Djordjevic a Sky Sport: "Ora sport in secondo piano. Ecco cosa serve al basket italiano"

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Si parla di basket a Casa Sky Sport con Sasha Djordjevic, allenatore della Virtus Bologna. Un momento delicato nel mondo dello sport: "Ci adeguiamo alle decisioni del governo, è molto più importante tornare alla normalità". Da parte sua un consiglio alla pallacanestro italiana: "Serve alzare la fisicità, già da giovanissimi", ma non solo. E quanti ricordi con il nostro Davide Pessina dei tempi insieme a Milano

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Tanti ospiti a Casa Sky Sport, figure che coinvolgono anche il basket come Sasha Djordjevic. Non servono presentazioni per l’ex giocatore e allenatore serbo, 52enne sulla panchina della Virtus Bologna dopo una carriera che l’ha visto grande protagonista in Italia. Lui che è stato anche un ex Fortitudo, trascorsi che non hanno risparmiato battute in studio dopo la telefonata del nipote di Abele Ferrarini, storico fisioterapista del club. Chi ha condiviso lo spogliatoio con Djordjevic è stato anche il nostro Davide Pessina, suo compagno all’Olimpia Milano tra il 1992 e il 1994: "Abbiamo affrontato lunghissime trasferte insieme, si guardava tutto in lingua originale per imparare l’italiano. E lui ha impiegato davvero poco tempo: dopo un paio di mesi chiedeva se si dice 'vuoi che io vada' o 'vuoi che io vado'. All’inizio doveva fidarsi dei compagni per ottenere i giusti consigli. Quando chiese 'Invece cosa significa?', la risposta scherzosa Not yes but no fece ridere tutti". Tanti ricordi ma anche uno sguardo al presente nel corso dell’intervista alla quale ha partecipato anche Geri De Rosa.

Djordjevic: "Ora lo sport è in secondo piano"

Recentemente lo stesso Djordjevic, a Sky Sport, aveva spiegato come non fosse giusto assegnare il titolo a tavolino in questo momento di crisi sanitaria. Ma proprio il basket aveva fatto bene a fermarsi: "Ovviamente in questo momento lo sport passa in secondo piano. Noi ci adeguiamo dalle decisioni del governo. Lo dicevo dall’inizio senza creare polemiche. È molto più importante tornare alla normalità nel quotidiano, ora è impensabile entrare in un palazzetto e giocare. Si spera di recuperare questa estate. Stiamo aspettando decisioni da parte dell’Eurolega per come finire: tra un mese capiremo se finiremo o meno questa competizione. Spero che i miei ragazzi a casa si stiano allenando". Da ricordare come entro la fine di maggio arriveranno le decisioni per quanto riguarda l’Eurolega (che coinvolge Milano) e l’EuroCup (con Venezia e la stessa Virtus), termini che come ha ricordato Geri De Rosa non vogliono incidere sulla prossima stagione.

La ricetta per migliorare il basket italiano

Un allenatore serbo d’attualità in Italia, lui che in carriera ha giocato in tutta Europa arrivando anche negli Stati Uniti. Non manca quindi l’esperienza per consigliare come migliorare la nostra pallacanestro: "Mi sono impuntato dall’inizio da quando sono tornato qui. La Nazionale ha una grandissima parte nel comunicare tutti gli sport agli italiani. È un mezzo straordinario. Qualsiasi successo e qualsiasi medaglia aiutano a riproporsi in una giusta maniera. Io penso che dal punto di vista di gioco serve alzare la fisicità: da giovanissimi devono entrare in palestra e lavorare sul proprio corpo verso la massima potenzialità. La fisicità è molto importante, non basta solo il talento. Non è solo nel basket. Anche le regole aiutano: i 24 secondi dall’attacco al rimbalzo, tutto è molto legato alla velocità. La preparazione fisica diventa cruciale". Risposta che ha trovato d’accordo anche Pessina: "L’aspetto atletico è sempre più importante. Aggiungo che, come ai livelli di qualche tempo fa, occorre dare importanza e dignità ai settori giovanili. Iniziare a lavorare con preparatori seri quando si tratta dei giovani, dal fisico alla tecnica per renderli competitivi. Ci sono tanti stranieri. Serve più ambizione ai giocatori italiani per provare ad andare in Serie A e guadagnarsi quello spazio. Poi si trova una pressione e una fisicità diversa in Nazionale".

L'importanza della mentalità

Tra le domande degli appassionati non è mancato il riferimento al giocatore più forte allenato da Djordjevic: "Ho la fortuna di aver guidato la Nazionale serba vincendo medaglie. Sicuramente Teodosic è uno dei più forti. Anche Bogdanovic e Jokic, ne abbiamo di quei giocatori. Gallinari certo, da giovane, anche lui". Lo stesso Sasha è tornato sull’appunto precedente di Pessina: "Ha ragione, l’ambizione va sempre portata fino alla fine e alzare l’asticella. Serve anche l’obiettivo vero. Sento tanti giovani dire: 'Il mio sogno è vestire la maglia della Nazionale'. Io dico che è sbagliato: è il primo passo, ma serve vincere con la Nazionale italiana. È diverso". Anche Geri De Rosa è dello stesso avviso: "La mentalità serve da subito. Se sei gregario all’inizio rischi di restarlo per tutta la carriera. Djordjevic con la sua mentalità balcanica può cambiare qualcosa. Questa è stata una delle sue grandi forze". Ed è proprio il carattere a fare la differenza per Djordjevic: "La parte caratteriale è fondamentale e legata alla storia dei popoli balcanici. Nella storia ci difendevamo da chi voleva conquistarci. Nel gioco collettivo con l’attacco vinci la battaglia, ma con la difesa vinci la guerra. E lo stesso vale nel basket. Nelle difficoltà ci appoggiamo l’un l’altro, ci diamo una mano fino al fischio finale".

I ricordi a Milano

Dall’attualità al passato nel corso della chiacchierata in collegamento con Djordjevic: "Nel 1992, appena arrivato Milano, dopo due o tre mesi giocavo male e la società pensò di tagliarmi. Quando sentii durante un allenamento il calore della squadra verso di me, poi non mi sono più fermato. Avevo bisogno della vicinanza dei compagni". Lo ricorda bene Davide Pessina: "Finì la stagione capocannoniere e re degli assist. Si adeguò in fretta. Quando è arrivato lo conoscevamo già dalle Nazionali juniores, poi aveva vinto l’Eurolega con il Partizan. Quando si è adattato alla nostra realtà non si è più fermato". E che dire della Coppa Korac del 1993 vinta contro la Virtus Roma? "Fu una felicità pazzesca, una delle notti più belle della mia carriera. Giocavamo in casa: io non ho vinto molti titoli giocando l’ultima partita in casa, ma fuori. Per questo fu una delle poche con cui festeggiammo insieme ai nostri tifosi". Ma quanto si sente italiano Djordjevic? "Vivo con la mia famiglia a Milano, abbiamo un grande amore per l’Italia. Sono orgogliosamente serbo ma anche un milanese tipico". E in chiusura, insieme a Pessina, si è ricordato quanto siano importanti le discussioni costruttive tra compagni: "L’ego è il nostro avversario più forte nel gioco, ma quando si scontrano i caratteri forti escono le cose migliori. Non vedo l’ora di vedere qualcosa di simile in allenamento con i miei ragazzi. E poi rimangono le vere amicizie".

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