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Playoff NBA: gli Houston Rockets, lo small-ball e il problema della palla a due

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In un articolo pubblicato da ESPN in vista della decisiva gara-3 tra Rockets e Lakers (da poter seguire anche sui canali Sky Sport) si analizza un aspetto del gioco fortemente penalizzante per Houston - vista la scelta di gioco e di stile fatta dal suo coaching staff: il primo possesso infatti è sempre degli avversari, ma questo alle volte può anche essere un fattore da sfruttare a proprio vantaggio

GARA-3 ROCKETS-LAKERS SU SKY SPORT: LA PROGRAMMAZIONE

“Le partite dei Rockets iniziano sempre con una sconfitta” è un titolo suggestivo, ma che ben rende l’idea di una scelta talmente estrema da aver reso inutile un rito e il modo in realtà con cui iniziano tutte le partite di pallacanestro: la palla a due. Houston infatti, non avendo centri a disposizione, va sempre sotto. La prima volta contro Dallas lo scorso 31 gennaio si presentò in mezzo al campo James Harden, trovandosi di fronte Kristaps Porzingis: decine di centimetri di differenza e una palla a due vinta prima ancora che l’arbitro la lasciasse andare in aria. Era la prima gara senza Clint Capela causa infortunio, poi ceduto pochi giorni dopo agli Atlanta Hawks, lasciando definitivamente spazio per un quintetto tutto sotto i due metri. “Credo che la palla a due contro i Mavs sia stata la prima a cui ho preso parte nella mia carriera - sottolinea Harden - non sono mai andato a saltare. Forse all’high school? In realtà non credo, perché anche lì in quintetto c’era gente più alta di me”. Da quel giorno al Barba è toccato altre cinque volte, una a Jeff Green, due a Danuel House e ben 20 a Robert Covington - diventato il giocatore designato dallo staff per andare a sfidare i giganti delle squadre avversarie.

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Uno score non sempre negativo, almeno se si guarda anche alle partite che hanno preceduto questi playoff: 34 palle a due complessive e cinque “vittorie” dei Rockets, rimaste ben impresse nella mente dei diretti interessati. Harden ne ha conquistate due: contro Taj Gibson e i New York Knicks il 2 marzo e su Naz Reid dei T’Wolves otto giorni dopo. Nel mezzo, una delle due vittorie di Covington - arrivata su Cody Zeller degli Hornets il 7 marzo. Un sette piedi che si è lasciato scavalcare proprio come Jusuf Nurkic, beffato lo scorso 4 agosto dall’ex giocatore di Minnesota. A chiudere la lista delle vittorie è Jeff Green con il suo 100% di riuscita: un salto contro Jakob Poeltl degli Spurs l’11 agosto e un successo. Peccato che poi non sia più partito in quintetto verrebbe da pensare…

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C’è chi dice che la palla a due a questo punto è diventata più una cerimonia che un aspetto vero e proprio del gioco per Houston: “No, non è una cosa che mi preoccupa - prova a ribattere coach D’Antoni - spesso mi ritrovo a pensare che sia meglio avere il primo possesso nel secondo tempo. Per certi versi è una fortuna. A livello analitico, cambia poco. Alla fine devi sempre iniziare due volte a testa con la palla in mano”. Nelle nove partite di playoff disputate dai texani al momento, mai Houston è riuscita a impadronirsi del primo possesso del match. “È una cosa sulla quale scherziamo in spogliatoio, visto che va sempre meglio agli altri: il giorno in cui riusciremo a prenderne uno, faremo come minimo una standing ovation”. Teorie ben lontane da quelle di coach Brooks ai tempi di Oklahoma City, che dopo aver iniziato la stagione 2013-14 con un record di 3-12 per quanto riguardava le palle a due alzate quella stagione, decise di far fare degli allenamenti particolari per migliorare in quel fondamentale: “Voglio la possibilità di chiudere il terzo quarto segnando una tripla, avere il pallone in mano appena riprende il gioco e segnarne un’altra: un parziale da 6-0 fondamentale per entrare nell’ultima frazione”. Una fissazione - quasi mai riuscita sul parquet in realtà - che di certo non ronza nella testa dello staff dei Rockets: loro lo sanno che, anche iniziando ogni partita con una sconfitta, le cose possono cambiare nei successivi 48 minuti.