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02 gennaio 2017

G-men, 5 colpi nella storia del mercato di gennaio

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Nainggolan, Balotelli, Salah, Davids e Stankovic: i nostri 5 G-men, i colpi del mercato di gennaio [illustrazione di KAPA]

Davids, Stankovic, Balotelli, Nainggolan e Salah: sono i nostri 5 G-men, supereroi del mercato di gennaio. A modo loro, in inverno hanno cambiato la propria storia o quella delle società che hanno puntato su di loro: viaggio nel tempo e nella storia del calciomercato invernale

di Guido Barucco (GDM)

Lo chiamano mercato di riparazione. Sembra sempre quello delle occasioni, degli affari, degli sconti. Dei prestiti, dei rinforzi per colmare una lacuna. Di quelle operazioni low-cost che magari durano solo sei mesi e che servono per sostituire un infortunato. E spesso è così. Ma chi lo dice che è solo questo? Che il mercato invernale non può regalare colpi esaltanti, che non può cambiare sorti e fortune di una squadra, che non può alterare gli equilibri di una stagione e di un campionato? La storia insegna che anche a gennaio si può cambiare il proprio destino. Basta un supereroe. Anzi, un mutante. Ne abbiamo scelti 5 che hanno “mutato” la stagione dei club che hanno puntato su di loro a gennaio. O che hanno cambiato la propria storia insieme a quella delle squadre che li hanno scelti. Sono i G-men, i 5 colpi che hanno fatto la storia del mercato di gennaio. Da Davids alla Juventus, dopo esser stato meteora al Milan, a Stankovic all’Inter. Da Balotelli in rossonero, con il ritorno in Italia che portò Allegri in Champions League a suon di gol ed assist, a Nainggolan in giallorosso. Fino a Salah, stella della Fiorentina soltanto per sei mesi ma abbastanza per lasciare, eccome, il segno in viola. Ecco i nostri G-men, da scoprire uno ad uno. I 5 più significativi, più importanti, più incisivi. I 5 che hanno cambiato la propria carriera o la stagione di una squadra. I 5 che sono stati grandi colpi in inverno. Sì, anche a gennaio si può: non è soltanto un mercato di riparazione. E loro possono insegnarcelo.

EDGAR DAVIDS | DA: MILAN A: JUVENTUS DATA: DICEMBRE 1997 PREZZO: 9MLD ₤

 


La sua storia, quella personale, già parlava per lui. Nato in Suriname, cresciuto in Olanda. Nella vita e sul campo, dove a 18 anni debutta in Eredivisie con la maglia dell’Ajax. Potente, selvaggio, grintoso. Impressiona, anche un maestro del calcio come Van Gaal che non ci mette molto a trovargli il soprannome perfetto: per lui, Edgar Davids è semplicemente il ‘Pitbull’. Rende l’idea no? Sul campo le prestazioni non deludono la fama, tanto da attirare a sé l’interesse del Milan. Ma il passaggio in Italia non ha l’impatto che lui, e i rossoneri, si aspettavano. Distante, scostante, poco socievole. Ringhia fuori dal campo come in partita. Scorbutico ed irascibile, raccontano che il primo giorno in via Turati si sia presentato con quegli occhiali scuri che non si sarebbe più tolto. Alle domande non rispondeva, l’atteggiamento urtava molti anche in casa rossonera. Però sul mercato era un affare, perché il Milan lo aveva strappato a parametro zero nell’estate del ’96 grazie alla sentenza Bosman. Ma l’impatto con il calcio italiano non fu positivo: diciannove presenze, zero gol. In rossonero non ha lasciato il segno se non per le notti brave in discoteca o le risse per strada. Caratteraccio. Quindici partite al primo anno al Milan, appena quattro nel secondo quando a febbraio si rompe tibia e perone in uno scontro con Bucci. Sembra l’inizio della fine, anche se Davids in sei mesi recupera e torna più forte di prima. Capello ne è intrigato, ma teme la sua influenza negativa sulla squadra. E quando alle porte di Milanello bussa la Juventus, nessuno si oppone al suo trasferimento.

