Olimpiadi Tokyo, 200 giorni al via: tra incertezze e speranze

Olimpiadi

Danilo Freri

Poche certezze. Sono quelle che accompagnano i prossimi Giochi Olimpici. I preparativi continuano, ma serve un piano per far arrivare 15 mila atleti olimpici e paralimpici in Giappone. Covid permettendo. Intanto un sondaggio della rete nazionale NHK dice che 63% dei giapponesi vorrebbe cancellare o rimandare ancora i Giochi

Mancano 200 giorni ai Giochi Olimpici di Tokyo e non sappiamo con certezza che Olimpiadi saranno. Non lo possiamo sapere. I contagi da nuovo coronavirus modificato si stanno alzando, anche in Giappone dove sono in crescita da 14 settimane consecutive. Di certo rimane la determinazione e l’intenzione delle autorità giapponesi e del Comitato Olimpico Internazionale: i preparativi continuano, Tokyo deve dare speranza e coraggio a tutto il mondo ed essere il simbolo della ripartenza. Lo ha ribadito il Primo Ministro giapponese Suga che ha chiesto una accelerazione sui vaccini, decisivi per controllare la pandemia. L’insistenza del presidente del CIO Bach e delle autorità giapponesi nel difendere i Giochi, lo scorso anno fu criticata, sembrò una testarda salvaguardia dei notevoli investimenti. Che ora sono arrivati ad oltre 15 miliardi di dollari, quasi 3 in più a causa dello spostamento al 2021. Un anno dopo bisogna fare ancora i conti con il Covid, ma lo sport ha già dimostrato in questi mesi di poter garantire eventi importanti.

 

La determinazione con cui in Europa si sono conclusi molti campionati e con cui in America si sono disputate le stagioni di baseball e NBA sono un esempio. Certo, la sfida di Tokyo è molto più complessa. Nei prossimi 200 giorni si dovranno prendere decisioni, con la stessa forte determinazione. Ci dovrà essere un piano per far arrivare 15 mila atleti olimpici e paralimpici in Giappone, oltre a giudici, arbitri e a tutte le delegazioni. La differente gestione della pandemia in ogni paese influirà sulla preparazione olimpica degli atleti, compresa l’eventuale disponibilità dei vaccini. Ci dovrà essere un piano per la sicurezza del Villaggio Olimpico e del pubblico se sarà presente. Il Comitato organizzatore deciderà entro maggio se ammettere tifosi dall’estero. Non si può escludere che vedremo solo pubblico giapponese e magari con presenze ridotte sulle tribune. Il che vorrebbe dire rinunciare almeno in parte agli 800 milioni di introiti previsti per la vendita dei biglietti. E allora saranno soprattutto Giochi televisivi, d’altronde il 73% dei ricavi del CIO viene dai diritti tv.

 

La gestione di tutti questi problemi dovrà influire sull’opinione pubblica. Un sondaggio della rete nazionale NHK dice che 63% dei giapponesi vorrebbe cancellare o rimandare ancora i Giochi. Un sentimento che non cambierà nel breve periodo visto il Giappone è vicino per la prima volta allo stato di emergenza. Ora vivremo 200 giorni di speranza e, speriamo, di decisioni coraggiose e tempestive. Così, alla fine, una certezza forse l’avremo: saranno Giochi mai visti, in condizioni mai sperimentate prima e irripetibili. Presenze, permanenze e spostamenti saranno ridotti e controllati, ogni cerimonia sarà essenziale. Ma una medaglia d’oro rimarrà una medaglia d’oro.

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