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NBA, Houston perde ancora: il silenzio e le lacrime di coach Silas in conferenza. VIDEO

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La sconfitta consecutiva n°20 degli Houston Rockets ha aggiornato il record negativo all-time della franchigia texana, condannando sempre più anche l’allenatore Stephen Silas - esordiente in questa regular season e travolto negli ultimi mesi da una situazione difficile da gestire. L’addio di Harden, il mercato mancato e i tanti infortuni hanno messo alle corde i Rockets e il loro coach, visibilmente commosso dopo aver perso anche contro OKC

 LE STRISCE PERDENTI DA RECORD IN NBA SQUADRA PER SQUADRA 

Quando coach Mike D’Antoni lo scorso settembre, malamente eliminato dai playoff per mano dei Lakers che poi sarebbero diventati campioni NBA, decise di comunicare alla squadra durante il volo di ritorno da Orlando il suo addio ai Rockets, in pochi avrebbero immaginato la drammatica catena di eventi che hanno portato Houston nel giro di sei mesi a vivere il momento più nero e buio della propria storia. Un problema dopo l’altro, a partire dal malumore estivo di James Harden e Russell Westbrook - prima felici di giocare insieme e poi nel giro di un anno (con tanto di pandemia da COVID da gestire nel frattempo) intenzionati a cambiare aria. Senza D’Antoni insomma, i veterani del roster hanno iniziato a dubitare della bontà del gruppo messo insieme dalla dirigenza di Houston - con il Barba sul piede di guerra e PJ Tucker offeso dal mancato rinnovo. Il risultato è stata la perdita di un pezzo dopo l’altro, con l’arrivo nel frattempo di giocatori scelti più come riempitivo, come contropartita necessaria per far tornare i conti e non con la reale intenzione di assemblare una squadra competitiva. Il risultato è che i vari John Wall, Victor Oladipo e Christian Wood sono diventati il volto della versione più perdente della storia dei Rockets: 20 sconfitte in fila e il conto potrebbe continuare a lievitare, visto che la striscia aperta lo scorso 4 febbraio non è ancora terminata.

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In tutto questo marasma è arrivato coach Stephen Silas, travolto da tutto e costretto a sedersi su una panchina complicata alla sua prima esperienza da capo allenatore in carriera. Pressioni che sarebbero state digerite in maniera complicata da personaggi ben più navigati di lui, che invece prima ha negato l’intenzione di cedere James Harden - venendo poi puntualmente smentito dai fatti -, ha cercato invano di placare la rabbia di PJ Tucker (partito poi anche lui) e infine non riuscendo a dare un’anima a un gruppo che per un mese ha dovuto rinunciare per infortunio a Christian Wood; il migliore dei Rockets e unico in grado di dare una scossa a roster privo di energie e motivazioni, prima ancora che di talento. Un macigno che è definitivamente crollato addosso a Silas al termine dell’ennesima partita persa, stavolta in volata contro OKC (una ghiotta chance di tornare a sorridere contro una squadra in difficoltà). Il risultato è che in conferenza stampa Silas non ha retto alla pressione, crollato alla prima domanda, in silenzio e con l’evidente commozione nascosta soltanto dalla mascherina. Una scena umana, vera, la rappresentazione migliore del momento di estrema difficoltà che stanno attraversando i Rockets.

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