La rinascita in bianconero - La missione di Luciano Moggi e Marcello Lippi è chiara: recuperiamolo. Sanno che Edgar Davids, nel bene e nel male, nei pregi e nei difetti, è un talento. Sanno che i suoi muscoli e la sua grinta possono far comodo alla Juventus. Sanno che Van Gaal non poteva averci visto male, che dall’Ajax difficilmente escono “bidoni” o “meteore”. Ecco perché nel dicembre del 1997 tentano l’azzardo per 9 miliardi di lire: portare Davids in bianconero convinti di poterlo cambiare anche caratterialmente, di poterlo gestire. E’ il rinforzo invernale per Lippi, mentre a Milano festeggiano la sua partenza. Sarà una festa amara, perché alla Juventus Davids riscrive davvero la sua storia. E quella bianconera. Torna Pitbull, vince scudetto e Supercoppa italiana con la Juve. “Ho scelto questo club perché negli ultimi quattro anni ha vinto più di tutti in Italia, in Europa e nel Mondo. Ho raggiunto il top, ora sta a me non gettare via questa occasione”, fu questo il biglietto da visita di Davids in bianconero. Si presentò così, vinse al primo anno e ai Mondiali in Francia fu uno dei migliori giocatori del torneo con una bellissima Olanda. L’intuizione juventina fu più che azzeccata, un rinforzo vero e proprio nel mercato invernale e non solo un rincalzo. Ventisette presenze (di livello) ed un gol. In sei mesi, molto meglio che in un anno e mezzo al Milan.

Le difficoltà e l’addio - La stagione 1998/99 non nasce nel modo migliore: la Juventus fa fatica, Lippi si dimette a metà stagione. Il rapporto tra Davids e Ancelotti è subito ottimo, ma la squadra non gira e sarà un anno deludente. La stagione successiva i bianconeri perdono lo scudetto a Perugia e in estate l’olandese - nonostante sia forse il migliore dei suoi - esce dall’Europeo in casa proprio contro l’Italia. L’anno dopo, forse, è anche peggiore: compaiono gli occhiali anche in campo a colpa di un glaucoma agli occhi, diventeranno il suo simbolo. Ma il problema non è tanto questo, quanto la positività all’antidoping che gli viene trovata dopo una partita al Friuli contro l’Udinese. Colpa del nandrolone, cinque mesi di squalifica. Quando torna, ritrova Lippi ma la Juventus non ingrana. E tatticamente, la convivenza con Del Piero e Nedved è un bel problema. Lippi lo risolve, Davids ritrova smalto e personalità. La Juventus ritrova lo scudetto in quel 5 maggio 2002 maledetto per i tifosi dell’Inter. L’anno dopo arriva il bis, ma anche la sconfitta in Champions League contro il Milan a Manchester. Sono le ultime pagine in bianconero, perché ad inizio 2004 vola a Barcellona. Per Lippi non aveva più nulla da dare, per i tifosi bianconero sì. Ma l’avventura alla Juventus finì così. Qualche rimpianto, tanti successi. Una storia italiana cambiata in un giorno di dicembre del ’97. Altro che mercato di riparazione, per la Juventus Davids fu un vero e proprio colpo. Da Pitbull olandese a meteora col Milan, fino a consacrarsi campione in bianconero. “Con la Juventus ho imparato a vincere”, disse lui. E rende bene l’idea: 3 scudetti, 2 supercoppe italiane ed un intertoto.

