Mondiali scherma 2018, sciabola azzurra sul podio: è l'argento della conferma

Scherma

Lia Capizzi

Ai Mondiali di scherma di Wuxi (Cina) l’Italia della sciabola maschile non riesce nell’impresa di battere la strafavorita Corea, 45-39. Gli azzurri dimostrano una continua crescita pensando già all’obiettivo olimpico. A Tokyo 2020 ci sarà pure Aldo Montano? Per il mito della sciabola un futuro tutto da decidere. L’Italia sempre leader del medagliere

TROPPA COREA PER L'ITALIA, ARGENTO NELLA SCIABOLA MASCHILE

Una montagna da scalare. La Corea del Sud nella sciabola è una corazzata, è la dominatrice da due anni a questa parte, ha raccolto quattro successi su cinque in quest'ultima stagione di Coppa del Mondo. Batterla è una missione impossibile già in partenza. Occorre partire da questo assioma, che per definizione non ha bisogno di essere dimostrato, per definire il valore dell'argento conquistato dagli sciabolatori azzurri. "Lo dico sinceramente, fino a ieri avrei fatto la firma per questo argento considerando il nostro girone: ai quarti gli storici rivali della Russia, in semifinale abbiamo eliminato l'Ungheria del super campione Aaron Szilagyi", ammette il più giovane del gruppo Luca Curatoli, che nel giorno della finale mondiale festeggia anche il compleanno, 24 anni. "Poi quando arrivi all'ultimo atto ti balza l'idea di poter vincere. Purtroppo sono stati più forti di noi e l'oro se lo sono meritato. Noi però ci stiamo attrezzando per raggiungerli, ce la faremo". In finale il napoletano è stato uno spettacolo da ammirare, nell'ultimo assalto – chiuso con un parziale di 13-5 - ha sfoggiato una classe cristallina meritandosi gli applausi di tutto il pubblico qui a Wuxi.

Nella costanza dei podi mondiali c'entra pure Gomorra

Un argento con due compleanni, perché oltre a Curatoli anche Luigi Samele festeggia nello stesso giorno i suoi 31 anni. "Mi è piaciuto il termine di Luca: ci stiamo attrezzando. Può diventare il nostro motto" - scherza il foggiano che vive e si allena a Bologna. "L'anno scorso abbiamo vinto il bronzo, qui in Cina siamo saliti su un gradino più alto. Adesso ci manca quello più importante ma onore comunque alla Corea che ha dimostrato di essere più forte". I quattro sciabolatori italiani promettono battaglia per il futuro, non è un caso se prima di ogni assalto si esibiscono in pedana nel rito preso in prestito dalla serie Tv "Gomorra". Curatoli, in quanto napoletano, ha il compito di dare la carica: "Chi cummann c'a?". Di fronte a lui ci sono, abbracciati, Berrè con Montano e Samele. Gli rispondono, urlando: "Nuiè". Cazzimma e progettualità. La pianificazione del CT della sciabola azzurra Giovanni Sirovich è mirata alle prossime olimpiadi a Tokyo, l'obiettivo è riuscire ad alzare un livello che è già molto alto e soprattutto costante: l'Italia non è mai scesa dal podio nelle ultime tre edizioni dei Mondiali. "Siamo una squadra molto forte veramente. Tra due anni vedrete", pronostica il romano Enrico Berrè che a 25 anni sta raggiungendo una maturità agonistica non indifferente, da sfruttare presto anche a livello individuale. "Mi sento pronto, la scherma è uno sport fatto di sensazioni che cambiano in continuazione ma sono fiducioso".

Montano leggenda della scherma con un futuro da decidere

Da vicino se li coccola ma li sgrida pure, li sprona e li sostiene Aldo Montano. Ha il ruolo ufficiale di riserva ma come si fa a definire in una sola parola il peso specifico del livornese? Capitano giocatore, motivatore, chioccia, tra i più riveriti nelle sale del Palazzetto dello Sport di Wuxi, non c’è campione del passato o del presente che non vada a salutarlo, omaggiarlo, con una forma di rispetto che si riserva ad una leggenda della sciabola mondiale. “Aldo è fondamentale per tutti noi ma soprattutto per me che sono il più giovane”, conferma Curatoli. “Una volta chiudeva lui gli assalti, adesso tocca spesso a me anche grazie al suo aiuto. Sapere di averlo alle mie spalle che mi incita o mi consiglia è un valore aggiunto”. Gli fa eco Samele che con Aldo divide la stanza nel ritiro azzurro: “Aldo è un mito nella storia della nostra specialità, per lui parlano i risultati. Non bisogna aggiungere altro. Di sicuro per me è l’amico che in camera mi ruba le infradito…!”. A Roma Enrico Berrè è da una vita che si allena con Montano: “Lo vedo come si prepara, si allena, e capisco ancora meglio perché ha vinto tutto. A quasi 40 anni resta sempre un esempio, ogni giorno, per me”. Lui quasi si emoziona, incassa le parole di stima, sa che quelle dei suoi compagni di squadra sono sincere. “Io non posso far altro che ringraziare, il fatto che mi vedano come un esempio negli allenamenti, che mi valutino per l’atleta che sono, è cio che mi ripaga di più.” . In Italia per la maggioranza dell’opinione pubblica arriva prima il Montano personaggio e, solo dopo, il Montano campionissimo. In realtà è l’esatto contrario, questo è il paradosso di Aldo dentro i confini nazionali. E’ stato un uomo copertina, al centro del gossip, corteggiato da sponsor e televisioni ma i riflettori non hanno mai illuminato a dovere la sua dedizione nel lavoro quotidiano in palestra, ecco la spiegazione più semplice. E’ l’atleta che ogni tecnico sogna di avere, ripetono in coro i membri dello staff azzurro. Al suo 13esimo Mondiale la sensazione è che sia arrivata l’ora di tracciare un bilancio. Potrebbe essere stata questa in terra cinese l’ultima rassegna iridata del 39enne livornese? Si, no, forse. Una risposta chiara e certa al momento non esiste. Solo lui la potrà dare, guardandosi dentro, interrogando se stesso: continuare per cercare di raggiungere il traguardo storico di una quinta Olimpiade a Tokyo o pensare a qualcos’altro? Lo scorso ottobre è stato eletto Presidente della Commissione Atleti della Federazione Internazionale della Scherma, incarico che Aldo prende molto sul serio. Vederlo all’opera in questi giorni a Wuxi, osservarlo in questo nuovo ruolo, provoca una riflessione spontanea: vuoi vedere che farà una carriera da dirigente sportivo di alto livello? Le carte in regola le ha tutte, tra personalità e competenza. La voglia di studiare e l’umiltà di imparare non gli mancano. Di sicuro il carisma di Aldo Montano è merce rarissima, sarebbe uno spreco non sfruttarlo per il futuro.

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