Parla Ettore Messina: “La cosa più importante è definire i ruoli”

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Il C.T. della Nazionale davanti ai microfoni ha parlato a lungo delle sue sensazioni prima dell’ultima estate in azzurro, di cosa serve per creare la giusta squadra e di come si gestisce un “lutto” come quello del pre-olimpico di Torino. “Credo sia necessario discuterne, per capire che si è perso quella partita perché abbiamo commesso degli errori, non per sfortuna o per gli arbitri”

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È un Ettore Messina abbronzato, rilassato e pronto a godersi a pieno l’ultima estate in azzurro (per ora) quello che si è presentato davanti ai microfoni di Sky Sport 24 e dei giornalisti presenti al Media Day della Nazionale italiana negli studi di Milano. “Sinceramente non vedo l’ora di iniziare a lavorare e di avere 40 giorni di allenamenti sul campo davanti. Sono più che contento dei giorni che abbiamo a disposizione per conoscere i ragazzi nuovi e capire come fare la squadra, in che cosa possiamo migliorare per fare un Europeo di livello”. Gli azzurri, dopo il Media Day di oggi, sono partiti alla volta di Folgaria dove si sottoporranno alla prima settimana di allenamenti sotto gli occhi dell’assistente allenatore dei San Antonio Spurs, alla sua ultima panchina azzurra prima dell’abbandono previsto per dopo gli Europei. “Non c’è malinconia per il fatto di lasciare, piuttosto questa opportunità me la voglio godere bene. Vorrei finire con la soddisfazione di fare un buon campionato europeo. Che non significa per forza vincere: come dimostra la nazionale femminile, fare bene può voler dire aver dimostrato di aver giocato come una squadra, di aver suscitato delle emozioni in chi ti stava guardando. La cosa che non è cambiata – e lo abbiamo visto negli ultimi due anni – è che alla gente piace vedere la Nazionale e piacerebbe vedere la Nazionale vincere qualcosa. Non vedo l’ora di cercare con gli altri membri dello staff di non usare male questo tempo, perché non si possono sovra-allenare ma bisogna sfruttare bene i tempi a disposizione, per fare esperimenti e trovare varie combinazioni di giocatori in campo per cercare di capire chi può aiutarci di più”.

La rotazione e i ruoli

Uno dei temi su cui ha calcato di più la mano Messina è quello della rotazione da definire, soprattutto in termini numerici (solo 12 dei 19 convocati faranno parte della squadra per gli Europei), ma ancor di più in termini di ruoli all’interno dello spogliatoio e del campo. “L’ostacolo più grande è arrivare a definire i dodici” ha continuato il C.T., “nella speranza di riuscire a creare una squadra in cui i ruoli siano chiari per tutti, dove chi ha un ruolo teoricamente meno di prima fila sia cosciente che il suo apporto è fondamentale. Dobbiamo cercare di capire chi di questi ragazzi, pur essendo abituati magari ad ampi minutaggi nel proprio club, può darci quello di cui abbiamo bisogno in un minutaggio ristretto. In una Nazionale è sempre la cosa più difficile. Anche per una squadra che fa perno su un gruppo di giocatori abbastanza costante, poi ci sono sempre degli innesti nuovi, o necessità nuove, o cose che si sono venute a creare che rendono diverso l’approccio. Ogni anno si riparte un po’ da zero. L’allenatore deve cercare come sempre di usare bene il tempo a disposizione, ci sarà la possibilità di giocare dodici amichevoli e capire quali combinazioni ci possono dare più garanzie. Sono i giocatori che in 10-12 minuti ti danno tutto quello che hanno che fanno la differenza”. Una rosa dei dodici in cui di sicuro non faranno parte Andrea Bargnani e Alessandro Gentile, due “big” della scorsa estate che non ci saranno per questi Europei per precisa scelta del C.T.: “Ambedue hanno avuto una stagione difficile per ragioni diverse: semplicemente ho pensato che non era il caso per nessuno dei due affrontare un’estate impegnativa come questa. Sono due giocatori importanti, mi auguro che ritrovino la serenità per tornare ai loro livelli” ha dichiarato Messina a Sky Sport 24.

Elaborare il lutto di Torino e andare avanti

Inevitabile però che nelle teste degli azzurri sia rimasta la delusione per il pre-olimpico di Torino e per quella qualificazione sfumata solamente nel supplementare della finale. Messina però ha già avuto a che fare con una squadra che doveva “elaborare un lutto”, i San Antonio Spurs che avevano visto svanire davanti agli occhi un titolo NBA vicinissimo, con i sogni di gloria distrutti dalla tripla del pareggio di Ray Allen in Gara-6 delle Finali 2013. “Gregg Popovich ci fece rivedere tutta la partita al primo giorno di training camp e poi non se ne è più parlato” ha ricordato Messina, che poi non ha cercato giri di parole. “Credo sia necessario discuterne, per capire che si è perso quella partita perché abbiamo commesso degli errori e perché ci sono state cose che potevamo fare meglio. Non è stata né sfortuna, né colpa degli arbitri, né una fantomatica pressione – perché se continuiamo a parlare di pressione non andiamo da nessuna parte. Ci sono state cose di tecnica che non abbiamo fatto bene e dobbiamo essere in grado di farle meglio. Non è facile far finta di nulla e mettersela dietro: affrontarla di nuovo è una legittima necessità a cui non possiamo venire meno”. In Italia, però, come è noto si giudica il lavoro di una squadra solamente dal risultato. “Ma io vivo in America…” ha risposto sorridendo Messina, che ha dribblato anche le domande sull’estate degli Spurs. “Quello che fanno Popovich e R.C. Buford non si valuta, si segue e basta. Alla fine tante volte gli Spurs erano dati in calo o in difficoltà o senza avere le necessarie armi a disposizione e poi hanno fatto sempre delle buone stagioni. Sono assolutamente fiducioso per il prossimo anno”. Il ritorno negli States può attendere, prima c'è un Europeo da affrontare godendoselo fino in fondo.

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