DEJAN STANKOVIC | DA: LAZIO A: INTER DATA: GENNAIO 2004 PREZZO: 4MLN € (+ PANDEV)

 


La storia del Dejan Stankovic giocatore è molto simile a quella del Dejan Stankovic uomo. Coraggioso, mai un briciolo di paura. In campo e fuori. Nei tackle, nella voglia di lottare, nello spirito di sacrificio. E nelle parole, nelle scelte, nelle decisioni prese. E’ uno di quei giocatori che fanno la differenza e che fanno discutere, di quelli che ami se li hai nella tua squadra e li odi se è un avversario. Corsa, grinta, piedi buoni e gran botte dalla distanza. All’arrivo in Italia, giovanissimo, ci mette poco per conquistarsi il centrocampo della Lazio e i suoi tifosi, in 5 stagioni e mezzo colleziona 137 presenze e 22 gol con la maglia bianco-celeste ma soprattutto vince. Vince tanto. E’ la Lazio d’oro di Cragnotti, Stankovic dal ’98 a quel gennaio del 2004 mette in bacheca uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa UEFA. Cinque trofei, quasi sei considerando in parte sua anche la Coppa Italia vinta nel 2004 quando era già andato all’Inter. Perché la storia (vincente) di Deki continua in nerazzurro. Un passaggio che fece scalpore e rumore, che creo discussioni e polemiche. Perché era triangolo d’amore in cui c’era anche la Juventus. Ed è proprio in bianconero che, per un soffio, poteva andare Stankovic. Rewind.

L’estate del 2003 - Bianconero. Anzi, nero su bianco. Perché nell’estate del 2003 Dejan Stankovic firma un contratto con la Juventus. E’ ancora un giocatore della Lazio, ma va a scadenza a giugno 2004 e il centrocampista serbo trova l’accordo con i bianconeri (trascritto poi sui “vecchi moduli”) per trasferirsi a Torino dal 1 luglio del 2004, appunto. Ma non è così semplice, perché Moggi insiste che la Lazio è d’accordo con il trasferimento di Deki mentre i biancocelesti smentiscono corroborando la propria tesi con l’assenza di una firma di qualsiasi loro dirigente sul contratto siglato invece da Stankovic e da Bettega. Sono giorni di tensione, poi a fine estate la svolta: il giocatore scrive alla Juventus annullando l’accordo già firmato e il 29 agosto del 2003 la Lazio chiude con l’Inter per il passaggio immediato di Stankovic in nerazzurro. Si risolve così? No, altro colpo di scena. Datato 30 agosto 2003: appena 24 ore dopo e la Lazio, forse per motivi di politica calcistica, blocca la cessione del serbo che rimane a Roma. Almeno altri sei mesi, mentre la Juventus è pronta a far battaglia per quel contratto prima firmato e poi annullato da Stankovic. Moggi vorrebbe la squalifica del centrocampista biancoceleste, ma questa porterebbe anche alla squalifica di Bettega visto che il dirigente bianconero aveva contatto un giocatore sotto contratto in tempi non consentiti. La Procura federale aprirà un’indagine, ma la Juve non è nel futuro di Stankovic.

Gennaio 2004, l’inizio di una storia vincente - Il matrimonio s’ha da fare. Era sfumato in estate, ma a gennaio tra l’Inter e Stankovic scoppia di nuovo l’amore. Spinto da Mancini e da Mihajlovic che nei mesi successivi lo avrebbero raggiunto, Deki è pronto a dire (finalmente e di nuovo) sì ai nerazzurri. La storia con la Lazio è al capolinea, lo si capisce già il 21 gennaio dopo il gol segnato al Parma in Coppa Italia. Dopo la partita, ha gli occhi lucidi e le parole preannunciano un addio che sarebbe arrivato di lì a poco. In estate la Lazio poteva incassare quasi 30 milioni di euro, a gennaio si deve accontentare di molto meno. Anche perché dal 1 febbraio Stankovic potrebbe accordarsi con qualsiasi club per trasferirsi a giugno a parametro zero, ma l’Inter di Moratti lo vuole subito e cerca un accordo con i biancocelesti. Lo trovano: 4 milioni di euro più il cartellino di Goran Pandev, praticamente un affare. A Formello ci mettono poco per rimpiangerlo, per tutti Dejan era la bandiera del dopo-Nesta ma una squadra ridimensionata dalla crisi societaria lo convinse a scegliere Milano. E l’Inter, come già aveva fatto in estate. In nerazzurro scrive la storia: gioca quasi dieci stagioni, vince 5 scudetti, 4 Coppa Italia, 4 Supercoppa Italiana oltre alla Champions nell’anno magico del triplete interista con Mourinho. Si aggiunge anche un Mondiale per club diventando uno dei giocatori più vincenti della storia dell’Inter. Si ritira, diventa vice di Stramaccioni all’Udinese e poi tornerà all’Inter da club manager. Prima di un nuovo addio. Quello che poteva essere soltanto un “rinforzo” del mercato di gennaio, è diventato un’icona della storia nerazzurra. Disse di nuovo “no” alla Juventus quando i bianconeri ci riprovarono nell’estate del 2008. Il suo destino, ormai, era all’Inter. Quattro milioni di euro nel mercato di riparazione per riscrivere una carriera da vincente.

