Olimpiadi invernali, la danza dei record: sesti Cappellini-Lanotte. Oro Virtue-Moir

Olimpiadi

Danilo Freri

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Oro ai canadesi Virtue-Moir, quinta medaglia olimpica, nessuno come loro nella stoia del pattinaggio di figura ai Giochi. Argento Papadakis-Cizeron nonostante la rimonta nel libero. Sesti Cappellini-Lanotte

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La Danza su Ghiaccio è grazia, simbiosi e musicalità. La specialità più artistica del pattinaggio di figura che non per nulla si chiama anche artistico. Ma è una competizione. Feroce se necessario. A PyeongChang è stato necessario e bellissimo. La sfida tra i canadesi Tessa Virtue-Scott Moir e i francesi Gabriella Papadakis-Guillaume Cizeron ci consegna una gara che la storia e che è certamente una delle più belle viste in questa edizioni dei Giochi in assoluto. Alla fine vincono Virtue-Moir con una meravigliosa performance che riesce a resistere alla strabiliante free dance di Papadakis-Cizeron. I francesi rimontano, fanno il record del mondo nel libero, ma non basta per l’oro. Virtue-Moir rispondono con il record del mondo nel totale punti, grazie soprattutto alla short dance. Il vantaggio accumulato nel primo segmento di gara è stato decisivo. E Gabriella Papadakis rischia di rimpiangere per tutta la vita quella maledetta spallina che ha disturbato la sua prestazione e che ha allontanato la medaglia d’oro quel tanto che è bastato a renderla irraggiungibile.

Nessuno ha mai fatto tanto nella storia del pattinaggio di figura olimpico. Oltre ai record, Virtue-Moir possono ora serenamente ritirarsi con 5 medaglie, 3 ori e 2 argenti. Avevano trionfato a Vancouver, poi hanno vissuto un duello entusiasmante con gli americani Davis-White che li avevano battuti a Sochi. Si sono ripresi il trono, ancora con una sfida entusiasmante. E ancora contro chi che è nello stesso tempo avversario e compagno di squadra. L’oro e l’argento della Danza su Ghiaccio si allenano insieme in Canada. Una situazione stimolante e stressante. Un confronto continuo, non solo in gara. Ogni benedetto giorno, ogni allenamento. La sfida ha prodotto risultati altissimi. Una situazione che Virtue-Moir hanno vissuto per anni proprio con i loro ex grandi rivali Davis-White. Anche lì stimolante, anche lì sono arrivate prestazioni superlative. Poi c’è stata una inevitabile esplosione e separazione. Questa volta non sarà necessario arrivare allo scontro, Virtue-Moir chiudono qui una carriera inarrivabile e Papadakis-Cizeron si prenderanno tutta la scena. Hanno l’età e la forza per far diventare la sfida ora un confronto sulla carriera. Un confronto che ha tutto per rimanere indelebile. Perché non si assomigliano queste due coppie, anzi hanno stili diversi ed ogni appassionato può innamorarsi liberamente di uno dei due. Forse di entrambi. Virtue-Moir: carisma, presenza scenica, classe, ma anche potenza e capacità di inserire elementi innovativi ed estremi nei sollevamenti. Per loro le musiche del film Moulin Rouge per scatenare grinta e determinazione. Papadakis-Cizeron: delicati, morbidi, intensi, poetici, leggeri. Sulle note della Sonata Chiaro di Luna di Beethoven. Come hanno giustamente osservato Anna Cappellini e Luca Lanotte, è una generazione di fenomeni. E contro questi fenomeni gli azzurri hanno lottato, hanno confermato il sesto posto finale che già avevano ottenuto a Sochi. Lo hanno fatto riuscendo a presentare il meglio del loro repertorio, esaltato dalle musiche di “La Vita è Bella” di Nicola Piovani. Ancora una volta due danzatori italiani che portano l’arte italiana nel mondo con orgoglio. Se sarà davvero l’atto conclusivo di una carriera, la rappresenta degnamente. C’è futuro nella Danza italiana e lo dimostra il decimo posto di Charlene Guignard e Marco Fabbri. Una coppia in crescita e che nei prossimi anni dovrà reggere la scena nelle competizioni internazionali. Sono pronti.

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