Djokovic a Sky: "Dopo sconfitta con Melzer nel 2010 ho pensato di smettere con il tennis"

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Ospite a 'Casa Sky Sport' Novak Djokovic, numero 1 del mondo: "Nel 2010 vedevo tutto nero, ho anche pensato di smettere con il tennis. La finale contro Federer di Wimbledon una delle partite più belle della carriera. Il ritorno in campo? Dicono il 13 luglio, ma dobbiamo vedere come andrà la situazione negli Stati Uniti". Giovedì su Sky Sport Arena il 'Djokovic day' con tutte le migliori partite a Wimbledon del fenomeno serbo

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Novak Djokovic è stato protagonista di una lunga chiacchierata a 'Casa Sky Sport'. Il numero 1 del mondo, protagonista giovedì su Sky Sport Arena di una giornata interamente dedicata a lui con le migliori partite della carriera a Wimbledon, ha parlato della sua preparazione al ritorno in campo: "Per noi tennisti è importante avere chiarezza nel calendario - ha detto Nole -. Ufficialmente è il 13 luglio, in molti dicono che difficilmente ricominceremo in quella data. Per me è importante avere una routine, non posso aspettare una data. Mi alleno ogni giorno in palestra, corro a casa, gioco con i bambini e anche questa è una fatica. All'inizio mentalmente ero un po' vuoto e in confusione, mi mancava chiarezza. Ho parlato con il mio team, ho cercato di allenarmi quotidianamente, anche se non ho seguito alla lettera la preparazione".  Sulla data di ritorno in campo, anche Djokovic non ha certezze: "Ufficialmente è il 13 luglio, ma hanno cancellato già il torneo WTA in Canada, ma non quello maschile - ha detto -. Dobbiamo vedere come va la situazione negli Stati Uniti, perché noi dovremmo andare lì ad agosto. Se diventa meno rischioso, potremo riprendere. C'è l'opzione anche che cancellino tutti i tornei in America e si cominci con la terra battuta in autunno, magari venire a Roma fra 2-3 mesi: speriamo si possa riprendere a giocare".

Djokovic: "Nel 2010 ho pensato di smettere con il tennis"

Sulla magica finale di Wimbledon 2019 vinta contro Federer, Nole ricorda: "E' stata una delle due più belle partite a cui ho partecipato insieme alla finale con Rafa in Australia nel 2012. Sono partite uniche, è successo di tutto. Dal punto di vista tecnico, la qualità del gioco di Roger è stata eccellente dal primo all'ultimo punto, lo dicono anche i numeri. Io ho giocato bene i punti decisivi, non ho sbagliato una palla nei tre tie-break e forse era la prima volta in carriera. Queste partite succedono una o due volte in carriera e sono grato di aver potuto lottare contro un grande come Roger in un teatro prestigioso come il Centrale di Wimbledon". Djokovic ha anche perso qualche partita importante, che ha fatto venire brutti pensieri al vincitore degli ultimi Australian Open: "Nel 2010 ho perso con Melzer ai quarti del Roland Garros, ho pianto dopo questo ko - ha detto -. Era un momento negativo, volevo lasciare il tennis perché vedevo tutto nero. E' stata una trasformazione, perché dopo quella sconfitta mi sono liberato. Avevo vinto in Australia nel 2008, ero numero 3 del mondo ma non ero felice. Sapevo che potevo fare di più, ma perdevo le partite più importanti contro Federer e Nadal. Da quel momento mi sono tolto la pressione, ho cominciato a giocare più aggressivo: qui è stata la svolta". 

Djokovic: "Amo l'Italia, mi sento un po' italiano"

Djokovic è stato molto generoso, donando ingenti somme alla Serbia e a Bergamo nella lotta contro il Covid-19: "Amo l'Italia con tutto il mio cuore, sono sempre con l'Italia e sento la vicinanza con voi - ha detto -. Ho vissuto per molto tempo in Italia, a Perugia e a Firenze, mi ha sempre attratto la cultura e la lingua. Mi sento un po' italiano e quello che è successo a Bergamo, Milano e in Lombardia ha toccato il mio cuore. Abbiamo amici di Bergamo che mi hanno raccontato della situazione drammatica, non volevo che uscisse la mia donazione, ma l'ho fatto con il cuore". 

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