MARIO BALOTELLI | DA: MANCHESTER CITY A: MILAN DATA: GENNAIO 2013 PREZZO: 20MLN € (+3MLN € DI BONUS)

 
 


Tutto il mondo di Mario. Super Mario. O Balo. Insomma, tutto il suo mondo: quello di Mario Balotelli. Per raccontarlo, non basterebbero un libro o un film. Enfant prodige, talento innato esploso prestissimo in nerazzurro. Problemi, difficoltà. Genio e sregolatezza. L’avversario numero 1 di Balotelli è sempre stato se stesso. Nato a Palermo da immigrati ghanesi, affidato poi ad una famiglia italiana per le difficoltà economiche dei genitori ed i problemi di salute che lo avevano costretto ad operarsi più volte all’intestino quando non aveva neppure due anni. A 18 diventa italiano, ma in Serie A aveva già esordito. Sportivo, da sempre. Calcio, karate, atletica, nuoto, judo e pallacanestro: ha fatto di tutto. Col pallone tra i piedi però si capisce che è un talento, uno di quelli che può sfondare. Si prende l’Inter, la Nazionale Italiana, perfino la copertina del TIME nel 2012. Mario è così, capace di far discutere in campo e fuori. Ma anche di essere decisivo come pochi o impalpabile al punto quasi da irritare. Da piccolo lo volevano tutti: Atalanta, Brescia, Chievo e Verona. Lui nel 2001 sceglie il Lumeazane, pochi anni dopo passò in nerazzurro. A Mancini deve il decollo, l’allenatore che lo lanciò all’Inter se lo portò anche in Inghilterra. Manchester, sponda City. Riporta il titolo di Premier all’Etihad prima di maturare la voglia di tornare in Italia. Dopo un Europeo da protagonista, i tempi sono pronti. E c’è la sua squadra del cuore ad attenderlo.

Gennaio 2013: Balo is back - E’ il colpo di quel mercato, il botto a sorpresa che nei minuti finali il Milan regala ad Allegri. La maglia rossonera l’aveva già indossata: era il 2010, Balotelli riceve il Tapiro d’Oro di Striscia la Notizia e su invito del giornalista Valerio Staffelli indossa la maglia del Milan. Del suo Milan, perché nonostante il passato in nerazzurro la squadra del cuore di Mario è l’altra milanese. Da sempre. La sensazione che prima o poi potesse andare al Milan era concreta, l’operazione però non fu semplicissima. Era nell’aria da giorni, ma l’annuncio arrivò soltanto a poche ore dalla chiusura di quel mercato invernale. 29 gennaio 2013, su Milan Channel il club rossonero comunica di aver raggiunto l’accordo con il Manchester City per la cessione di Balotelli e, quindi, per il suo ritorno in Italia. Appena 15 giorni prima, Berlusconi in un’intervista ad una tv locale lo aveva definito una “mela marcia”. E poco dopo Galliani aveva spento ogni entusiasmo definendo l’operazione impossibile al 99,5%. Pre-tattica, strategia. Scaramanzia. Un sms di Balotelli agli amici (“Sto tornando”) ne preannunciava il ritorno, i 20 milioni di euro (più tre di bonus) versati dal Milan nelle casse del Manchester City fecero il resto. Volo per Milano, visite mediche e firme in via Turati. Contratto di 4 anni e mezzo fino al 30 giugno del 2017, ingaggio ridotto pur di vestire la maglia rossonera. Quella dei suoi sogni, quella per cui rinunciò a quasi 1,5 milioni di euro l’anno. Colpaccio in extremis del Milan, la stagione rossonera - con Balotelli in campo - prese un’altra piega. “Balo is back”, titolò la Gazzetta dello Sport. Era l’inizio di una nuova storia d’amore, nata a gennaio.

