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01 aprile 2018

Chelsea-Tottenham 1-3, Eriksen e una doppietta di Alli completano la rimonta: gol e highlights

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Gli Spurs vincono il derby di Londra contro il Chelsea grazie al gol spettacolare di Eriksen e alla doppietta di Dele Alli che rimontano l'iniziale vantaggio dei Blues, firmato da Morata. Era dal febbraio 1990 che il Tottenham non vinceva allo Stamford Bridge. Per Conte svanisce l'obiettivo Champions, ora a -8

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CHELSEA-TOTTENHAM 1-3

30' Morata (C), 45+1' Eriksen (T), 62' , 66' Alli (T)

Chelsea (3-4-2-1): Caballero; Rudiger, Christensen, Azpilicueta; Moses (82' Giroud), Fabregas, Kanté, Alonso (84' Emerson Palmieri); Hazard, Willian; Morata (88' Hudson-Odoi).

Tottenham (4-2-3-1): Lloris; Trippier, Sanchez, Vertonghen, Davies; Dembelè, Dier (81' Wanyama); Lamela (88' Sissoko), Alli, Eriksen; Son (73' Kane).

Una stagione da dimenticare per Antonio Conte. L’allenatore pugliese festeggia nel peggiore dei modi la Pasqua e incassa la nona sconfitta di questa Premier League, perdendo il derby contro il Tottenham e scivolando a -8 dagli Spurs, quarti in classifica con la possibilità di superare il Liverpool nel match di recupero. 3-1 il risultato finale per la squadra di Pochettino, in difficoltà nel primo tempo, ma brava e fortunata nel trovare il pari nel recupero. Quasi perfetta invece la prestazione nei secondi 45 minuti, con un Dele Alli sugli scudi e letale nel completare la rimonta in appena quattro minuti. Erano 28 anni che il Tottenham non espugnava lo Stamford Bridge, ma questo successo vale tantissimo nell’economia del campionato perché consente alla formazione del nord di Londra di mettere in cassaforte il pass per la prossima Champions League, mentre i rivali in maglia Blues dovranno quasi sicuramente accontentarsi di disputare l’Europa League.

Davanti a uno Stamford Bridge gremito, entrambi gli allenatori devono fare i conti con assenze pesanti. Conte non ha Courtois e si affida a Caballero, con Moses esterno destro di centrocampo, visto l’infortunio di Zappacosta. Pochettino invece non può ancora contare su Kane, convocato e lasciato in panchina, e sceglie Son come terminale offensivo, con Alli, Eriksen e Lamela alle sue spalle. In difesa Alderweireld è ai box, Sanchez agisce al centro con Trippier sulla corsia di destra. La gara si gioca a ritmi altissimi fin dal fischio d’inizio. Le due squadre sono ordinate in campo, molto corte e lasciano poco spazio agli avversari. Servono infatti dieci minuti per assistere alla prima occasione da gol, con Eriksen che calibra un cross perfetto per la testa di Alli, ostacolato al momento della battuta a rete. Il Tottenham fa la partita e ogni tanto concede qualcosa dietro. Il Chelsea non sta a guardare e con i suoi velocisti prova a bucare la difesa degli Spurs. Willian è il primo a costruirsi una chance tra i padroni di casa, con un mancino deviato che impegna Lloris. Situazione simile si presenta qualche minuto dopo, ma questa volta la finalizzazione spetta a Moses che pecca di cattiveria e convinzione nella conclusione, rendendo semplice il compito del portiere francese. È proprio quest’ultimo però a prendersi la scena del derby, in negativo, alla mezz’ora. Moses crossa in mezzo, Lloris buca l’uscita e Morata di testa beffa sia lui che Sanchez portando avanti il Chelsea. Per l’attaccante spagnolo è il settimo gol di testa in Premier.

La squadra di Pochettino ha una buona reazione nell’atteggiamento agonistico, ma fatica a rendersi pericolosa dalle parti di Caballero. Ci prova così Eriksen dalla distanza con uno dei suoi tiri velenosi che il portiere ex City e Malaga neutralizza in due tempi, non senza qualche difficoltà. La retroguardia degli Spurs accusa però qualche momento di blackout e Marcos Alonso per poco non ne approfitta. Nella parte finale di primo tempo infatti l’esterno, fresco di debutto in Nazionale con la Spagna e protagonista all’andata con una doppietta, cerca il raddoppio incrociando il mancino, ma questa volta Lloris non si fa sorprendere. Subito dopo invece cerca l’assist in mezzo per il compagno, ma Sanchez fa muro e tiene in vita i suoi. La prima frazione di gioco sembra pronta a chiudersi con il vantaggio dei Blues, ma al primo dei due minuti di recupero il Tottenham pareggia. Moses perde una brutta palla nella propria metà campo, Eriksen raccoglie la sfera dai 25 metri e senza pressione scarica un destro fantastico, quasi telecomandato, alle spalle di Caballero. Non è ancora finita qui perché Alonso ha di nuovo la possibilità di riportare immediatamente avanti i suoi, ma non inquadra lo specchio della porta da buonissima posizione.

Secondo tempo

In avvio di ripresa l’intensità è ancora molto alta, ma il Tottenham sembra molto più concentrato nel portare a casa la vittoria. Dopo un quarto d’ora di pressing infatti, Son chiama al miracolo Caballero con un sinistro a giro da fuori area. È il preludio al gol, che trova subito dopo Dele Alli. Il trequartista inglese scatta in profondità alle spalle dei difensori del Chelsea, Dier lo pesca con un lancio di 50 metri e Alli in due tempi controlla e infila la palla in rete, completando la rimonta. Willian cerca subito di rimettere le cose a posto, ma quattro giri di lancette dopo è ancora Alli a colpire. Son, sul filo del fuorigioco, penetra sulla fascia destra e si presenta a tu per tu con Caballero. Il portiere argentino salva due volte sull’attaccante, ma non può nulla sulla ribattuta poco fuori l’area piccola del classe ’96 che firma la doppietta, il 3-1 e il 36° centro in Premier League in 100 presenze. Le buone notizie per il Tottenham non finiscono qui. Al 72’ infatti Pochettino concede minutaggio a Harry Kane, al rientro dall’infortunio con due settimane di anticipo rispetto all’ipotesi iniziali. Conte invece non può neanche giocarsi la carta Pedro e non effettua nessun cambio fino all’82’. Il Chelsea non si arrende, ma tutti gli attacchi appaiono molto confusi. Entrano Giroud, Emerson Palmieri e il giovane Hudson-Odoi per cercare di dare un’ultima speranza ai Blues, ma Lloris non corre mai alcun pericolo. Il derby di Londra lo vince il Tottenham che consolida così, probabilmente in maniera definitiva, la qualificazione alla Champions. Per Conte invece nessun pesce d’aprile, ma solo l’ennesima delusione stagionale.

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