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NBA, Golden State Warriors, Nico Mannion: “Essere finito al secondo giro mi dà la carica”

LE PAROLE
©Getty

Il talento azzurro è il quarto giocatore nella storia NBA a essere stato scelto al Draft dalla stessa franchigia del padre, studia i nomi delle point guard che sono state chiamate prima di lui e promette: “Il fatto che 29 squadre mi abbiano scartato è una motivazione in più”

Un anno fa alcuni osservatori ed esperti del Draft lo indicavano come possibile scelta in Lottery, poi le sue percentuali dal campo (sotto il 40% complessivo) e la tenuta fisica in difesa, hanno portato le franchigie NBA a puntare su altri giocatori e non su di lui. Nico Mannion però sa che l’opportunità data dagli Warriors potrebbe rivelarsi migliore di tante altre, come raccontato al San Francisco Chronicle: “Sono arrivato in città e sono stato accolto da questa squadra da pochi giorni, ma so già di voler far parte di questo gruppo il più a lungo possibile. Non è una questione di scelta al Draft, ma di che tipo di spazio puoi trovare nella squadra che decide di puntare su di te. Per me gli Warriors possono rivelarsi come una grande occasione”. Nel frattempo è già entrato nel libro dei record, divenuto il quarto figlio a essere stato scelto al Draft dalla stessa squadra del padre. Era già successo in passato con Jerian e Harvey Grant con gli Wizards, TJ e Brad Leaf con i Pacers e Allie e Al McGuire con i Knicks, ma soltanto questi ultimi hanno giocato almeno una partita a testa con la squadra di New York (nel caso di Allie, due partite nel 1973 per l’esattezza). Pace Mannion invece con Golden State ha disputato 57 gare nella sua stagione da rookie in NBA, prima di iniziare un lungo giro e cambio di franchigie. Una strada che il figlio spera di non ripercorrere, trovando stabilità, minuti e spazio già agli Warriors.

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Dopo un’infanzia vissuta da predestinato, Mannion adesso dovrà vestire i panni dell’underdog, del giocatore su cui diverse franchigie hanno deciso di non puntare. Il talento che va a caccia di comprensione e riscatto: “Sento di essere stato sottovalutato e onestamente è una sensazione che mi dà la giusta carica. Mio padre lo è stato per una carriera intera, un giocatore che ha dovuto sgomitare e sudare per guadagnarsi ogni minuto in campo o per ottenere un rinnovo di contratto. Ho imparato da lui cosa vuol dire ricoprire questo genere di ruolo”. Sul suo smartphone, racconta il giornale di San Francisco, consulta ogni giorno l’elenco delle scelte al Draft 2020, studiando nel dettaglio i nomi delle point guard che sono state selezionate prima di lui: “Sono molto felice di aver ottenuto un contratto NBA e non posso nascondere l’entusiasmo per l’opportunità di giocare agli Warriors. Nonostante questo però sento di avere un bel po’ di pressione sulle spalle perché ci sono state altre 29 franchigie che hanno preferito scegliere altro. È qualcosa che non dimenticherò facilmente”. L’importante è far proprio l’insegnamento di papà Pace: quando raggiungi il livello più alto, nessuno si pone il problema di ricordare chi fossi prima di arrivare in NBA. La fiducia e i minuti andranno conquistati con la resa in campo.

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