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17 aprile 2017

NBA Harden batte Westbrook, Houston domina con OKC

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Il +31 finale non lascia appello ai Thunder, con Westbrook in serata no pur sfiorando la tripla doppia. Harden fa quello che vuole con 37 punti, ma a fare la differenza sono i 21 di Beverley

Il primo round del duello tra James Harden e Russell Westbrook va alla stella degli Houston Rockets, che stravincono gara-1 di 31 punti (118-87) grazie ai 37 punti, 7 rimbalzi e 9 assist del loro numero 13, che ha fatto la maggior parte dei danni in area dopo aver cominciato la serata con 0/6 da tre (3/11 alla fine). Si tratta della terza vittoria con margine più ampio della storia dei texani ai playoff, un vero e proprio massacro concretizzatosi soprattuto nel terzo quarto, quando i Rockets hanno toccato per la prima volta la doppia cifra di vantaggio, e poi legittimato nell’ultima frazione, vinta per 29 a 13 dopo averla iniziata con 15 lunghezze di vantaggio. Dall’altra parte Westbrook ha vissuto una serata complicata, sfiorando come al solito la tripla doppia (22 punti, 11 rimbalzi e 7 assist) ma con pessima efficienza, colpa di un 6/23 al tiro (3/11 dall’arco) e di ben 9 palle perse per un -25 di plus-minus in 34 minuti di gioco. Oklahoma City ha ceduto soprattutto in quello che si pensava potesse essere un vantaggio nella serie, vale a dire la presenza sotto i tabelloni: Houston ha vinto la lotta a rimbalzo per 56 a 41 contro la miglior squadra a rimbalzo della lega, spadroneggiando con 62 punti nel pitturato (contro i 38 dei Thunder) e nei punti da seconda opportunità (31-4). Numeri che fanno tutta la differenza del mondo in una serata in cui nessuna delle due squadre ha tirato particolarmente bene da tre (10/33 Houston, 9/29 OKC) e in cui a rubare la scena è stato soprattutto Patrick Beverley. L’uomo più odiato a Oklahoma City è stato livellato al terreno da un blocco cieco durissimo di Steven Adams quando il punteggio era sul 64-59 per i Rockets, ma da lì in poi ha dato la carica ai suoi che hanno chiuso il quarto con un parziale di 25-12, finendo la gara come secondo miglior realizzatore di squadra con 21 punti (massimo in carriera ai playoff), 10 rimbalzi, 8/13 al tiro, 4/6 da tre e la solita tenace difesa in 26 minuti sul parquet. “Ha giocato una grandissima gara” ha concesso coach Donovan. “Ha avuto impatto sulla partita con la sua energia, la voglia, le palle vaganti, i rimbalzi offensivi, nel tenere vivo il pallone. È in quelle cose che ha fatto un grande lavoro”.

La partita di James Harden

Troppo poco

Si tratta della prima vittoria ai playoff in quasi 10 anni per Mike D’Antoni, che non assaporava il sapore del successo in post-season dal lontano 27 aprile 2008 (le altre due volte con Knicks e Lakers era sempre stato eliminato in quattro gare). Ciò nonostante, l’ex allenatore dei Suns è stato il primo a gettare acqua sul fuoco: “Non abbiamo fatto niente di straordinario, abbiamo solo protetto il fattore campo. È quello che ci si aspetta da noi. È bello giocare bene e vincere, ma è solo un piccolo passo nel grande schema delle cose. Sono sicuro che torneranno più forti di prima e dovremo farci trovare pronti”. In effetti i Thunder hanno giocato lontani dai loro standard, nonostante un Andre Robertson in serata eccellente al tiro (4/6 dall’arco per 18 punti): è stato più che altro il resto del quintetto a mancare, con Adams, Gibson e Oladipo a combinare per soli 17 punti con 6/22 al tiro. Il centro neozelandese, però, ha puntato il dito soprattutto contro la difesa, la chiave per rimanere in gioco in questa serie: “Siamo stati pessimi nelle letture e nei pick and roll”, ha dichiarato dopo una gara in cui Harden ha continuamente sfruttato i cambi per arrivare indisturbato al ferro. “Siamo stati pura e semplice spazzatura. Dobbiamo rimetterci a studiare a tavolino e trovare un modo di cambiare la situazione prima di gara-2”. Eppure i 30 punti di scarto dopo gara-1 non sono una situazione nuova per OKC, che già lo scorso anno venne brutalmente umiliata da San Antonio nella prima partita di una serie che poi hanno vinto in sei gare. Solo che l’anno scorso c’era Kevin Durant, mentre quest’anno si trova nella baia di Oakland. Riusciranno i Thunder a rimettersi in piedi ancora una volta aggrappandosi alle spalle di Westbrook? “Dobbiamo fare tutti un lavoro migliore” ha dichiarato la stella dei Thunder. “A partire da me”.

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