La Champions League, il declino ed il ritorno - Sei mesi da fuoriclasse, così Balotelli cambiò la stagione del Milan. Fu l’uomo in più della rincorsa Champions della squadra di Allegri sulla Fiorentina di Montella. Esordio col botto: doppietta a San Siro contro l’Udinese. Erano i primi gol di quelli che alla fine saranno 12 in 13 partite: media-super che spinse e trascinò i rossoneri in Champions League all’ultima giornata superando la Fiorentina in extremis e prendendosi il terzo posto. L’anno successivo, Mario segnò meno: “solo” 14 gol in 30 presenze. E in estate arrivò il Liverpool a bussare alle porte del Milan per riportarlo in Premier League. La seconda vita in Inghilterra non andò come la prima Balotelli ai Reds brillò poco. Fu quasi un flop, tanto che sarà di nuovo il Milan a provare a rilanciarlo riportandolo esattamente un anno dopo (il 27 agosto 2015) in Italia. Ma anche qui, le cose non vanno come sperato: di mezzo si mette una brutta pubalgia che lo tiene bloccato a lungo, chiuderà con 23 presenze e appena 3 gol di cui soltanto uno in Serie A. Il Balo rossonero 2-0 non funziona, ma i colori resteranno gli stessi. Ora segna e trascina il Nizza. Chissà che, a gennaio, non possa muoversi di nuovo. Anche se questa volta non sarebbe il Milan a rilanciarlo, quasi sicuramente. Non come in quel gennaio del 2013 quando Balotelli da rinforzo si trasformò in trascinatore. A dimostrazione del fatto che non è sempre, soltanto, un mercato di riparazione.

RADJA NAINGGOLAN | DA: CAGLIARI A: ROMA DATA: GENNAIO 2014 PREZZO: PRESTITO DA 3MLN € CON RISCATTO DELLA META’ PER 6MLN €

 


Leader, trascinatore, protagonista. Guerriero. Radja Nainggolan e la Roma, una storia d’amore che compie tre anni e che sembra destinata a durare ancora. Il belga è un idolo dei tifosi, un pupillo della società e - forse - il soldato preferito di Spalletti. Fa più ruoli, trascina la squadra quando i ritmi calano, sa cambiare le partite con una giocata. Offensiva, o difensiva. A volte basta un tackle per infiammare l’Olimpico, i suoi sussulti sono centrali nel gioco della Roma. Quando arrivò in giallorosso, si capì subito che non poteva essere soltanto un rinforzo invernale. Lo dicevano le sue prestazioni al Cagliari, lo diceva soprattutto l’asta che già a fine dicembre iniziò a scatenarsi per lui. Fece ricco Cellino, ma arricchì anche la Roma. Che la spuntò su Juventus, Napoli e Milan e che si portò a casa quello che adesso è uno dei centrocampisti più forti al mondo.

