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Da Phelps a Bati, se la star incontra l’alter ego

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23 lug 2017 - 02:26 35 foto

In occasione della “Shark week”, lo “Squalo di Baltimora” nuoterà in compagnia di un vero squalo bianco. Ma cosa succederebbe se tutti i grandi sportivi si ritrovassero faccia a faccia con il loro soprannome? 

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Per un incontro che avverrà realmente, molti altri rimarranno semplicemente nella fantasia dei tifosi: Phelps se la vedrà con uno squalo, per i faccia a faccia tra Batistuta e il Re Leone, Davids e un pitbull, Kobe e un mamba nero e diversi altri ci pensiamo noi –

Il generico del campione: Teo, cresta alla Belotti
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Tra gli umani si è dimostrato assolutamente inarrivabile e le 28 medaglie olimpiche lo dimostrano. Ma come se la caverà lo “Squalo di Baltimora” alle prese con uno squalo vero? Per trovare risposta a questo interrogativo basterà seguire la “Shark Week” in cui Michael Phelps tornerà in acqua: nessuna corsia e nessuna medaglia da vincere, ad aspettarlo ci sarà una bestia di oltre tre metri –

Il generico del campione: Teo, cresta alla Belotti
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Michal Phelps può incontrare il suo alter ego nell’habitat a loro più congeniale, ma il fuoriclasse americano non è l’unico “squalo” in circolazione. Nel mondo del ciclismo, infatti, lo “squalo” è uno solo e risponde al nome di Vincenzo Nibali. Difficilmente il corridore siciliano affronterà l’oceano, così come altrettanto difficilmente un pesce potrà sfidarlo su una bicicletta, ma gli attacchi in salita di Nibali non hanno nulla da invidiare a quelli di uno squalo che risale dagli abissi per attaccare la sua preda –

Il generico del campione: Teo, cresta alla Belotti
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Anche il calcio non si fa mancare il suo “squalo” che in questo caso è Álvaro Negredo. “El tiburón de Vallecas” è cresciuto nel Real Madrid e, dopo un’esperienza non fortunatissima in Inghilterra, oggi gioca al Valencia. Non si offenda lo spagnolo, ma non ce la siamo sentita di farlo incontrare idealmente con uno squalo bianco, il più spaventoso in assoluto, vista la caratura differente rispetto a Phelps e Nibali –

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Chi invece ha già incontrato il suo alter ego è Radamel Falcao. “El Tigre”, infatti, ha già avuto un faccia a faccia con una tigre vera quando giocava all’Atlético Madrid. Un magnifico felino di 250 chili che ha impaurito anche l’attaccante colombiano. Non inganni la foto: il centravanti ha impiegato diversi minuti prima di autorizzare gli organizzatori dell’incontro ad aprire la gabbia della tigre –

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Sarebbe molto meno pericoloso, invece, l’incontro tra il “Gallo” Belotti e il suo alter ego, anche se è vero che non vanno mai messi due galli in un pollaio. In ogni caso, il centravanti del Torino è più che abituato alle battaglie con i difensori e in un’esibizione di creste non sfigurerebbe –

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Dal "Gallo" Belotti al "Gallo" per eccellenza Danilo Gallinari. Il campione recentemente passato ai Los Angeles Clippers è una delle poche star che può vantare un incontro (assolutamente pacifico) con il suo alter ego -

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Chissà se Leo Messi ha già avuto a che fare con una pulce, magari attraverso Hulk, il suo gigantesco dogo di Bordeaux. Il fuoriclasse argentino per il suo fisico minuto la per la sua capacità di sfuggire agli avversari è da sempre soprannominato proprio “La Pulga” e non crediamo che sarebbe impaurito se dovesse incontrarne una vera –

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Che ne abbia incontrato uno in mare aperto è difficile, più probabilmente ne avrà mangiato qualcuno ma un incontro tra il "Polpo" Paul Pogba e un polipo potrebbe essere già avvenuto -

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Se l’incontro nell’oceano tra Phelps e uno squalo incuriosisce e fa scorrere l’adrenalina anche a chi lo guarda, molto meno emozionante sarebbe il faccia a faccia tra Pato e un papero in un qualsiasi lago. Il centravanti brasiliano è così soprannominato per via del luogo di nascita, Pato Branco, che vuol dire letteralmente “Papero bianco”. L’essersi presentato a San Siro con un paio di scarpe arancioni, proprio come la zampe palmate di un pennuto acquatico, non ha fatto che confermare quanto fosse azzeccato il nomignolo –

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La sua forza e l’inizio del suo cognome hanno fatto sì che Kevin Prince Boateng venisse soprannominato “Il Boa”. Anche se al centrocampista ghanese il coraggio non è mai mancato, difficilmente vorrebbe incontrare un serpente appartenente alla famiglia dei boidi che, sebbene non velenosi, possono raggiungere 12 metri di lunghezza e sarebbero capaci di stritolare un bufalo –

