Antonio Rossi a Sky: "Il mondo dello sport va sostenuto dopo l'emergenza coronavirus"

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Il puricampione olimpico, ospite a #CasaSkySport, racconta le emozioni provate vincendo le Olimpiadi da atleta e... da organizzatore. E lancia un appello: "Quando tutto sarà finito, bisognerà trovare un modo per tutelare il mondo dello sport e le persone che ci lavorano". "Come si diventa campioni? Bisogna avere un sogno..."

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"Vivo molto di più la casa, la famiglia, cosa che non facevo da tempo. Adesso i figli mi riconoscono, dicono che sono anche simpatico…". Antonio Rossi ha sempre la battuta pronta e il sorriso dipinto in faccia, e se a #CasaSkySport gli fai incontrare – anche se in collegamento, a distanza, ognuno da casa propria – il grande amico Jury Chechi, si finisce per non riuscire quasi a restare seri.

Aiutare lo sport dopo l'emergenza

Si parla delle loro competizioni in bicicletta, di come si sono conosciuti ed è nata la loro amicizia (“Eravamo a Miss Italia, nel 1996, dopo le Olimpiadi…”), si ride di gusto tra sfottò e battute, dimenticando per qualche minuto l’emergenza coronavirus che ha stravolto le nostre vite. “Purtroppo adesso non faccio tanto sport”, racconta Rossi a proposito della quarantena. "Faccio un po' di pesi, mi alleno sui rulli: quello sì, a differenza di Jury… Per il resto è chiesto a tutti un sacrificio e anche gli sportivi devono dare il buon esempio. Poi, quando tutto sarà finito, bisognerà però trovare una quadra per tutelare il mondo dello sport che copre il 2% del pil nazionale. Penso a tutte le persone che lavorano nell’ambiente, spesso con contratti non tutelanti: è un settore che va incoraggiato, quando tutto ripartirà".

Un sogno da campione

Intanto, è tempo di consigli per chi si prepara all’oro di “domani” e se un bambino gli chiede "come si fa a vincere un oro", ecco che Rossi ha pronta la ricetta: unire sogno e determinazione. "Devi avere un grande sogno", spiega. “Io avevo una grande passione per la canoa, mi piaceva allenarmi, non guardavo al risultato, e un passo alla volta sono arrivato all’Olimpiade. Ma alla base di tutto c’è il sogno, insistere e non pensare che quando va male sia una sconfitta, ma essere determinati a ripartire".

Vincere l'Olimpiade... da organizzatore

"La mia prima medaglia olimpica? È stato il bronzo a Barcellona, importantissima: per me valeva come un oro, mi ha dato grande carica perché volevo tornare sul podio e pensavo già ad Atlanta. Anche perché, una volta tornato a casa, tra i festeggiamenti alcuni amici mi hanno detto che avevo avuto fortuna, e volevo dimostrare loro che non era vero". Un’emozione che Antonio Rossi ha in un certo senso replicato vincendo da organizzatore l’Olimpiade di Milano-Cortina, in qualità di sottosegretario della Regione Lombardia. "Ero molto emozionato quando Bach ha aperto la busta, perché la vittoria non era così scontata… In quella circostanza gli svedesi non avevano giocato così lealmente come fanno di solito sul campo in gara…".

E a proposito di emozioni olimpiche, Antonio Rossi ha avuto la fortuna di vivere anche quella da portabandiera dell’Italia: “Una sensazione unica, la più bella che ho provato nella mia carriera sportiva: motivo per cui il fatto che ora si valuti che possano provarla due persone anziché una sola mi sembra bello”.

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