seconda bolla a Chicago per le 8 fuori dai playoff

RESTO DELLA NBA
©Getty

Oltre a quella di Orlando, la NBA vorrebbe creare una seconda bolla a Chicago per le otto squadre rimaste fuori dalla corsa ai playoff, con un mini-training camp e partite da disputare nel mese di settembre. Una sorta di summer league pensata per Hawks, Hornets, Bulls, Cavaliers, Pistons, Warriors, Timberwolves e Knicks

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Se da una parte la NBA si prepara ad accogliere le 22 squadre che si giocheranno i playoff a Orlando, dall’altra deve anche preoccuparsi delle otto che invece non sono state invitate a Disney World — legittimamente preoccupate che una sospensione di tutte le attività da marzo a dicembre possa compromettere le loro possibilità future. Per questo, secondo quanto riportato da ESPN, la NBA è in avanzate trattative con l’associazione giocatori per creare una seconda “bolla” per le otto squadre rimaste fuori, questa volta organizzandola a Chicago, in una sorta di Summer League da disputarsi a settembre. In Illinois andrebbero gli Atlanta Hawks, gli Charlotte Hornets, i Chicago Bulls, i Cleveland Cavaliers, i Detroit Pistons, i Golden State Warriors, i Minnesota Timberwolves e i New York Knicks, che si sono già confrontati con la lega in una conference call (alla quale non hanno partecipato solo i Knicks, impegnati nei colloqui per il loro prossimo capo-allenatore). L’idea è quella di realizzare dei mini-training camp e delle partite amichevoli tra le otto squadre seguendo gli stessi rigidi protocolli della bolla di Orlando, come specificatamente richiesto dal capo della NBPA Michele Roberts e sostenuto anche dal commissioner Adam Silver. I dettagli devono essere ancora discussi nel dettaglio (si parla di due settimane di allenamenti e quattro partite per ogni squadra), ma il piano sembra essere ormai delineato — anche se non tutti pensano che sia la soluzione migliore.

Le perplessità di allenatori e dirigenti sulla seconda bolla

Visto che i numeri del coronavirus sono in aumento in tutti gli Stati Uniti, in molti hanno criticato l'opportunità di realizzare una seconda bolla per otto squadre che sostanzialmente non hanno nulla da giocarsi, a differenza di quelle presenti a Orlando. È l’opinione soprattutto di Dwane Casey, allenatore dei Detroit Pistons: “Piuttosto che la bolla, preferirei poter avere un mini-camp nella nostra palestra” ha detto a ESPN. “Questo ci permetterebbe di riunire tutta la squadra, creare chimica tra i giocatori, migliorare e avere un po’ di competizione. Pensiamo di poterlo fare in maniera sicura nel nostro campo di allenamento. Quello che è certo è che non possiamo permettere che i ragazzi rimangano fermi dall’11 marzo a dicembre inoltrato senza fare qualcosa. Farebbe male alle loro carriere, è una sosta troppo lunga”. Per un altro General Manager invece “è quasi irrilevante come vorranno organizzarlo: per noi quello che conta è avere i nostri giovani impegnati in situazioni che simulino quelle delle partite”. Tra le otto squadre, quella con meno incentivi per andare sono i Golden State Warriors, che molto difficilmente manderanno i loro veterani come Steph Curry, Klay Thompson o Draymond Green: “La nostra posizione è ‘Fateci sapere cosa si può fare’” ha detto il GM Bob Myers. “Se sarà di beneficio mandare la maggior parte dei nostri giocatori, allora lo faremo. Altrimenti ci arrangeremo come potremo. Dobbiamo equilibrare salute e sicurezza. Se ci sarà la possibilità di far lavorare i nostri giovani in un ambiente sicuro, allora saremo d’accordo”. Per molti la soluzione migliore sarebbe disputare partite nei propri mercato di riferimento, ma la NBPA insiste che non è giusto che 22 squadre vengano trattate in una maniera e le altre otto possano farsi le proprie regole in casa. Ci sarà ancora molto da discutere, ma a settembre potrebbero esserci anche altre squadre NBA in campo oltre quelle impegnate nei playoff.

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