Basket, Serie A: i top e flop a metà stagione

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Pietro Colnago

Tempo di primi bilanci per la Serie A di Basket. La stagione è arrivata a metà, e si possono fare le prime analisi sulle 8 finaliste di Coppa Italia. Tra sorprese, ritorni importanti e delusioni

È al giro di boa, quando il campionato emette i suoi primi verdetti, che si tracciano i primi bilanci accendendo i riflettori sulle otto squadre che hanno conquistato un posto per giocarsi la Coppa Italia. La prima considerazione arriva logica e naturale: è tornata basket City, in tutta la sua pienezza. Bologna mette la Virtus e la Fortitudo in vetrina: i bianconeri ormai hanno dimostrato coi fatti di essere solidi e sportivamente crudeli, come deve essere una squadra che mette nel mirino l’obiettivo più prestigioso. Coach Djordjevic ha messo le chiavi della macchina in mano ai suoi due piloti di fiducia. Markovic è l’uomo d’ordine e di cervello, quello che innesca senza guardare la voce punti segnati sul tabellino, Teodosic si prende con tutto il diritto il titolo virtuale di MVP dell’andata e i suoi 30 punti segnati contro Trento di cui, 14 degli ultimi 16 che sono serviti per vincere la partita sono lì a dimostrarlo. La Fortitudo da neopromossa si fa il più bel regalo dell’anno nuovo. Torna tra le grandi dopo 14 anni di sofferenze e lo fa entrando dalla porta principale, scardinata dalle mani di Sims che è sicuramente il giocatore più sottovalutato di questa prima parte di stagione e poi difesa dall’intelligente consistenza di un Fantinelli cresciuto in personalità e iniziative a da un Aradori che non ha perso il vizio di segnare i canestri che contano nei momenti che contano. Detto di Sassari, Cremona e Brindisi che negli ultimi anni hanno sempre avuto un tavolo prenotato alla festa di febbraio, la sorpresa, in termini di risultati, arriva da Brescia che si presenta al ballo da terza principessa grazie al grande lavoro di coach Esposito che ha lasciato Luca Vitali il volante della macchina per scatenare tutti i cavalli di Abass, non a caso uno dei giocatori più appetiti del mercato invernale. Per ultimo abbiamo lasciato le delusioni: Milano e Venezia. La prima sembra soffrire di quella sindrome strana che l’ha accompagnata negli ultimi anni, alternando momenti di grande entusiasmo a quelli di grande depressione la cui origine non è riuscito ancora a diagnosticare un luminare esperto e di grande reputazione come Ettore Messina. I campioni d’Italia in carica invece hanno agguantato per i capelli l’ultimo posto disponibile non riuscendo mai, in questo girone d’andata, a battere colpi importanti che potessero darle fiducia e consapevolezza di spessore. Ma c’è ancora tutto un girone da giocare e le cose potrebbero cambiare. E di molto.

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