Gli Azzurri fanno un altro passo avanti sotto il profilo della performance conquistano un punto di bonus a Dublino. Riscatto della Scozia che si aggiudica la Calcutta Cup mentre continua il calvario del Galles nettamente battuto dalla Francia
Il Sei nazioni prosegue nel segno dell’Italia che spaventa l’Irlanda a Dublino: la squadra di Gonzalo Quesada mette in campo una grande prestazione soprattutto in mischia chiusa e in touche e si crea le opportunità per sfiorare l’impresa. Grande merito agli Azzurri che hanno saputo interpretare la sfida dell’Aviva Stadium con un piano di gioco ben definito, una consapevolezza dei propri mezzi sempre più crescente e una fiducia sul futuro che aumenta settimana dopo settimana. La Scozia rinasce a Murrayfield, batte l’Inghilterra grazie anche a una performance di Finn Russell ben oltre la sufficienza. Gli Highlanders volevano la vittoria e con grande determinazione l’hanno ottenuta, facilitati anche dal fatto che la squadra di Steve Borthwick ha giocato 30’ in 14 per il doppio cartellino giallo (poi rosso da 20’) a Henry Arundell. Piccolo passo indietro per l’Inghilterra che sabato prossimo affronta l’Irlanda a Twickenham. Infine la Francia che fa del Galles un sol boccone. Troppo forti i transalpini che marcano 3 mete in 15’ e al 38’ avevano già raggiunto il punto di bonus offensivo. I Dragoni, sempre più in difficoltà, conoscono la sconfitta più pesante di sempre, con la Francia, nel Sei Nazioni.
L’Italia perde in Irlanda ma continua il suo percorso di crescita
Gonzalo Quesada, alla vigilia del match di Dublino, aveva chiesto ai suoi ragazzi di essere competitivi e di giocare la loro partita. L’Italia non solo è stata competitiva ma ha anche accarezzato per un attimo la possibilità di uscire dall’Aviva Stadium con una vittoria (all’intervallo il punteggio era sul 5-10). Sono tanti gli elementi positivi da sottolineare nella trasferta irlandese: la qualità e la solidità della mischia chiusa aumenta partita dopo partita. La prima linea irlandese che retrocede sotto la spinta di quella azzurra, con le immagini di Tadhg Furlog che viene “alzato” dalla spinta di Mirco Spagnolo hanno fatto il giro dei social e del web dimostrando quanta determinazione c’è nel pack degli avanti dell’Italia. Al termine del match con l’Irlanda Giacomo Nicotera ha dichiarato che gli Azzurri vogliono tornare a essere dominanti in mischia chiusa per conquistarsi il merito che rispettano. E’ abbastanza palese che dopo la sfida di Dublino l’Italia si sia conquistata definitivamente il rispetto di tutti (se mai ce ne fosse stato bisogno). Non solo mischia ma anche touche. Andrea Zambonin gestisce e giganteggia in rimessa laterale come un veterano qualunque, è un ball carrier sicuro e fa di questa fase statica un porto sicuro per la Nazionale italiana che può ancorarsi anche a questo tipo di conquista per rilanciare la sua offensiva. Ormai è “banale” sottolineare la prestazione delle terze linee. Il capitano Lamaro, Lorenzo Cannone e Manuel Zuliani hanno fatto la voce grossa nel breakdown recuperando palloni vitali contro mosti sacri come Doris o Conan. I tre giocatori del Benetton non solo hanno messo sabbia negli ingranaggi dell’attacco irlandese (in seria difficoltà con Sam Prendergast ancora sotto il mirino delle critiche) ma hanno anche consolidato i punti d’incontro permettendo a Fusco e Garbisi di mettere in campo la strategia di gioco in attacco. Fra i tanti Azzurri che hanno preso la sufficienza (se non di più) c’è Lorenzo Pani, l’estremo che non ti aspetti. Uso del piede intelligente, iniziativa individuale con una giocata che avrebbe meritato maggior sorte nel primo tempo e grande gestione dello spazio allargato.
