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01 novembre 2018

Van der Meyde, una folle parabola discendente tra alcol, cocaina e... zebre in casa

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L'ex esterno interista è tornato su alcuni episodi della sua esperienza inglese all'Everton. Destinazione accettata solo perché il Monaco non gli offriva un giardino per i suoi animali "domestici". E dove pagò la multa più cara della sua carriera

In Italia è ricordato come uno dei grandi bidoni della storia dell’Inter; eppure, il fondo, doveva ancora toccarlo. Vita e opere di Andy van der Meyde, talento olandese proveniente dalla scuola dell’Ajax che i tifosi nerazzurri ricordano soprattutto per un gol, una prodezza al volo nel girone di Champions, in casa dell’Arsenal, che sarà il picco più alto della sua carriera. Dopo quella notte magica, l’inizio della parabola discendente con la parentesi all’Everton in cui darà il peggio di sé, soprattutto fuori dal campo.

Tutta colpa di una zebra

A tornare sul racconto della sua vita, di cui più volte lo stesso van del Meyde ha narrato pazzi episodi nel corso degli anni, è stato Voetbal Primeur, con l’ex ala destra nerazzurra che ha tirato fuori storie di alcol, cocaina, sesso con spogliarelliste e, ovviamente, la vicenda dello “zoo” in casa. Tutta colpa della passione dell’ex moglie per gli animali (non solo cani e gatti, però…), che portò la famiglia van der Meyde a ritrovarsi con 11 cavalli e diversi animali esotici tra cui una zebra nel giardino della sua dimora milanese.

Uno zoo che gli preclude il trasferimento al Monaco, con il club francese pronto a ricoprirlo di soldi ma – trattandosi, “purtroppo”, di Montecarlo – impossibilitato a concedergli qualcosa di più spazioso di un appartamento. Niente giardino, niente contratto, e così van der Meyde accetta l’Everton, trasferendosi a Liverpool, dove guadagna comunque 30mila sterline alla settimana. Sarà l’inizio dei suoi guai, con l’avventura con una spogliarellista che mette fine al suo matrimonio e la dipendenza da alcol, cocaina e pillole per dormire.

"Non gioco? Spero perdiate"

A Liverpool si ritrovò a pagare anche la multa più cara di tutta la sua carriera, 45mila euro per non essersi presentato a un allenamento. “Moyes mi ha odiato: ero andato da qualche parte a bere, il giorno dopo non mi sentivo di allenarmi e sono rimasto a casa; in seguito l’allenatore mi ha comunicato che aveva detratto dal mio stipendio quella somma”. Finito in una spirale da cui è impossibile riemergere, van der Meyde gioca pochissimo e arriva addirittura a sperare che la sua squadra perda: “Il calcio sembra uno sport di squadra ma non è così”, spiega. “Io quando non giocavo speravo che l’Everton perdesse…”.

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