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NBA Sundays, parla George Gervin: "I Lakers sono LeBron. Degli Spurs mi piace Murray"

NBA

Stasera alle 21.30 (live su Sky Sport NBA) i Los Angeles Lakers ospitano i San Antonio Spurs. E a presentare questa sfida ai microfoni di Sky ci pensa George "The Iceman" Gervin, una leggenda della franchigia texana, recentemente votato tra i migliori 75 giocatori della storia NBA. Ecco cos'ha da dire, sui suoi Spurs, su coach Popovich e su LeBron James

Appena eletto tra i migliori 75 giocatori della storia NBA (era già presente nei primi 50), George Gervin - che sul finire della sua carriera ha avuto una breve parentesi anche a Roma, con l'allora Banco di Roma (a oltre 26 punti di media) - è una leggenda dei San Antonio Spurs. Al livello dei David Robinson e dei Tim Duncan, con una sola differenza: George Gervin non è riuscito a portare in Texas un titolo NBA, l'unico obiettivo mancato di una carriera per il resto da fenomeno. Quattro volte capocannoniere NBA, nove volte All-Star NBA (e altre tre volte nella ABA), ha chiuso la sua carriera nella lega a quota 26.2 punti di media (!) - motivo per cui la sua maglia nero-argento n°44 è da tempo ritirata a San Antonio. Alla vigilia della sfida tra i "suoi" Spurs e i Los Angeles Lakers (senza LeBron James, ancora assente) - in diretta stasera alle 21.30 su Sky Sport NBA con commento di Flavio Tranquillo e Davide Pessina - "The Iceman" Gervin ha accettato di rispondere a qualche domanda ai microfoni di Sky Sport.

Anche senza LeBron, cosa pensa di questi Lakers dei "Big Three"?

"Bisogna ammetterlo, che piaccia o no: LeBron è i Lakers, per il ruolo centrale che gli è stato dato fin dal suo arrivo. Se Los Angeles vuole vincere, nel lungo periodo, LeBron deve restare lontano dagli infortuni. È successo così anche a San Antonio, negli anni dei titoli ispirati dalla presenza di Duncan, Parker e Ginobili: la prima condizione è che fossero tutti in campo, il resto poi è arrivato grazie alla loro capacità di lasciare fuori dal campo l'ego di ciascuno e di concentrarsi sulla missione che invece avevano in comune, dando tutto in campo. Questa è la formula per avere successo, e per i Lakers questa formula non può prescidere dall'avere LeBron in campo".

E gli Spurs? Sono una squadra da playoff o no?

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"Sono giovani. Credo in Pop(ovich) e nella sua capacità di assemblare sempre e comunque un gruppo capace di competere. Se si può dire una cosa di questa squadra così giovane è che scende sempre in campo per competere: giocano duro, poi ovviamente fanno degli errori, perché sono giovani, ma devono ancora imparare a vincere, ed è proprio qui che entra in gioco la grandezza di un allenatore come Popovich"

C'è un giocatore in particolare che ammira, in questi Spurs?

"Mi piacciono tutti i giovani, ma forse quello più interessante è Dejounte Murray. Ha davanti a sé un futuro incredibile, ma non è certo l'unico ad avere potenziale. Per tutti comunque vale la leadership di Pop: con lui se non giochi duro o se non giochi all'interno delle regole del sistema non vedi il campo e allora forse può volerci un po' per un giocatore giovane perché riesca a esprimere tutto il suo talento all'interno di questo sistema".

Cosa rende Gregg Popovich così speciale?

"La sua relazione con i suoi giocatori, il modo in cui comunica con ciascuno di loro. Fa sapere a ognuno di loro cosa vuole da ciascuno: se vogliamo vincere, dovete fare così e così, dovete darmi questo e quello. Se volete restare in campo dovete giocare in questo modo. Il suo sistema funziona, è un ottimo sistema".

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