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NBA, Embiid gioca già gara-7 e si lamenta: "Metro arbitrale diverso tra me e Trae Young"

NBA
©Getty

Il centro di Philadelphia lamenta di non essere mai andato in lunetta nei primi tre quarti di gioco, e soprattutto che gli stessi contatti considerati se subiti da Trae Young vengono invece tollerati contro di lui: "Voglio più consistenza nel metro arbitrale: i fischi devono essere gli stessi per una squadra e per l'altra"

Joel Embiid ha vinto gara-6, ha finito con 22 punti e 13 rimbalzi eppure non è contento. Nel mirino del centro di Philadelphia, il metro di arbitraggio nella sfida contro Atlanta: "Non mi è sembrato che i fischi siano arrivati con una certa consistenza da una parte e dall'altra. Ogni minimo contatto sulla loro point guard [Trae Young, ndr] veniva sanzionato, quello stesso contatto subìto da me veniva invece perdonato. Voglio che l'arbitraggio sia lo stesso, per una squadra e per l'altra". Se Young ed Embiid sono due giocatori diversissimi (per stazza fisica e caratteristiche, fattori che gioco forza li vedono coinvolti in situazioni di pallacanestro diverse), simile invece è stato alla fine il dato relativo ai viaggi in lunetta dei due in gara-6: solo 4 liberi tentati (e 3 realizzati) per Young, 3/5 invece per Embiid (sostanzialmente in parità anche il conteggio di squadra, 24-23 per Atlanta). Eppure Embiid insiste: "Mi hanno messo le mani addosso per tutta la sera eppure non sono mai andato in lunetta fino al quarto quarto", dice. Né lui, né gli altri quattro giocatori del quintetto base di coach Rivers hanno effettivamente tirato un libero in tutti i primi tre quarti, ma i Sixers hanno poi goduto di 20 viaggi in lunetta nell'ultimo periodo (15/20 a cronometro fermo), contro il 6/12 degli Hawks

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Conto dei liberi a parte, il centro di Philadelphia anche in gara-6 è sembrato lontano dall'essere al 100%, prima di tutto fisicamente. Non ha tirato bene (solo 9/24 per lui, che nella serie fino a questo punto viaggiava sopra il 53%) e ha chiuso con 8 delle 11 palle perse di squadra, mostrando in più di un'occasione parecchio nervosismo. L'episodio della quasi-rissa con John Collins il momento più evidente, ma anche le parole del dopo-gara evidenziano uno stato emotivo particolare. O forse - e potrebbe essere un'opzione - è già pretattica in vista di gara-7, nel tentativo di mettere pressione sulla terna arbitrale e generare un vantaggio, anche minimo, per i suoi Sixers, attesi dalla partita più importante della stagione.   

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