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NBA, Irving e Wiggins rischiano di perdere 33 milioni di dollari senza vaccino

CORONAVIRUS
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La NBA ha reso noto che i giocatori che scelgono di non seguire le regole locali per il vaccino (in particolare a New York e San Francisco) non saranno pagati per le partite che dovranno saltare. I due casi principali sono quelli di Kyrie Irving e Andrew Wiggins, che rischiano di perdere metà dei loro stipendi — pari rispettivamente a 17.5 e 15.8 milioni di dollari

Oltre il 90% dei giocatori NBA è stato vaccinato, un numero che è sempre tenere bene in mente quando si parla della situazione all’interno della lega. Una percentuale sensibilmente più alta rispetto a quella di altri sport — la BBC in Inghilterra ha riportato che solo sette club di Premier League su 20 hanno più del 50% dei loro calciatori vaccinati, ad esempio — e che l’associazione giocatori, sia tramite il suo presidente CJ McCollum che tramite il suo capo Michele Roberts hanno ribadito a gran voce. Resta però il fatto che tra i 40/50 giocatori che non si sono ancora vaccinati ci sono alcuni dei volti più noti della lega, e che per alcuni di loro la decisione di non vaccinarsi potrebbe avere delle ripercussioni cestistiche rilevanti anche per le loro squadre. Le città di New York e San Francisco, infatti, richiedono il certificato di avvenuta vaccinazione (a New York basta una dose, a Frisco ne servono due) per poter accedere a palestre e arene, il che impedirebbe a Kyrie Irving e Andrew Wiggins, i due giocatori più noti a non essersi ancora vaccinati, sia di allenarsi che di giocare le partite casalinghe della prossima stagione (le restrizioni non sono invece previste per le squadre in trasferta).

Nessun compenso per le partite saltate

Nella giornata di ieri la NBA, attraverso il suo portavoce Mike Bass, ha aggiunto una specifica rilevante: “Ogni giocatore che decide di non seguire le imposizioni locali riguardo ai vaccini non verrà pagato per le partite saltate”. Il che significa che Irving e Wiggins, se continueranno a non volersi vaccinare, perderanno come minimo 41 partite di regular season e quindi metà dei loro stipendi per la stagione 2021-22, pari rispettivamente a 17.5 milioni nel caso dell’All-Star dei Brooklyn Nets e 15.8 per l’ala dei Golden State Warriors (tutti numeri da intendere al lordo delle tasse, come sempre accade con gli stipendi della NBA). Non è però da escludere che altre città che ospitano squadre NBA possano allinearsi a quello che già accade a New York e San Francisco: anche Bradley Beal a Washington, Jonathan Isaac a Orlando, Josh Richardson a Boston e Michael Porter Jr. a Denver hanno infatti reso noto di non essersi ancora vaccinati, ma potranno giocare nelle loro città — seppur con un protocollo estremamente più rigido rispetto a quello per i vaccinati.

Il protocollo rigidissimo per i giocatori non vaccinati

I giocatori senza vaccino dovranno sottoporsi a test quotidiani durante le giornate di allenamento, di viaggio e delle partite, non potranno mangiare nella stessa stanza di un altro giocatore vaccinato o membro dello staff (i quali sono stati obbligati a vaccinarsi) e dovranno stare ad almeno due metri di distanza da qualsiasi altra persona. A loro verrà assegnato un armadietto il più lontano possibile da quelli degli altri compagni di squadra, dovranno viaggiare in posti lontani sugli aerei e non potranno lasciare il loro appartamento o il loro hotel, né partecipare ad avvenimenti pubblici per il rischio di essere contagiati. Regole simili a quelle in vigore per tutta la passata stagione, e che invece sono state in gran parte alleviate per l’oltre 90% dei giocatori (e 100% degli staff) che si sono vaccinati.

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