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Lakers, il protocollo Covid ferma Alex Caruso. Vogel: "È come Forrest Gump"

NBA
©Getty

La vita una scatola di cioccolatini, e il non sapere mai quale finirà per toccarti in sorte. Così l'allenatore dei Lakers commenta i protocolli Covid a cui devono sottoporsi i suoi giocatori, con il rischio di dover rinunciare a membri del proprio roster. Come successo nella gara presa contro Portland con la guardia n°4 dei Lakers

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La scorsa partita (contro Minnesota) Alex Caruso era in dubbio fino all’ultimo, per un problema alla mano destra. In campo contro i T’wolves (11 minuti con 3/4 al tiro), la popolare guardia di L.A. ha invece saltato la gara dei Lakers persa contro Portland — ma il motivo è diverso: il n°4 gialloviola ha dovuto dare forfait in osservanza ai protocolli Covid. “Fa parte dei processi che ci permettono di viaggiare e lavorare in sicurezza”, ha commentato coach Frank Vogel. “Se un giocatore o un membro del nostro staff entra in contatto con qualcuno positivo, a lui viene applicata un periodo di potenziale quarantena”. Come successo quindi per altri giocatori prima di lui (ad esempio ai Rockets) non è necessariamente Caruso a essere positivo, e l’assenza potrebbe anche essere solo la conseguenza di una sua quarantena preventiva. Frank Vogel ha commentato in maniera curiosa lo stato di salute attuale del suo giocatore “È come con Forrest Gump”, probabilmente riferendosi al carattere aleatorio dello stato di salute dei suoi genitori, che con i continui test possono entrare e uscire dalle rotazioni senza troppo controllo da parte del coaching staff (la famosa “scatola di cioccolatini”), ma ha anche svelato come funziona la fase di test per giocatori e membri dello staff dei Lakers.

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“Se ci alleniamo al campo alle 11, i giocatori sono liberi di venire dalle 8 alle 12 e sostenere il test prima. Se invece facciamo shootaround nei giorni di partita alle 9:45, allora i test sono previsti dalle 7:30 in poi. In caso di giorno off per la squadra — molto raro — i giocatori solitamente arrivano in sede in auto, si sottopongono al test restando nel veicolo e tornano immediatamente a casa”. Un protocollo che non sembra per nulla "disturbare" l'allenatore gialloviola: "È pensato e fatto per il nostro bene, per la tutela della nostra salute". Anche se questo vuol dire dover rinunciare a un giocatore una volta ogni tanto.