Tennis, esordio di Paolo Maldini da pro a Milano: il bilancio

Tennis

Stefano Meloccaro

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Il bilancio dell’esordio nel circuito professionistico ATP di Paolo Maldini, battuto 6-1 6-1 in doppio nel primo turno del Challenger di Milano. L’obiettivo? Non era vincere, ma mettersi in gioco

Se la domanda è: “Com’è andato l’esordio di Paolo Maldini nel tennis pro?” la riposta non può che essere pollice alto. Per un 49enne di (infinito) successo che, nel mezzo dell’esistenza più agiata e rilassata possibile, decide di cimentarsi su un terreno del genere, solo applausi. Se poi vogliamo parlare della partita, beh è chiaro che partita non c’è stata e non ci poteva essere. Questo per spiegare ai non tennisti quale abissale differenza possa esserci tra un amatore NC e un professionista, anche se naviga verso il numero 200 della classifica di doppio ATP.

Paolo giocava in coppia col suo coach e amico Stefano Landonio, ottimo maestro dell’Harbour Club di Milano, proprio la sede del match. Gli avversari erano Bednarek e Pel, non proprio Sampras e Agassi ma comunque gente che lo fa di lavoro. Come se non bastasse, Maldini viene da una trasferta cinese di due giorni per un match di beneficienza (calcio), con relativo sballottolamento. Ciliegina sulla torta (il giorno prima era il suo compleanno), Paolo si stira una coscia durante il primo (primo!) punto del match. Ready? Play, e a tratti si fa anche sul serio. Loro, i giovani e forti, servono anche a 180-190 all’ora: non si prende mai. Noi, gli anziani del circolo, ci arrabattiamo sui 130 quando va bene. Landonio dispone di ottima tecnica, da fermo tira forte e la piazza pure. Maldini ci prova, ma quando dice che questa esperienza resterà un unicum è onesto e consapevole.

Un conto è vincere il torneo di qualificazione e strappare la wild card per il tabellone principale. Altra cosa è provare a far punti contro ‘sti due giovanotti. Peraltro su terra battuta - superficie più difficile di tutte - e in doppio, specialità tecnica per eccellenza. Finisce 6-1 6-1 in meno di un’ora, ma è il dato meno importante.Sapersi mettere in gioco, uscire dalla cosiddetta comfort zone, misurarsi in qualcosa che non si padroneggia al 100%, sorridere sincero al momento della stretta di mano: questi sono gli elementi su cui soffermarsi e da consegnare alle generazioni future.

Grande Paolo, supremo esempio di sportivo contemporaneo.

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