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NBA: Los Angeles Lakers, Dennis Schroder non ha dubbi: “Voglio giocare in quintetto”

le parole
©Getty

Il secondo miglior sesto uomo della passata stagione ha spiegato di non avere alcuna voglia di partire dalla panchina: “L’ho già fatto due anni a OKC, so di poter essere utile sin dalla palla a due”. E su LeBron: “Ci penso io a togliergli responsabilità, così farà canestro più spesso e con meno sforzo”

Il ruolo da point guard in quintetto ricoperto da LeBron James può tornare a essere un esperimento d’emergenza, una scelta da cavalcare soltanto qualche possesso durante la partita. Almeno così crede Dennis Schroder, uno dei nuovi acquisti di questa breve ma intensa offseason dei Lakers, che ha voluto mettere da subito le cose in chiaro. È bastata la prima domanda dei giornalisti durante la prima intervista da giocatore dei Lakers via Zoom: “Ho già giocato in uscita dalla panchina per due anni a OKC [con ottimi risultati, verrebbe da dire, ndr]. Credo sia arrivato il momento di andare avanti, di compiere un ulteriore passaggio nella mia carriera. Posso dare una mano in campo sin dalla palla a due al fianco di Anthony Davis e LeBron James”. Il giocatore tedesco ha poi aggiunto di non aver ancora parlato con coach Vogel del suo desiderio di essere sin da subito sul parquet, anche se i suoi agenti lo avevano messo in chiaro durante la trattativa che ha portato alla conclusione della trade con OKC: “I miei rappresentanti ne hanno parlato con la franchigia prima che venissi scambiato, questo è quanto”.

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In casa Lakers, come sottolineato anche da ESPN, la situazione resta ancora da chiarire. Il quintetto titolare non è stato deciso e lo staff tecnico vorrà giustamente prendersi del tempo e allenare il gruppo prima di immaginare la composizione migliore e il mix che funzionerà al meglio. A Schroder quindi potrebbero chiedere di uscire nuovamente dalla panchina, anche perché il quasi 36enne LeBron James ha dimostrato di saperci fare, ha chiuso la passata regular season con oltre 10 assist di media - record personale in carriera - oltre ad aver permesso ai gialloviola di conquistare a dieci anni di distanza dall’ultima volta un nuovo titolo NBA. Una scelta che ha ridotto però in parte l’impatto offensivo del n°23 dei Lakers, che verrebbe così in parte sollevato dalle troppe responsabilità che lo scorso anno si è dovuto sobbarcare: “LeBron non dovrà avere troppe cose a cui pensare - prosegue Schroder, che già si immagina in quintetto - posso portare io il pallone, chiamare i giochi e fare tutto ciò che serve per permettergli di segnare. Credo che giocando lontano dal pallone diventerà ancora più letale: è questa la ragione per cui i Lakers hanno deciso di puntare su di me”. Con Rajon Rondo passato agli Hawks e il taglio di Quinn Cook però, al momento in casa Lakers quello che manca è una point guard di riserva: partire con Schroder da subito in campo, vorrebbe dire poi avere i soli Alex Caruso e Talen Horton-Tucker come unici potenziali portatori di palla da sfruttare a gara in corso. Davvero troppo poco. L’unico modo è quello di differenziare il più possibile i minuti di James e Schroder sul parquet: ipotesi che riporta nuovamente il tedesco a doversi accomodare in panchina. Con buona pace dei suoi auspici durante il suo primo giorno di scuola con i campioni in carica.

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