Diamond League Doha 2019, Semenya vince e rilancia: "Cura farmacologica? Col cavolo!"

Atletica

Lia Capizzi

Caster Semenya domina gli 800 metri a Doha, prima tappa della Diamond League, due giorni dopo aver perso la causa al TAS di Losanna. La sua ultima volta nella gara di cui è campionessa mondiale? "Macché. Nessun essere umano può impedirmi di correre", dichiara al traguardo. Mercoledì prossimo, 8 maggio, entra in vigore la nuova regola IAAF che impone di ridurre i livelli del suo testosterone: "Non mi sottoporrò a nessuna cura medica"

SEMENYA: LA SENTENZA DEL TAS

Un accenno di rabbia. O forse nemmeno quello. Il mazzo di fiori, che spetta alla vincitrice, Caster Semenya lo lancia con veemenza verso le tribune del Khalifa International Stadium di Doha, sembra corrucciata e invece dopo pochi secondi si scioglie nella dolcezza di un sorriso. Le viene incontro Francine Niyonsaba (1’57”75), arrivata seconda al traguardo, la rivale del Burundi che mai come oggi sembra più una sorella. L’abbraccio intenso tra Caster e Francine è molto più di un semplice gesto di rispetto tra due avversarie. Dentro quelle quattro braccia intrecciate c’è la sensibilità di chi si assomiglia. Un mese fa anche la Niyonsaba ha dichiarato di essere come la Semenya, un'atleta con un differente sviluppo sessuale (DSD).
A due giorni dalla storica - e sofferta - sentenza dei tre giudici del TAS di Losanna, la 28enne sudafricana torna in pista con puntati addosso gli occhi del mondo. Sai che novità per lei, sin da piccola è abituata a subire occhiate, battutine, curiosità, per via di quel corpo senza seno, un 46 di piede, muscoli, voce e atteggiamenti mascolini. Ha sfidato la nuova regola della IAAF volta a limitare i livelli di testosterone nelle donne con iperandrogenismo ma non è riuscita a far valere le proprie ragioni.

Il successo sui due giri di pista della campionessa olimpica è netto, mai in discussione, chiude la "sua" gara in 1’54”98, miglior crono mondiale dell’anno e record del meeting, non lontano dal proprio primato personale (1’54”25) stabilito a Parigi lo scorso agosto. Ma qui a Doha sono stati gli ultimi suoi 800 metri? È l’ultima volta che abbiamo visto il dominio della Semenya così come natura l’ha fatta? Sta pensando al ritiro? Il dubbio c’è ma sembra solo un dubbio nostro.
Caster lascia la pista di Doha facendo il gesto del pollice alzato, come a dire: le mie azioni parlano più delle mie parole. Si presenta ai microfoni e con la massima naturalezza commenta la sua vittoria: “Quando una è una campionessa, ecco il risultato”. Et voilà, servito su un piatto d’argento, pardòn d’oro, tutto l’orgoglio della Semenya. C’è pure la grande dignità con la quale sta affrontando quello che è diventato il caso più complesso e complicato nella storia dello sport.

Mercoledì prossimo entra in vigore la nuova regola IAAF sui limiti di testosterone entro i 5 nanomoli per litro. Una regola discriminante, per stessa ammissione del TAS, ma al contempo necessaria per difendere l’equità nello sport femminile. Ridurre (e di molto) un alto livello di testosterone tramite farmaci non è certo una passeggiata di salute, non c’è alcuna sicurezza dei possibili effetti collaterali del corpo, così come non ve ne sono sul conseguente impatto psicologico. La Semenya si è affidata a due squadre di avvocati, una dal Canada e l’altra dal Sudafrica, con loro vuole proseguire la sua battaglia, a loro ha chiesto di scegliere la sede di competenza (Tribunale Federale Svizzero oppure Alta Corte Europeo). Si, ma. Caster, ancora non ci hai detto cosa hai intenzione di fare? Hai intenzione di sottoporti alla cura farmacologica? "Col cavolo! Non ci penso proprio, assolutamente no". E quindi vuoi dire addio al sogno di difendere il tuo oro mondiale tra quattro mesi proprio in questo stadio di Doha? "Lo sport mi ha insegnato a lottare sempre, Dio ha deciso la mia vita. Ancora 10 anni o più di gare nell'atletica". Un sorriso. Un attimo di riflessione. Poi la chiosa: "Nessun essere umano può impedirmi di correre". La sentenza di Caster.

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