Andy Farrell ha detto che l’Irlanda ha battuto un’Italia molto forte
A fine partita la gioia dei giocatori irlandesi è contenuta. Sicuramente il successo sugli Azzurri ha dato un pò di serenità a una squadra che doveva reagire dopo la batosta con la Francia. La reazione c’è stata così come la vittoria, raggiunta però dopo una prestazione altalenante che è cambiata nel secondo tempo con l’ingresso di Jamison Gibson-Park che ha dato un volto nuovo all’attacco dei Verdi. Perché la gioia contenuta dei giocatori? Perché l’Italia ha spaventato e non poco il pubblico di Dublino, rischiando di pareggiare la partita e provando fino all’ultimo a riacciuffare un risultato che dopo i primi 40’ di gioco vedeva gli Azzurri davanti. E’ questo il merito e il plauso che va fatto alla squadra di Gonzalo Quesada: essere riuscita a tenere in piedi una partita quando solo due anni fa la stessa squadra perdeva 36-0, sullo stesso campo, senza alcuna possibilità di giocare alla pari. L’Irlanda, quinta nel ranking mondiale, al netto dei problemi di infortuni in prima linea, giocatori stanchi e incognite in alcuni ruoli cruciali come il mediano di mischia e d’apertura, rimane comunque una squadra di grandissima qualità che sa esaltarsi ancora, come faceva una volta, con il pallone in mano quando il ritmo del proprio gioco si alza notevolmente. Pertanto la prestazione dell’Italia assume un valore ancor più alto considerato che gli Azzurri tornano a casa con un punto di bonus difensivo e, volendo guardare la classifica del Sei Nazioni, si ritrovano a pari punti (5) con l’Inghilterra.
La Scozia sorprende l’Inghilterra e vola al secondo posto in classifica
Se Finn Russell brilla (splendido lo schiaffo al volo per la meta di Huw Jones), allora si illumina anche la Scozia. E’ esattamente quello che è successo nel match di Murrayfield: la squadra di Gregor Townsend voleva a tutti i costi la vittoria, lo si vedeva sui volti dei giocatori scozzesi che hanno giocato un primo tempo strabiliante, segnando 3 mete in trenta minuti con un gioco veloce e corale che appartiene alla Nazionale del Cardo. Non solo attacco per gli Highlanders ma anche tanta pressione difensiva, chiedere a George Ford il cui drop viene intercettato da Matt Fagerson che avvia la cavalcata solitaria di Huw Jones per quella che è stata la meta del bonus offensivo. Piccolo passo indietro per l’Inghilterra che dopo la netta vittoria sul Galles cade, come spesso gli è accaduto, sul campo di Edimburgo sul quale non vince dal Sei Nazioni 2020. Tranne pochi elementi come Bea Earl, autore anche di una meta, alcuni giocatori sono sembrati stanchi: Itoje e Genge su tutti. Ma soprattutto non ha giovato alla squadra di Steve Borthwick l’aver giocato in 14 per 30’ a causa del doppio giallo (poi diventato rosso da 20’) subito da Henry Arundell. La vittoria di sabato scorso rilancia la Scozia che, dopo la sconfitta di Roma e dopo aver subito numerose critiche, si ritrova al secondo posto della classifica con la trasferta in Galles all’orizzonte. Per l’Inghilterra invece un match non semplice e quanto mai importante per il proseguo del torneo: a Londra arriva l’Irlanda in una sfida che dirà molto delle ambizioni delle due formazioni di vincere il Sei Nazioni.
La Francia padrona del Torneo
La squadra di Fabien Galthié, dopo la seconda giornata del Sei Nazioni, è l’unica a poter aspirare al Grand Slam. Il paragone può sembrare azzardato ma al momento la Francia è la sola squadra al mondo, insieme al Sudafrica, ad avere una rosa allargata e di grande qualità. Le scelte del tecnico transalpino a inizio torneo hanno fatto discutere ma i Bleues hanno dimostrato di sopperire senza problemi a giocatori del calibro di Ntamack, Aldritt, Fickou e Penaud. Jalibert sta attraversando uno dei momenti di forma migliori della sua carriera, nel triangolo allargato e in mezzo al campo ci sono giocatori nati fra il 2003 e il 2005, freschezza nelle gambe e abilità da vendere con le mani. Davanti, risolti i problemi in prima linea che si erano notati nei test di novembre, Galthiè sceglie di giocare con cinque terze linee con grandi qualità di handling che consentono alla regia di Dupont di produrre un gioco dinamico e scevro da schemi rigidi. Il Galles ha avuto poco da dire nel match di Cardiff, impotente di fronte a una squadra nettamente superiore in tutti gli aspetti del gioco. La notizia che forse fa più male alla Nazionale di Steve Tandy è il Principality Stadium con più di una tribuna vuota: 57000 spettatori presenti, il numero più basso di presenze da quando esiste il Sei Nazioni.
A cura di Onrugby.it