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Sarebbe stato spettacolare, invece, l’incontro alla “Rupe dei Re” tra il Re Leone Mufasa e colui era conosciuto come tale nel mondo del calcio. La chioma, la forza e la ferocia di Gabriel Batistuta hanno marcato un’epoca e, non volendo togliere il trono a Simba, almeno una citazione nei sequel de “Il Re Leone” l’avrebbe meritata –

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Se provassimo a mettere in un recinto Edgar Davids e un pitbull sarebbe difficile capire chi ne uscirebbe. Un incontro che rimarrà soltanto nella fantasia dei tifosi nostalgici visto che l’olandese non “morde” più da diverso tempo e che in realtà i pitbull hanno un’indole aggressiva soltanto se addestrati al combattimento –

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Passo felpato e ferocia a centrocampo hanno contraddistinto la carriera del “Puma” Emerson. Il brasiliano era un calciatore completo anche se, a differenza del puma che raggiunge gli 80 km/h, non era molto veloce. Al giorno d’oggi sarebbe dura per l’ex Juve e Roma competere con uno di questi animali che popolano l’America ma con l’Emerson dei bei tempi… -

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Altro campione, altro felino. “La Pantera” Clarence Seedorf, per eleganza e classe, non avrebbe avuto nulla da invidiare a uno di questi meravigliosi esemplari di leopardo melanico (vero nome di quella che comunemente viene chiamata pantera nera) –

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Sicuramente meno pericoloso un ipotetico faccia a faccia tra Ariel Ortega e il suo alter ego. Il fantasista argentino era soprannominato “El burrito” (l’asinello) e appare molto difficile immaginare artigli, violenza e sangue in un incontro tra un piccoletto di appena 170 centimetri e uno degli animali più pacifici della terra –

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Roma, Bari, Atalanta e tante altre squadre. In pochi le ricorderanno tutte le squadre dove ha giocato ma gli appassionati sapranno sicuramente il soprannome di Sandro “Il Cobra” Tovalieri. Oggi è improbabile che conservi quella velocità e quella capacità di “mordere” mortalmente le difese avversarie ma un confronto con uno dei rettili più letali del pianeta sarebbe comunque tanto interessante quanto inopportuno –

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Uno dei pochi che tutt’ora reggerebbe il confronto con l’alter ego di quand’era in attività è certamente Marco Van Basten. Sì, perché i suoi colleghi non hanno più la forza del Re Leone, l’agilità del Puma o la velocità del Cobra, ma l’ex attaccante del Milan era soprannominato “Il Cigno di Utrecht” per la sua classe e la sua eleganza e quelle, si sa, non si perdono mai –

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La sua stazza e il suo aspetto decisamente trasandato fecero sì che Germán Burgos venisse soprannominato “El Mono” (la scimmia) dai suoi tifosi in argentina. Oggi è il secondo di Simeone all’Atlético Madrid ma il confronto con il suo alter ego, e lo diciamo a bassa voce per paura di ritrovarcelo davanti, è ancora piuttosto attuale –

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Animale del tutto diverso per lo spagnolo Emilio Butragueño. Lui era per tutti “El Buitre”, ovvero l’avvoltoio. Difficile immaginare un faccia a faccia tra il volatile saprofago e l’attuale dirigente del Real Madrid. Eppure il campione deve il suo soprannome proprio alla sua capacità di approfittare della “preda” in difficoltà per insaccare alle spalle del portiere avversario –

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Diverso stile, diversa attitudine e diversa apertura alare per “L’Airone Caracciolo”. Il centravanti del Brescia è da sempre soprannominato così per via del suo fisico longilineo e slanciato che fa “volare” proprio come un airone dopo ogni gol –

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Grazie alla sua divisa tutta nera, che condivideva con un certo Lev Yashin, Fabio Cudicini era soprannominato “Il Ragno nero”. Non sappiamo se nella vita privata il portiere ex Milan sia aracnofobico, ma vista la sua stazza difficilmente avrebbe la peggio se dovesse incontrare il suo alter ego –

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Fuori dal calcio, c’era un altro grandissimo fuoriclasse che aveva un soprannome “animalesco”. Si tratta di Kobe Bryant che per tutti era “Il Mamba nero”. Questo serpente (il più veloce al mondo e tra i più velenosi) è presente in Africa e, nonostante il nome, non è nero ma lo è il suo palato che mostra quando ha intenzione di attaccare. L’ex campione dei Lakers deve questo suo soprannome proprio al fatto che, come il rettile, aveva la capacità di essere letale in un tempo d’azione estremamente ridotto. Tuttavia, sconsigliamo al buon Kobe un incontro con un mamba vero –

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E se l’alter ego del campione non fosse un animale? Sicuramente l’incontro tra Mario Balotelli e Super Mario sarebbe estremamente divertente. Chissà cosa avrebbero da dirsi e cosa farebbero il personaggio dei videogames più famoso al mondo e il Mario più conosciuto dell’universo calcistico –

