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NBA, Steph Curry ha un'idea per il premio di MVP: "Dovrei vincerlo io"

NBA
©Getty

I favoriti, a detta di molti, sono Joel Embiid e Nikola Jokic e anche Steph Curry riconosce che "con ogni probabilità non finirò per vincere il premio di MVP". Questo però ai suoi occhi non vuol dire che non se lo meriti, e le 11 gare mandate in archivio prima della sconfitta contro Washington sono lì a testimoniarlo. Così come alcuni numeri interessanti

Proprio nella serata in cui Steph Curry interrompe la sua striscia magica (11 partite in fila con almeno 30 punti a referto) — e i suoi Warriors escono sconfitti da Washington — dalla Baia rimbalzano le voci di una (auto) candidatura al premio di MVP portata avanti proprio dal n°30 di Golden State. Che di fronte alla domanda “Sei tu l’MVP quest’anno?” ha semplicemente risposto: “Dovrei esserlo. Penso proprio che lo dovrei essere. Anche se con ogni probabilità finirò per non vincere il premio. Ma mi piace aggiungere un tocco drammatico alle cose — ha aggiunto Curry — per cui voglio apparecchiare la tavola per quella che potrebbe essere una grande sorpresa…”. E sorpresa sarebbe, nonostante le cifre irreali collezionate da Curry, perché al momento i favoriti al titolo sembrano essere due lunghi (dalle caratteristiche diverse) come Joel Embiid e Nikola Jokic. Questo nulla toglierebbe all’annata di Curry, paragonabile in tutto e per tutto a quella 2015-16 che gli valse il titolo di MVP con il primo voto unanime nella storia della lega. Lo dicono le cifre — 30.1 punti di media con 5.1 triple realizzate a sera, oltre a 6.7 assist e 5.4 rimbalzi allora, 31.4 con 5.9 assist e 5.5 rimbalzi, segnando 5.2 triple a partita, con il 49% dal campo, il 43% da tre e oltre il 92% ai liberi oggi (contro il 50.4%-45.4%-90.8% di quell’annata speciale) — ma lo dice anche una statistica davvero curiosa. Se il termine “most valuable” cerca di misurare l’impatto del giocatore sulla propria squadra, Golden State quest’anno è 1-7 nelle otto gare saltate da Curry e il 79% di vittorie complessivo con lui in campo contro il 34% con lui assente. Contro Washington l’ennesima riprova: una sua prestazione sotto media (“solo” 18 punti, con 2/14 da tre punti e 7/25 complessivo al tiro) si è tramutata in un ko per Golden State ma Curry nel post-partita ha voluto riflettere sul suo momento magico: “Le ultime 11 gare sono state qualcosa di speciale: nessuno alla mia età era riuscito a fare niente di simile [a 33 anni Kobe Bryant si era fermato a 10 gare in fila con almeno 30 punti, ndr]. Sapevo che prima o poi la striscia sarebbe finita ma quel che importa ora è iniziarne subito una nuova. Questa è la mia mentalità. Solitamente i traguardi personali mi lasciano abbastanza indifferente, ma questa volta ho superato nomi di un certo tipo per cui è stato davvero speciale”.

Obiettivo playoff (con la spinta dei tifosi)

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Speciale ma non una novità, sottolinea Curry: “Per tutta la mia carriera ho cercato di essere al massimo nei momenti più importanti della stagione, e avvicinandoci ora ai playoff faccio quello che ho sempre fatto: cerco di migliorare il mio rendimento con l’avanzare della stagione”. Un mese di aprile che al momento lo vede viaggiare appena sotto i 41 punti di media sfiorando il 55% al tiro è sicuramente un dato che testimonia lo sforzo di Curry per trascinare gli Warriors ai playoff, impresa che già dalla prossima gara Golden State potrà provare a inseguire davanti ai propri tifosi, che — seppure in minima percentuale — potranno finalmente tornare al Chase Center: “Anche solo 1.000 persone sugli spalti faranno una differenza enorme: non vedo l’ora di godermi l’atmosfera”, avverte Curry. Ospiti i Nuggets proprio di un candidato MVP, Nikola Jokic. E non è detto che Curry non voglia proprio dimostrare qualcosa…

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