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NBA, Curry, Poole e panchina: Golden State rovina l'esordio dei nuovi Lakers

OPENING NIGHT
©Getty

Guidati dalla tripla doppia di Steph Curry, dai 20 punti di Jordan Poole e da tre giocatori in doppia cifra dalla panchina, Golden State vince in casa dei Lakers con un grande ultimo quarto. Ai padroni di casa non bastano i 67 punti della coppia James-Davis, terribile debutto per Russell Westbrook molto impreciso al tiro

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Lo scorso anno i Golden State Warriors avevano l’enorme problema di sopravvivere nei minuti in cui Steph Curry andava a sedersi in panchina; almeno per una sera, sono riusciti a portare a casa una vittoria di prestigio scavando un solco proprio mentre il due volte MVP si riposava. Guidati dai 20 punti in 25 minuti di Jordan Poole e da tre giocatori in doppia cifra dalla panchina (Damion Lee e Nemanja Bjelica 15, Andre Iguodala 12), i Golden State Warriors sono scappati via ad inizio ultimo quarto, sorprendendo i Lakers che fino a quel momento erano rimasti sempre avanti nel punteggio. Merito della grande circolazione di palla della squadra di Steve Kerr (30 assist su 41 canestri segnati), continuando a fidarsi del passaggio e costruendo tiri ad alta percentuale che per tre quarti non sono entrati e che invece nel finale di gara hanno pagato dividendi. Una vittoria ancora più significativa perché arrivata con uno Steph Curry tutt’altro che entusiasmante: in serata no al tiro (5/21 dal campo, 2/8 da tre e 4 palle perse), la stella degli Warriors ha trovato altri modi per rendersi utile, chiudendo comunque con 21 punti (9/9 ai liberi) e soprattutto con 10 rimbalzi e 10 assist, la sua ottava tripla doppia in carriera nonché la prima dal 2016 a oggi. Curry ha ovviamente catalizzato le attenzioni della difesa dei Lakers che lo ha braccato per tutta la partita, ma i suoi compagni sono stati bravi a sfruttare gli spazi a disposizione, in particolare un Bjelica pressoché perfetto: 6/7 al tiro, 11 rimbalzi, 4 assist e +20 di plus-minus nei 26 minuti in cui è rimasto in campo, per un debutto molto incoraggiante per coach Kerr.

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Per la quarta volta in fila nell’era LeBron i Lakers escono sconfitti dalla prima stagionale, per quanto certamente il Re non abbia niente da rimproverarsi al termine di una prestazione individuale mostruosa: 34 punti, 11 rimbalzi, 5 assist, 13/23 al tiro di cui 5/11 da tre in poco meno di 37 minuti di gioco, con alcuni momenti di assoluta onnipotenza pur alla sua 19^ stagione NBA. Dietro a lui è andato un Anthony Davis da 33 punti e 11 rimbalzi (pur con 2/7 ai liberi), ma alle spalle delle due stelle non c’è stato nessun altro gialloviola in grado di raggiungere la doppia cifra. Coach Frank Vogel nell’ultimo quarto, a corto di soluzioni in grado di tenere nelle due metà campo, si è affidato addirittura a Avery Bradley, firmato letteralmente ieri con un contratto non garantito dopo essere stato tagliato da Golden State, e positivo nei suoi 8 minuti con due triple a segno. Ma già solo il fatto che i Lakers si siano dovuti rivolgere a lui dice molto delle prestazioni degli altri, a partire da un Russell Westbrook decisamente deludente: 8 punti, 5 rimbalzi, 4 assist, 4 palle perse e 4 falli con 4/13 al tiro e 0/4 da tre, senza alcun viaggio in lunetta e un eloquente -23 di plus-minus in 35 minuti (nessun suo compagno è andato oltre il -10 di Malik Monk). È solo la prima partita e ne mancano ovviamente altre 81, ma decisamente non è stato il debutto che si aspettavano in casa gialloviola.

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