Tutte pazze per Radja - Una vera e propria asta, il mercato del gennaio del 2014 fu il suo. Radja Nainggolan, protagonista di quella sessione invernale. Un vero e proprio tormentone di fine anno, perché già a metà dicembre il suo nome è una pista caldissima per le big italiane. Le prestazioni con il Cagliari convincevano, gara dopo gara. La Juventus soprattutto, con i bianconeri intenzionati a prenderlo per giugno lasciandolo in Sardegna ancora qualche mese. Ci pensava da tempo anche l’Inter, il 19 dicembre si inserì anche il Milan. Tentativo di Galliani in prima persona, l’ad rossonero chiamò Cellino proponendo un prestito oneroso con diritto di riscatto. Profilo quasi ideale, per le caratteristiche e per la possibilità di schierarlo anche in Champions. Ma era soltanto l’inizio. Due giorni dopo, a Sky Sport, Radja nega le voci di mercato. Sta bene a Cagliari e vorrebbe rimanere: insomma, un grande classico. Nelle stesse ore anche Cellino smentisce la possibilità di perderlo già a gennaio, ma la realtà delle cose racconta che appena 24 ore dopo quelle parole (ed il premio di migliore in campo nella gara contro il Napoli) l’asta è già partita. Il Milan tratta e fa sul serio, Juventus ed Inter osservano interessate. I rossoneri preparano l’operazione, in ballo c’è metà del cartellino di Nainggolan per la quale il Milan offre la metà di Cristante più un conguaglio. Ma la distanza è sulla valutazione del belga: 10 milioni di euro per il Cagliari, molto meno per i rossoneri. Ma si va avanti. In quelle ore ne parla anche l’ad bianconero Marotta, parole di elogio ed un invito ad andare alla Juventus. Il 27 dicembre però si inserisce anche la Roma nella corsa a Nainggolan: Cellino incontra Sabatini, sono i primi contatti di una trattativa destinata a scaldarsi. Il 1 gennaio il Milan è ancora vigile sul belga, Radja resta l’obiettivo numero uno per il centrocampo rossonero. E forse anche per questo la Roma si muove anche su altri obiettivi come Parolo.

Nella calza della Befana - Sembra un duello Roma-Milan, con Galliani che il 3 gennaio rientra dal Brasile e prepara l’assalto a Nainggolan, anche se prima ha bisogno di vendere un big. Sembra un duello, dicevamo. Ma diventa un triangolo, perché nella notte tra il 5 e il 6 gennaio irrompe all’improvviso il Napoli. Ci lavorava in gran segreto da qualche settimana, l’inserimento di quella notte però fu tardivo. Perché poche ore dopo, nella calza della Befana, la Roma trova il sì di Cellino al prestito oneroso (3 milioni di euro) con diritto di riscatto per la metà del cartellino di Nainggolan per 6 milioni di euro. Arriverà anche il sì del giocatore, con l’agente già a Trigoria e lui in arrivo il 7 gennaio per visite mediche e firma. Beffate tutte le altre, fu così che Nainggolan arrivò alla Roma. Una storia di incontri notturni, sondaggi, telefonate, sigarette di Sabatini negli hotel milanesi, tensioni, sorpassi e inserimento. Una storia con un finale giallorosso. E, visto come sta andando, ve la sentite di chiamarlo soltanto un rinforzo invernale? 130 presenze da leader, 17 gol, un rinnovo da firmare e tanti rifiuti ai corteggiamenti delle big. In Italia (Juventus) e all’estero (Chelsea). La storia tra Nainggolan e la Roma non sembra intenzionata a finire.

MOHAMED SALAH | DA: CHELSEA A: FIORENTINA DATA: GENNAIO 2015 PREZZO: PRESTITO A 1MLN €

 


E’ sempre stato il Messi d’Egitto. Soprannome non da poco, anche se talento ed estro a Mohamed Salah non sono mai mancati. In patria è quasi un eroe, in Europa si è fatto conoscere ed apprezzare al Basilea. Ne è diventato leader tecnico in campo al punto da attirare l’interesse del Chelsea. Quindici milioni di euro, quanto “bastò” ai Blues per portarlo in Inghilterra. Ma in Premier non furono certo rose e fiori: 13 presenze e appena 2 gol, un bilancio decisamente “timido” per poter lasciare davvero il segno. Sembra un’era fa, sono passati appena due anni da quel gennaio 2015. Un mercato di riparazione che ha cambiato la storia di Mohamed Salah. E non soltanto la sua.

