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NBA, Lillard da centrocampo, Paul George si ricrede: "Cattivi tiri? No. Gran tiri!"

NBA
©Getty

Quando una tripla di Lillard "alla Lillard" aveva eliminato i suoi Thunder nei playoff 2019, Paul George aveva definito "un cattivo tiro" la conclusione dalla lunga distanza del n°0 dei Blazers. Oggi, dopo aver visto da vicino (da compagno di squadra) le sue magie all'All-Star Game, ha cambiato idea - e lo riconosce. "Ci siamo stretti la mano", conferma Lillard. Pace fatta e fine della polemica

Forse a far ricredere Paul George è stato vedere da vicino — per una volta suo compagno di squadra e non avversario, nel Team LeBron all’ultimo All-Star Game — le ennesime meraviglie balistiche di Damian Lillard. La tripla da metà campo a 20 secondi dalla fine del secondo quarto, e poi quella — giusto un passo oltre la metà campo — con cui chiudere i conti e decretare la fine della partita delle stelle, facendo toccare la fatidica quota 170 alla sua squadra. “Alla fine credo di essere stato criticato giustamente per aver chiamato il famoso tiro di Dame [Lillard] nei playoff un ‘cattivo tiro’ [il riferimento è al famoso game winner della star dei Blazers contro gli allora Thunder di George in gara-5 dei playoff 2019, ndr]. Oggi ho potuto vedere da vicino il suo raggio di tiro: è assolutamente pazzesco. Non stiamo parlando di un’Ave Maria tirata a caso da centrocampo: è un tiro come un altro per lui, totalmente all’interno del suo raggio di tiro, anzi forse sarebbe in grado di colpire anche da più lontano, se necessario. ‘Cattivo tiro’? No, non posso più definirlo così. È un gran tiro: gli do due pollici in su [l’espressione americana è “two thumbs up”, segno di grande apprezzamento, ndr]”.

La reazione di Lillard: "La vita è troppo breve (per sprecarla in polemiche)"

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Commenti che ovviamente sono stati immediatamente riferiti allo stesso Lillard, che con George a proposito di quel famoso tiro decisivo aveva intavolato una sorta di polemica a distanza (“Se c’era qualcosa di cattivo non era certo il mio tiro, ma la sua difesa”). Con un tweet pubblicato dal suo account, il n°0 di Portland ha voluto chiudere in maniera amichevole la questione una volta per tutte, dimostrando un grado di maturità ormai sempre più evidente: “Io e Paul ci siamo stretti la mano. Da uomo a uomo non provo rancore quando le motivazioni non sono così profonde. La vita è troppo breve”, per sprecarla in sterili polemiche. Dillard ha obiettivi ben più importanti, e li ha ribaditi anche in occasione della sua apparizione ad Atlanta: smentire tutti e trascinare Portland al titolo. “Dicono che non posso farcela, mi consigliano di andar via. Cosa diranno quando ce la farò?

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