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Il mondo del volley piange Luciano Gaspari

il lutto

Roberto Prini e Stefano Locatelli

Foto www.federvolley.it

La Federazione Italiana Pallavolo esprime il più profondo cordoglio per la morte di Luciano Gaspari, ex ufficiale di gara e figura di spicco del movimento arbitrale italiano e internazionale

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Ci sono arbitri che dirigono le partite. E poi ci sono uomini che danno forma al gioco. Luciano Gaspari, che apparteneva a questa seconda, rarissima, categoria, se ne è andato oggi, dopo una lunga malattia. Lascia la moglie Irene e due figli, Daniele e Marco, attuale allenatore di Scandicci, a cui vanno le nostre più affettuose e sincere condoglianze. 

Gaspari è stato il numero degli arbitri di volley in Italia e per lungo tempo anche nel mondo. Nato ad Ancona il 27 novembre 1952, ha attraversato la pallavolo come una presenza solida e riconoscibile, con il fischietto come strumento e la passione come bussola. Dal 1969 fino all’Olimpiade di Atene 2004, oltre trent’anni di Serie A, ventuno da internazionale: Finali, Scudetti, Coppe Italia, World League, Mondiali, Europei, Olimpiadi, il suo curriculum è una mappa completa del volley che conta. Ma ridurre Luciano ai numeri sarebbe un errore. Perché la sua vera grandezza stava nel modo. Nella calma che metteva ordine. Nella voce diretta, marchigiana, mai distante. Nella capacità di farsi rispettare senza alzare il tono, di spiegare prima ancora che giudicare. Anche dopo aver appeso il fischietto al chiodo, non ha mai lasciato il campo: ha continuato a servire gli arbitri, la sua regione, la Federazione, fino alla presidenza degli arbitri europei presso la CEV, riconoscimento naturale di una credibilità costruita in una vita intera.

Per noi di Sky Sport è stata una figura familiare per anni, grazie alle sue spiegazioni inappuntabili ed alle sue telefonate quando dicevamo in onda una sciocchezza regolamentare. Chiacchierate che si concludevano sempre con un invito: “Quando siete dalle parti di Ancona, passate a trovarmi a casa”. Cosa che ovviamente abbiamo fatto, perché Luciano era Luciano e casa sua diventava casa nostra per qualche ora nelle quali, ovviamente, si chiacchierava solo di pallavolo davanti ad un piatto di tagliatelle all’anconetana e ad un bicchiere di Rosso Conero. Ciao Luciano, ora fischia tra gli Angeli e non ti arrabbiare troppo se non capiscono un’invasione o un fallo di rotazione…

 

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