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NBA, Carmelo Anthony: "Io e LeBron, finalmente in squadra insieme"

le parole
©Getty

In una lunga e interessante intervista rilasciata al New Yorker, il nuovo giocatore dei Lakers racconta del suo nuovo libro in uscita in libreria, la sua storia personale da ragazzo, le difficoltà e il percorso tortuoso che ha dovuto fare prima di conquistare fama e successo grazie alla pallacanestro. E dopo 20 anni di carriera potrà finalmente condividere il parquet con il suo amico LeBron

“Where tomorrows aren’t promised: a memoir of survival and hope”: questo il titolo dell’ultimo libro su Carmelo Anthony in uscita negli Stati Uniti; minuziosa ricostruzione di tutto quello che l’All-Star NBA ha dovuto affrontare prima di arrivare a calcare i parquet più importanti degli USA. La scelta al Draft del 2003 infatti è l’ultima scena del libro, come racconta il diretto interessato in una bellissima intervista rilasciata al New Yorker. Tanti i passaggi significativi e le questioni spinose affrontate da Anthony: tra il paio che vale la pena citare c’è sicuramente l’addio ai Nuggets, frutto non della sua volontà ma reazione inevitabile dopo che a Denver si è deciso di non continuare a puntare alla vittoria: “Credo che i giocatori abbiano il controllo sul loro destino: a prescindere dal fatto che alcune persone non vogliono sentirne parlare in questi termini, i giocatori scelgono dove andare a giocare. Come sempre accade poi, alcuni lo usano nel modo corretto, altri meno. È la vita. La gente non sa che io non ho mai chiesto di andare via da Denver: sono andato in Colorado in estate a parlare con la dirigenza e a chiedere quali fossero i piani per il futuro. Mi è stato risposto al tempo che l’intenzione era quella di ripartire da zero, dai giovani e a quel punto ho fatto presente che io non volevo far parte di un progetto del genere. Mi sono detto: sapete che c’è? Adesso scelgo io la prossima squadra dove andare a giocare”.

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L’arrivo a New York però è stato uno dei tanti passaggi della sua carriera che non l’hanno mai portato a scendere in campo al fianco LeBron James - grande amico dentro e soprattutto fuori dal campo negli ultimi 20 anni: “Dopo tutte queste stagioni, finalmente siamo riusciti a farlo e a ritrovarci insieme nella stessa squadra. Parliamo da sempre di un’opportunità del genere, ma i tempi non erano mai coincisi - questione di contratti, di condizioni, di squadre ecc. Per questo, quando ci è capitata l’occasione, non c’è stato bisogno neanche di parlarne: avete bisogno di me o volete che faccia parte della squadra? In questo caso ho compreso da subito quale fosse la volontà da parte dei Lakers e mi sono reso conto che il momento era quello giusto, sia per me che per LeBron. Ci siamo seduti insieme a parlare di pallacanestro (non succede molto spesso): io ero free agent e lui mi ha spiegato che a Los Angeles ci sono tutte le condizioni per provare a vincere. A quel punto non serviva altro per convincermi perché è evidente che questa è la nostra opportunità di provare a fare qualcosa di speciale insieme sul parquet”. I Lakers infatti hanno bisogno di lui: un’opportunità unica, forse l’ultima, per puntare a quel titolo NBA che coronerebbe una carriera da campione.

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