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NBA, Van Gundy svuota il sacco: "I miei problemi con David Griffin, mai con Zion"

NBA
©Getty

"La nostra idea di cosa significasse allenare era all'opposto", confessa Van Gundy parlando del suo ex presidente delle basketball operations. "Addio consensuale? Solo nel senso che io non resto dove non mi vogliono. E a New Orleans non mi volevano più". Ma difende Zion Williamson: "Non è un mangia-allenatori"

Un anno ai Pelicans e poi il licenziamento. L'apparizione di Stan Van Gundy a New Orleans è stata breve, e forse anche deludente. La franchigia gli aveva fatto firmare un contratto quadriennale: scegliere di allontanarlo dopo solo una stagione testimonia dell'insoddisfazione del presidente delle basketball operations David Griffin e del front office dei Pelicans, come confermato dallo stesso Van Gundy: "Non volevo restare dove non mi volevano più. E a New Orleans non mi volevano più", ha raccontato l'ex allenatore dei Pelicans. "Solo in questo senso si può considerare condivisa la decisione di non continuare il rapporto di lavoro. Lo stesso era successo a Detroit: Tom Gores [il proprietario, ndr] aveva parlato di decisione condivisa. Lo era in questo senso: lui mi aveva chiesto di andarmene, io l'ho fatto". Le divergenze che hanno portato al suo allontanamento a New Orleans, è stato detto e scritto, avevano a che fare con un presunto malessere da parte del "clan" (famiglia e amici) attorno a Zion Williamson sulla figura di Van Gundy come la migliore per garantire lo sviluppo della stella dei Pels. Ma è lo stesso allenatore a mettere fortemente in dubbio questa versione dei fatti: "Io non ne so nulla. Mai sentito voci al riguardo. Mai, neppure una volta, Zion mi ha detto qualcosa del genere. Vuol dire che non è vero che fosse scontento? Questo non lo so. Magari lo era, e magari è stato proprio questo a portare al mio allontanamento. A me però non ha mai detto nulla. Sicuramente era scontento del numero di sconfitte che abbiamo subìto", ha commentato Van Gundy, poi deciso a prendere le difese della sua ex superstar: "Quel che so è che Zion non è un mangia-allenatori. Anzi, è un giocatore che aiuterà qualsiasi allenatore e squadra a vincere tante partite. Gioca nella maniera giusta, e mi mancherà l'opportunità di continuare ad allenarlo. Il suo talento è così unico che a qualsiasi allenatore non può che girare la testa pensando a tutte le possibilità di impiego che un giocatore così ti propone. Noi ne abbiamo esplorate un po' - tra cui la scelta di farlo giocare da point guard - e sono felice di quello che abbiamo fatto assieme: siamo stati in grado di aiutarlo a crescere. Per quel che mi riguarda, a me è piaciuto allenarlo, penso di aver avuto un buon rapporto con lui, nessun tipo di problema". 

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I problemi, invece - ammette Van Gundy - sono diventati sembre più insormontabili con David Griffin: "La nostra idea di cosa voglia dire allenare aveva finito per essere totalmente opposta. Ho cominciato a capirlo durante la stagione, ma è stato evidente ad annata finita. La pensavamo completamente all'opposto: non sta a me dire chi abbia ragione e chi torto ma di certo non vedevamo le cose allo stesso modo". Le stesse "divergenze filosofiche" a cui aveva accennato Griffin nella sua consueta intervista di fine stagione, prima di prendere la decisione di licenziare Van Gundy e mettersi alla ricerca del terzo allenatore in tre anni per Zion Williamson. Chi? Van Gundy ha un suggerimento. "Fred Vinson potrebbe dare stabilità sia a Williamson che a Ingram, e potrebbe continuare a lavorare sul tiro con Zion. Vinson è a New Orleans dal 2010: conosce l'ambiente, la situazione e potrebbe continuare a lavorare mettendo la sua impronta personale".

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L'ex allenatore dei Pelicans, poi, ha accettato anche di discutere i motivi di un'altra stagione deludente, la terza in fila senza un'apparizione ai playoff. "La squadra era molto giovane, forse troppo: due terzi dei nostri punti sono stati segnati da giocatori sotto i 23 anni, e forse avremmo avuto bisogno di più esperienza. Chi verrà dopo comunque ha chance di fare molto bene: la panchina è invitante, New Orleans è una grande città, il roster è giovane e c'è molto talento". Quello generazionale, però, si chiama Zion Williamson e Van Gundy non ha dubbi: "Avevamo pochissimi tiratori pericolosi sul perimetro - solo Brandon Ingram e Lonzo Ball erano delle vere minacce da tre - eppure Zion ha segnato 27 punti a partita con il 61% dal campo. È un talento fenomenale, ma se vuole davvero migliorare deve farlo in difesa: nei prossimi 5, 6, 7 anni crescerà tantissimo, ma la crescità più importante che dovrà fare la dovrà fare in difesa, dove quest'anno ha fatto fatica. Lui lo sa: lì si deve concentrare, molto più che non sul tiro". 

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