Afghanistan, l'ex Ct Berruto salva la pallavolista Safiya dai talebani

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Con un messaggio sui social l'ex Ct dell'Italvolley maschile (2010-2015) ha raccontato la storia di Safiya, pallavolista scappata dai talebani e dall'Afghanistan anche grazie al suo intervento: "Mi ha scritto su Whatsapp, era disperata" - ha detto a Repubblica. E su Facebook: "Una sua compagna di squadra era stata uccisa perché giocava senza hijab". Sabato l'arrivo in Italia

Safiya ora è in Italia. La giovane pallavolista afghana riuscita a scappare dai talebani anche grazie all'aiuto di Mauro Berruto, l'ex commissario tecnico della nazionale di volley maschile (tra il 2010 e il 2015) che ha collaborato all'espatrio di altri sportivi dall'Afghanistan. La storia è stata raccontata dell'ex Ct sul proprio profilo Facebook, un mese lunghissimo vissuto nel terrore: "Il primo contatto ventotto giorni fa; la foto della tua compagna di squadra uccisa perché giocavate a pallavolo senza hijab; i venti giorni nascosta a Kabul; un video al buio con gli spari di talebani che cercano, porta a porta; l’unica via d’uscita è il confine" - sono le sue parole. Tra i due un collegamento costante, continua Berruto nel suo messaggio, corredato da un primissimo piano sugli occhi di Safiya. Poi la fuga fino al confine, il volo e l'arrivo in Italia".

La storia

"Mi è arrivato un suo messaggio via whatsapp. Era disperata". Tutto iniziò così, racconta sempre Berruto sulle pagine di Repubblica -. 'Ti prego, aiutami, mi uccideranno come hanno fatto con la mia compagna di squadra - le parole della giovane Safiya riportate nell'intervista dall'ex Ct -. Io e le altre siamo tutte nascoste, ma ci troveranno e faremo la stessa fine'". Poi un grande lavoro di squadra: "I nostri diplomatici hanno fatto un lavoro gigantesco - prosegue Berruto - preparando tutti i documenti che servivano. 900 chilometri prima di raggiungere il nostro consolato dove l'aspettava un visto e un biglietto aereo. Quando sembrava tutto fatto la polizia l'ha fermata all'aeroporto perché era entrata illegalmente in quel Paese. Ma ancora una volta i nostri diplomatici hanno fatto il miracolo". Alla fine Safiya è arrivata in Italia sabato mattina: "C'è la consapevolezza che stiamo vivendo una nuova Shoah con alcune categorie di persone, le donne su tutti, rastrellate porta a porta - ha concluso Berruto -. Con la grande differenza che oggi, con gli strumenti tecnologici che abbiamo, siamo in grado di seguirla in tempo reale. Bisogna urgentemente trovare un metodo e aprire corridoi umanitari. Non possiamo davvero girarci dall'altra parte".

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