Lo scetticismo viola - Il nome era stato buttato lì un po' per caso. “Perché non vi prendete Salah?” aveva sussurrato il Chelsea alla Fiorentina. In quelle ore, in quei giorni, in quel mercato di gennaio, i viola stavano per dire addio a Juan Cuadrado. Un addio che sembrava già annunciato in estate (quando il colombiano era ad un passo dal Barcellona) e che si materializzò in inverno. Lo voleva Mourinho, a tutti i costi. Voleva le sue accelerazioni e la sua esplosività per ridare energie ad un Chelsea che puntava il titolo in Premier (poi conquistato a fine stagione), mise sul piatto oltre 30 milioni di euro per convincere la Fiorentina. “Vi prendete anche Salah?”, ripetevano i Blues. L’idea aveva una sua logica: i viola si sarebbero trovati in un attimo il sostituto di Cuadrado ed il Chelsea avrebbe potuto osservare da lontano l’egiziano che, a Firenze, avrebbe sicuramente trovato più spazio. Sono gli ultimi giorni del mercato di gennaio, la frenesia la fa da padrona e - forse anche per la paura di non poter trovare alternative - la Fiorentina si fa convincere. Cuadrado va al Chelsea per quei 30 milioni di euro circa più il prestito oneroso di Mohamed Salah. Un milione ai Blues per averlo sei mesi, nel contratto anche la possibilità di riscattarlo per 15 milioni di euro a fine stagione. Sembra tutto meraviglioso, soprattutto quando l’egiziano in Italia si presenta col botto. Gol all’esordio col Sassuolo, doppietta allo Stadium in Coppa Italia contro la Juventus con una rete da fuoriclasse in un coast-to-coast che a Firenze ancora ricordano. I viola sognano di aver fatto l’affare del secolo perché quei sei mesi di Salah valgono molto più di quei 15 milioni di euro fissati per il riscatto. Nove gol in 26 partite, Momo incanta e conquista Firenze trascinando la Fiorentina anche alla semifinale di Europa League. Ma…

La scrittura privata e il veto di Salah - Non è tutto oro quel che luccica, perché lo scetticismo viola e la frenesia degli ultimi giorni giocarono un brutto scherzo. Già, l’entourage di Salah aveva infatti chiesto una scrittura privata che gli consentisse di opporsi alla possibilità del riscatto del suo cartellino da parte dei viola. Scetticismo della Fiorentina su di lui, dunque, ma anche scetticismo dell’egiziano sulla Fiorentina e sui suoi progetti. Tradotto: vengo, ma a giugno decido anche io se rimanere o meno. E i viola accettarono, anche perché a gennaio non erano convintissimi di lui e soprassederono convinti che non sarebbe stato un problema. E invece a inizio luglio i nodi vengono al pettine. La Fiorentina si muove il riscatto e lo convoca per il ritiro di Moena, lui si oppone e non si presente. Diventa una battaglia legale e di comunicati, quelli della Fiorentina e dell’entourage dell’egiziano che pubblica anche la scrittura privata firmata a gennaio a testimoniare la buona fede di Salah e le sue piene disponibilità. Un vero e proprio diritto di veto. “Per il contratto di ingaggio siglato il 2 febbraio 2015 tra Fiorentina e calciatore non dovrà essere considerato il consenso di Salah alla clausola di prestito siglata tra il club e il Chelsea che consente alla Fiorentina l'opzione di estensione del periodo di prestito e dell'eventuale acquisto a titolo definitivo. Il club non è autorizzato ad esercitare questi diritti senza che il calciatore non esprima in forma scritta la volontà di restare in viola anche per la stagione 2015-2016”, recitava la scrittura privata. E quella volontà, Salah, non l’ha mai espressa. “Mai in Italia”, provò a replicare la Fiorentina, ma Inter e Roma si fiondarono su un’occasione di mercato troppo ghiotta per non suscitare interesse. La spuntarono i giallorossi, il resto è storia attuale. Quello che era davvero soltanto un rincalzo invernale si trasformò in un vero e proprio colpo di gennaio della Fiorentina. E poteva essere anche di più se Salah non si fosse opposto al riscatto. Volete continuare a chiamarlo, semplicemente, un mercato di riparazione?

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