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NBA, la bolla di Orlando costerà 150 milioni di dollari alla lega

RIPARTE LA NBA
©Getty

Secondo quanto riportato da ESPN, il costo totale del ritorno in campo a Disney World per la lega sarà superiore ai 150 milioni di dollari, senza considerare il miliardo di dollari perso per i mancati incassi dai biglietti. Damian Lillard, nel frattempo, non ha grande fiducia nei suoi colleghi giocatori

Adam Silver lo aveva fatto intuire: "Tornare in campo dal punto di vista economico non è poi così conveniente, ma sentiamo l’obbligo verso il nostro sport e verso il nostro mondo di trovare una nuova normalità”. Ora, secondo quanto riportato da ESPN, si sa anche il costo complessivo del ritorno in campo: oltre 150 milioni di dollari, o per meglio dire 1.5 milioni per ogni giorno passato nel Walt Disney World Resort. A tanto ammonta il costo per gli alberghi delle 22 squadre, i sette campi di allenamento, le tre arene dove si svolgeranno le partite ma soprattutto i pasti, i test giornalieri per il coronavirus, il supporto medico e quello dei trasporti e della sicurezza. In totale saranno più di 1.500 le persone che faranno parte del ritorno in campo della NBA, con alcune di esse — quelle a contatto con i giocatori che scendono in campo — che rimarranno in quarantena all’interno del campus, dove i giocatori non potranno visitarsi gli uni con gli altri nelle stanze per evitare ogni minimo rischio che il virus si propaghi. L’obiettivo è di trasformare la bolla NBA nel luogo più sicuro di tutti gli Stati Uniti per quanto riguarda il coronavirus. Ai 150 milioni di dollari da spendere (ricoperti però dai diritti televisivi delle partite e soprattutto dei playoff) si aggiungono ovviamente i soldi persi dai mancati introiti dai biglietti, che sono stati stimati dalla lega in più di un miliardo. Inevitabilmente aver perso queste entrate avrà un impatto sul salary cap e quindi sul mercato dei free agent, ma questo per il momento è un discorso che verrà affrontato più avanti.

Lillard: "Non ho grande fiducia nella disciplina dei miei colleghi"

Nel frattempo, i giocatori hanno cominciato a parlare di quello che li attende nella bolla di Orlando. Uno dei più vocali è stato Damian Lillard, che si è detto poco fiducioso che tutte le regole verranno rispettate dai giocatori. “La mia fiducia non è granché perché ci saranno 22 squadre piene di giocatori, e anche quando abbiamo il 100% di libertà non tutti seguono le regole. La speranza è che la situazione verrà gestita in modo tale da non mettere nessuno a rischio. Essere dentro alla bolla limita le possibilità di essere esposti all’esterno, la situazione è più sicura rispetto alla normalità. Ma non è possibile che la lega assicuri la nostra protezione al 100%: penso che tutti lo capiscano”. Lillard però sa già come occupare il tempo all’interno di Disney World: “So che ci saranno delle attività, ma in realtà è mia intenzione stare soprattutto in camera mia. Quando è tempo di allenarsi, fare pesi o tirare, lo farò; per il resto avrò le mie console, i miei libri e porterò le attrezzature per ricreare il mio studio di registrazione in stanza. Basta e avanza così per quanto mi riguarda”.

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