Grande protagonista della stagione strepitosa fin qui vissuta dai Pistons, al momento titolari del miglior record di tutta la NBA, Jalen Duren ha anche coronato il sogno coltivato fin da bambino diventando per la prima volta un All-Star. Il centro di Detroit, ai microfoni di Sky Sport, confida però anche di avvertire la responsabilità che deriva dal suo nuovo status
L’ALL-STAR GAME SU SKY SPORT: LA PROGRAMMAZIONE COMPLETA
Ad oggi i tuoi Pistons hanno il miglior record di tutta la NBA: come valuteresti la vostra stagione finora?
Al momento darei il massimo dei voti alla nostra stagione, ma penso che abbiamo molta strada da fare. Abbiamo ancora molte partite da giocare, durante le quali dovremo crescere ancora.
Hai dichiarato “non siamo qui per vincere partite, siamo qui per vincere titoli”. È questa la mentalità che avete nello spogliatoio?
Assolutamente. Voglio dire, tutti sono sulla stessa lunghezza d'onda, tutti si sentono in missione e vogliamo tutti portarla a termine.
Cosa provi al tuo primo All-Star Game? Era un sogno che avevi da tempo?
Certo, diventare un All-Star è una cosa che sognavo fin da quando ero bambino. Quando inizi a giocare, questo è uno dei traguardi a cui vuoi arrivare. Essere un All-Star è un’impresa che riesce a pochi giocatori.
Hai incontrato Cade Cunningham quando avevi 15 anni e lui ne aveva 17 a Colorado Springs, giusto? E la scorsa estate siete andati a Roma insieme per allenarvi. Parlaci del vostro rapporto, di com'è andato il viaggio a Roma e in generale della vostra amicizia.
Cade è come un fratello per me. È un ragazzo con cui condivido molte cose che vanno ben oltre il basket. È un amico che posso chiamare in qualsiasi momento e so che lui sarà lì per me. Abbiamo fatto un viaggio in Europa, con Roma come tappa finale. È stato fantastico poter visitare la città e vedere la quantità di arte e il Colosseo e tutte le cose che Roma ha da offrire. Ho trovato molto interessante il modo in cui mantengono viva la loro storia passata all’interno della città mentre la città continua a crescere e ad evolversi.
Come si traduce l'amicizia in campo? Pensi che sia importante essere amici in campo o è una cosa sopravvalutata?
Non penso che sia strettamente necessario essere amici, ma essere amici aiuta anche nel trovare la miglior chimica a livello di squadra.
Federico Gallinari ci ha confidato che sei tu uno dei leader dello spogliatoio dei Pistons e che ti sei anche inventato un ballo tutto speciale. Ci racconti un po’ di dettagli a questo proposito?
La ‘Bounce Back Dance’ è una cosa che abbiamo creato la scorsa stagione. Ogni volta che perdiamo una partita e poi vinciamo quella successiva, è come se ci prendessimo una piccola, grande rivincita. E per celebrarla ci siamo inventati questo ballo forse un po’ stupido.
Duren e le lezioni imparate nel corso del tempo
Sei estremamente efficiente nel pitturato. Come e quanto hai lavorato per diventare quasi letale nel gioco vicino al canestro?
Direi che ho lavorato prima di tutto sul mio tocco vicino a canestro e sulla mia visione di gioco in generale. In particolare, poi, quando giochi il pick and roll devi girare la testa velocemente per poter vedere il compagno che arriva. Penso che tutto questo lavoro si sia tradotto nell’efficacia che adesso ho giocando nel pitturato.
Quanto è importante la comunicazione difensiva nel vostro sistema di squadra?
È tutto. Senza comunicazione non può funzionare nulla. Occorre che tutti e cinque i giocatori in campo comunichino e facciano sapere ai compagni cosa sta succedendo in ogni momento.
Cosa significa per te essere considerato uno dei pilastri della squadra? Ti emozioni quando qualcuno te lo fa notare e ti stai rendendo conto di dove sei arrivato?
È un'emozione, certo, ma non è affatto una emozione di quelle tristi. Ti fa capire che hai delle grandi responsabilità. Non prendo tutto questo alla leggera e, come ho detto, essere considerato ora un All-Star non fa che aumentare queste responsabilità che sento di avere.
Come pensi di poter migliorare ed espandere il tuo stile di gioco?
Guardando tanti filmati delle partite giocate e di altri giocatori più bravi di me a fare determinate cose, analizzando ogni dettaglio.
Com'è il tuo rapporto con l'allenatore? Cosa ti ha chiesto in particolare?
È fantastico. Da quando l'ho incontrato è stato fantastico e sta crescendo ogni giorno. Penso che sia una persona in grado di connettersi con la nostra squadra e con i giocatori da un punto di vista mentale, mettendosi sullo stesso piano rispetto a noi. Con il coach puoi parlare di qualsiasi cosa e lui sa come farci sentire uniti. Penso che tutti nella nostra squadra siano pronti a dare tutto per coach Bickerstaff.
Come è cambiata la tua preparazione prima della partita rispetto a quando eri un rookie?
Direi che prima di tutto la mia dieta è cambiata, è cambiato ciò che metto nel mio corpo prima delle partite, dopo le partite, come mi nutro. Dall'annata da rookie ad oggi, la mia dieta è cambiata come dal giorno alla notte. Mangio molto meglio e questo mi fa dormire meglio e quindi avere più energia.
Cosa mangi prima della partita?
Quando ero un rookie mangiavo un sacco di cibo spazzatura, roba non buona. Ma ora sono attentissimo e punto su alimenti a basso contenuto di grassi e zuccheri. Cerco insomma di curare al meglio la mia salute.