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Un po’ perché lo ricordava fisicamente, un po’ perché - proprio come il Pluto - Aldair è sempre stato uno fedele e silenzioso, i tifosi della Roma sarebbero molto incuriositi da un faccia a faccia tra il loro ex idolo e uno dei personaggi Disney più famosi. Probabilmente non si direbbero molto ma si scambierebbero la stima reciproca –

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Da un ex Roma a un ex Lazio. Juan Sebastián Verón era (ed è tuttora) soprannominato “La Brujita” ovvero “La Streghetta”. In realtà non c’è nulla che associ direttamente il centrocampista argentino al nomignolo che gli è stato affibbiato se non il fatto che il padre, Juan Ramón, fosse chiamato “La Bruja” quand’era anche lui un calciatore. Chissà, magari se Verón avesse la possibilità di incontrare davvero una strega potrebbe trovare qualcosa in comune che giustificherebbe il suo soprannome –

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Negli anni ’80 e ’90, Walter Zenga era uno dei portieri migliori al mondo ed era soprannominato “L’Uomo Ragno”. Si guadagnò questo appellativo grazie alla sua capacità di volare da un palo all’altro come Spiderman (e senza usare la tela). Se facessero oggi una gara di agilità non ci sarebbe confronto ma qualche decennio fa l’ex portiere dell’Inter avrebbe dato del filo da torcere anche a Peter Parker –

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Dopo un eroe Marvel, ecco quello nato dalla penna di Johnston McCulley: Zorro. Nel mondo del calcio Zorro è semplicemente Zvonimir Boban, ex fantasista del Milan e della nazionale croata. Talento puro con la palla tra i piedi, Zvone è riconosciuto anche come un ottimo giocatore di tennis. Chissà come se la caverebbe con la spada se prendesse lezioni da Don Diego de La Vega –

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Boban ha ereditato la maglia numero dieci del Milan da un altro campione slavo che aveva un soprannome famosissimo: “Il Genio” Dejan Savicevic. Non aveva la lampada ma un sinistro magico e se riuscissero a parlarsi, il montenegrino direbbe al Genio di Aladino che anche lui riusciva ad esaudire i desideri dei tifosi del Milan (e che l’ex portiere del Barcellona Andoni Zubizarreta ne sa qualcosa) –

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Non ce ne vogliano Harry e William d’Inghilterra, né Enzo Francescoli a cui il campione in questione ha “rubato” il soprannome, ma se c’è un “Principe” che i tifosi nerazzurri riconoscono come tale, questo è Diego Alberto Milito. Cosa si direbbero l’ex attaccante dell’Inter e un principe vero? Probabilmente il primo spiegherebbe al secondo come si vince un Triplete segnando in tutte le partite decisive –

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Nel cartone animato Disney la Bestia diventa un umano e sposa Bella nel più classico del “vissero tutti felici e contenti”. Nel calcio, invece, succede l’esatto contrario, ovvero che l’umano Julio Baptista diventa una “Bestia” e spaventa gli avversari con la sua forza fisica. Oggi il brasiliano ha quasi 36 anni ma alle World Sixes di Londra ha dimostrato ampiamente di meritare ancora questo soprannome –

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Di imperatori decaduti ne è piena la Storia dell’antica Roma. Anche negli anni 2000, però, è presente un esempio che ha diversi punti in comune con i vari Cesare, Augusto etc. Si tratta di Adriano, non il successore di Traiano nell’anno 117 ma campione brasiliano soprannominato “l’Imperatore” per via del suo strapotere fisico e tecnico che lo hanno reso – anche se per poco tempo – uno degli attaccanti più forti del mondo. Se oggi l’ex Inter incontrasse un qualsiasi imperatore romano, potrebbero narrarsi a vicenda la propria ascesa e la propria triste caduta –

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Uno pennellava su tela, l’altro sul rettangolo verde. Bernardino di Betto Betti, conosciuto dai più come “Pinturicchio”, ha inconsapevolmente dato il suo soprannome anche ad Alex Del Piero. Sarebbe bello vedere oggi il Pinturicchio vero ritrarre l’ex fuoriclasse della Juventus mentre si esibisce in uno dei “tiri alla Del Piero” –

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In principio fu il cileno Marcelo Salas, poi nel 2007 è arrivato in Italia “El Matador” Edinson Cavani. Da quel giorno è lui che “mata” i portieri avversari e le sue arene sono gli stadi di tutta Europa. Difficilmente vedremo un torero vero con il completino del Paris Saint Germain ma magari sarà proprio Cavani a indossare un Traje de luces e la muleta per rendere onore al suo soprannome –

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Se Cavani, almeno sulla carta, ha la possibilità di incontrare un Matador, risulta un po’ più difficile a Stephan El Shaarawy riuscire a ritrovarsi con un Faraone. A meno che non si accontenti di un sarcofago all’interno di una Piramide –

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