Spinta aborigena per la partita che vale…due volte

Rugby

Francesco Pierantozzi

Prima sfida del Tri Nations 2020: è sempre Australia-Nuova Zelanda, capitolo numero 169. Si gioca a Sydney, live sabato 31 ottobre alle 9.45 su Sky Sport Arena

C’è anche una maglia speciale, disegnata nel segno, anzi nei segni, della cultura aborigena, per battere gli All Blacks, cosa che ai Wallabies non riesce a Sydney da 5 anni. È sempre Australia-Nuova Zelanda, capitolo numero 169, con la netta superiorità neozelandese (116 vittorie contro 44 e 8 pareggi). Stavolta il trans-Tasman derby vale doppio, come prima giornata del ri-nato Tri nations, con l’Argentina e senza il Sudafrica, e per la Bledisloe Cup, atto terzo, dopo il pareggio di Wellington e la vittoria All Blacks (27-7) di Auckland. Gli australiani devono portare a casa le prossime due sfide per riprendersi un trofeo che non hanno in bacheca da 18 anni. Un unico vantaggio: giocare le partite decisive in casa, cosa che non accade dal 2009.

Il nuovo Lomu

Inutile fare tanti giri di parole: tutti aspettano Caleb Clarke! Se non sapete chi è cercate la clip delle sue giocate in maglia nera, vi travolgerà con la sua potenza. 21 anni, figlio d’arte, il padre Eroni, origine samoana, è stato a sua volta All Black (nr. 919) tra il 1992 e il 1998, Caleb ha lo stesso ruolo e numero di maglia di Jonah Lomu, ancora oggi l’espressione massima della forza fisica che apre le difese. Caleb è più moderno, meno grosso se paragonato alle macchine fisiche dei giocatori attuali, più abile tecnicamente. Deve migliorare il gioco al piede ma si può fare e lo farà. Sogna di andare alle olimpiadi dove sarebbe stato destinato con la Nuova Zelanda Seven. Rimandata Tokyo è tornato al 100 % nel rugby a 15 e non lo ferma più nessuno. Non è un modo di dire, guardare per verificare. 

Tri Nations

Emigranti contro

Ha un cugino che ha giocato con gli All Blacks, Francis Saili (nr. 1126) con un paio di presenze nel 2013, è nato a Auckland, ha origine samoane ma gioca per i Wallabies.  Si chiama Noah Lolesio, è cresciuto in Australia, è al debutto e avrà addosso la maglia numero 10 da mediano di apertura. Una scelta forzata dall’infortunio a un ginocchio al titolare James O’Connor. Uno dei cinque cambi australiani, 4 fra i trequarti, con Irae Simone, nato anche lui in Nuova Zelanda, compagno di Lolesio ai Brumbies, primo centro, Petaia secondo centro e Haylett Petty, sudafricano di Durban, emigrato con la famiglia in Australia, estremo. Nel rugby si può scegliere di vestire la maglia di una nazionale se si è nati nel paese per cui si giocherà, per residenza (una volta 3 anni, oggi 5), o se si ha genitori o nonni (non oltre…)  col passaporto “utile”. Una volta fatta la scelta non si può tornare indietro. Lolesio avrebbe potuto giocare per Nuova Zelanda, nascita, Samoa, passaporto genitori, o Australia, residenza…

Diritto alla paternità e alla salute

Se state per diventare padri, giocate negli All Blacks e siete in trasferta, anche di questi tempi pandemici, con quarantene da affrontare, nessuno vi negherà di seguire il parto. E non con qualche piattaforma digitale. Ardie Savea non giocherà per questo motivo e non ci sarà, sempre per lo stesso motivo, anche Nepo Laulala. I valori contano e una partita di rugby, persino nell’era professionistica, persino la più importante e sentita, va messa in secondo piano. Sei un titolare fisso? Non importa, giocherà qualcun altro. Così i cambi degli All Blacks sono “forzati”, rientro del titolatissimo Whitelock a parte, con Sotutu numero 8 al posto di Savea, e Tu’inukuafe in prima linea per Moody che non aspetta figli ma il “via libera” dopo una concussion subita, cioè una commozione cerebrale che potrebbe lasciare segni futuri e che merita la massima attenzione anche se il giocatore sta bene. Un po’ di riposo, la salute e la vita prima di tutto.

 

Appuntamento dunque da non perdere, sabato 31 ottobre live dalle ore 9.45 su Sky Sport Arena.

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